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9.6.09

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - Il mulino solitario

Questo post fa parte del libro di Giovanni Descalzo "Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale"


Poco lontano da Borghetto Vara, circa a metà strada tra La Spezia e Sestri Levante, dove la via Aurelia è più distante dal mare, un ponticello slabbrato con un’edicoletta sacra traversa il rio Pogliasca e ci consente di raggiungere la mulattiera che sale a Cassana.(1)
Di buon mattino, con l’aria fresca e leggermente umida, s’ode nei castagneti che si traversano il rado gocciolio della guazza. È la rugiada che si è deposta sulle cime degli alberi nella notte e che si scioglie coll’alzarsi del sole generando questo lento lacrimare che suona sulle foglie e assume nella vastità del bosco pienezza d’accordi sinfonici, accompagnati solo da lontani uggiolii e legati dallo scorrere svelto dell’acqua che qua e là salta in cascatelle.
Si giunge a un oratorio un po’isolato. Tre vecchi attendono, seduti sul muricciolo, forse l’ora della Messa.
– Quanto occorre per arrivare a Casale?
– In due ore ci si va; con l’aeroplano certo s’impiegherebbe meno!
– Già, ma quaggiù non sarebbe possibile usarlo…!
– Vorrei esserci fra cinquant’anni!
Guardo il vecchietto col suo viso coriaceo e la barba di un bianco ingiallito, meravigliato assai e non posso trattenermi dal tessere un elogio, magari un po’ retorico, alla sua fede nel progresso e al suo spirito che aderisce con tanto entusiasmo a tutte le innovazioni.
– Se dalla Spezia a Genova occorressero venti lire per il treno e cinquanta per l’aeroplano, vorrei andarci in volo. Chissà che impressione!
Il vecchietto vorrebbe sapere che cosa si prova, se si può veder bene, se non prendono le vertigini, ma uno, battezzato appena, onestamente non può rispondergli se non inventando un po’ e tessendo molto sulle fuggevoli impressioni avute.
Sulla facciata dell’oratorio vi è una lapide, povera assai, che ricorda i caduti in guerra. È un rettangolo di marmo, senza fregi né bassorilievi. Vi è di fianco ai nomi lo spazio ovale per accogliere un ritratto.
– Chi doveva essere effigiato in questa lapide?
– Quello che l’ha pagata. Voleva metterci il suo ritratto ma ora è morto anche lui e l’han segnato in fondo.
Lascio i vecchietti senza commentare. Cassana ha in alto una bella chiesa eretta, si direbbe, sulle mura di qualche antico castello; pregevoli affreschi di Erminio Ferrea la decorano con gusto.(2) Come posizione questa chiesa è tra le più felici. Dal campanile si dominano intorno tutte le vallate fino alle lontane cime delle Apuane, del Gottero e delle montagne più elevate della regione. Nel basso, le piane dove si stendono Brugnato e Borghetto Vara, sono visibili in tutta l’estensione e i paesetti montani si distinguono disseminati sulle colline per molte miglia intorno; si segue il corso del fiume Vara e il confluire delle valli che vi sfociano.
Percorrendo il Canale di Cassana ci troviamo in una delle zone tanto più interessanti quanto meno conosciute della Liguria. Molti sanno che esistono le grotte di Cassana, pochissimi le conoscono e rari appassionati hanno tentato di studiarle a fondo. Se penetriamo in qualcuna, curvandoci carponi sulle imboccature ostruite, appena possiamo rialzarci alla meglio, scorgiamo che tutte le stalattiti sono state spezzate rovinandone l’aspetto migliore. Troveremo poi i tronchi di esse sugli embrici, sui tegoli e sulle ardesie dei tetti, messi là non già come pietre decorative, ma semplicemente come sassi per comprimere le coperture delle case contro il vento.
Una curiosità forse unica, certo rarissima, s’incontra seguendo la viottola. Da una fessura lungo la quale anche assottigliandoci inverosimilmente non potremmo penetrare, esce vento o acqua a seconda delle stagioni, alternandosi di sei in sei mesi, per cui in estate passando si sente un soffio d’aria gelida proveniente da chissà quali caverne comunicanti nel grembo della montagna e in inverno si vede un getto d’acqua che raggiunge gorgogliando la valletta sottostante.
Queste grotte sono, all’entrata, sempre ingombre di foglie, sterpi, residui e depositi di scoli, escrementi di animali: tassi, volpi, faine, ecc. A volte i cani dei cacciatori vi si avventurano latrando dietro la selvaggina. Tendendo l’orecchio s’odono sperdersi sino a lontane profondità senza però uscirne mai vittoriosi. In alcune gli scienziati hanno trovato tra le altre cose notevoli un animaluccio i cui organi visivi, atrofizzati dal buio, per generazioni e generazioni, sono resi inutili sino ad essere inesistenti.
Sulle pendici di Cassana sono ben curati i vigneti e ai lati opposti predominano i castagni. Volendo raggiungere Casale e Pignone, seguendo la viottola che segue il rivo potei avere sicure informazioni al mulino, noto in tutta la zona perché il più importante.
Capitare in mattinata a un mulino isolato in fondo alla valle vuol dire a volte sorprendere aspetti di vita campagnola altrimenti ignorati; una ragazza che esce con un sacchetto di farina seguìta da un frugolino che sbocconcella focaccia; una donna che regge in bilico due sacchi sovrapposti; un contadino che attende il suo turno informandosi sull’annata, dopo aver deposto il suo quantitativo di frumento.(3) Intorno sacchi e madie di varie misure e, diffusa ovunque, quella polvere d’ambiente così cara ai vecchi proverbi.
Nell’affacciarmi salutando per chiedere informazioni, vidi il caminetto acceso, invitante, dove chi attende o veglia può riscaldarsi perché in fondo alla valle frescura e umido non mancano mai.
Un aspetto d’ordine insolito, alcune tipiche illustrazioni della Domenica dell’Agricoltore, appese a una parete pulita, e l’aria distinta del giovane mugnaio mi fanno indugiare più del necessario. L’ampia ruota in ferro che riceve la massa d’acqua e aziona le tre macine, ha il diametro di nove metri; le pietre Lafertè, tra le migliori, possono macinare un quantitativo che talvolta, per il grano, raggiunge i cento chili all’ora. In un locale attiguo alcune ingegnose trasmissioni imprimono movimento a una sega, a mole, e a macchine da lavoro che fanno invidia a una ben attrezzata officina.
C’è di che appagare anche la mia vanità in questo solitario mulino. Varie copie del giornale escono da un cassetto e con un certa aria sorniona devo affrontare domande insidiose per non tradirmi, rivolte da questo giovane che, pur sapendo essere perfetto mugnaio, mi ha l’aria di essere anche ben altro.
Per raggiungere Casale buona guida sono le condutture aeree della linea elettrica ad alta tensione che segue da lungi, sulle montagne, la ferrovia, su alti sostegni, in campate ampie che scendono talvolta con curve maestose sopra gli avallamenti, sospese tra colle e colle al disopra dei boschi. S’incontra, dopo qualche tempo, un acciottolato per le slitte e lontano si scorgono poi massi di pregevole marmo rosso-striato, abbandonati. La cava che aveva fatto nutrire tante speranze ai contadini i quali contavano con essa di veder realizzato il desiderio di una strada, è ora inattiva, per cui molti blocchi giacciono attorno, squadrati e regolari, in attesa di qualche buon evento.
Si raggiunge presto un quadrivio e, seguendo la strada più battuta, si arriva a Faggiona. Intorno vigneti e culture varie e sul culmine della collina un gruppetto di case.
Due voci di donna contrattano:
– Sono migliori delle acciughe, sentite – e tuffata la mano in un capace recipiente di latta, estrae una sardina, la divide con l’unghiata maestra delle pescatrici e la mette sotto il naso dell’altra.
– Che profumo! sono freschissime, pigliatevene due chili.
La mia venuta non sconcerta la venditrice.
– Ve ne intendete voi? – e ripete l’operazione sotto il mio naso.
Da buon rivierasco devo convenirne che la merce è ottima. Quell’accidente di pescatrice è, lo direste? una contadina di quella zona tanto lontana dal mare, sposata a un contadino-pescatore di Monterosso, che le vien dietro e dà man forte (quando occorre aggiungere qualche aggettivo superlativo) ma che la lascia caricarsi della latta e la segue da un casolare all’altro con la tranquillità neutra di chi è certo che anche senza il suo intervento le cose andranno bene lo stesso.
Facendo un tratto insieme alla bagarina, che ha già camminato parecchio ma non è punto stanca, vorrebbe sapere perché mai vagabondo solo, senza nemmeno lo schioppo, tra quelle montagne, perché mi reco a Levanto passando per Casale, mentre farei più presto a scendervi per altra via e alle mie risposte evasive che, da buona lavoratrice positiva non la persuadono, mi strizza l’occhio:
– Ho capito, ho capito, sono molti quelli che vengono a cercare moglie quassù; vi sono donne sane…
Non so come protestare pur sentendomi davvero grottesco. Il corifeo fa subito eco:
– Anch’io, vedete? l’ho presa proprio di queste parti.
La buona donna, infatti, ora trae vantaggio dalla conoscenza della montagna e dei montanari. Cammina per tre o quattro ore con un discreto carico di sardine, messe a mollo nella salamoia delle acciughe per dar loro un più grato sapore, e passa da una casa all’altra, fra esse lontanissime, andando a scovare gli assenti anche nei boschi o nei poderi.
Nell’ultimo avvallamento prima di risalire la collina sul versante di Casale, s’incontra una Decauville.(4) Poco lungi è una miniera di manganese che le Ferriere di Voltri mantengono in attività. I binari sono stesi su un piano inclinato, per parecchi chilometri, in modo che i carrelli trasportano facilmente il minerale sino alla strada e, qualche volta, servono anche ai cacciatori quando salgono in comitive, e vi si stipano manovrando essi stessi il freno nelle discese troppo ripide.
Al passo della collina vi è una cappelletta. Un contadino carico di una grossa corba di mele scende anch’esso in paese. Alla congiunzione con la mulattiera che sale da Borghetto Vara, si uniscono due ragazzi. Il primo, dodicenne, ha un grosso sacco sulle spalle; il secondo, assai minore, un grappolo di fiaschi vuoti. La serietà di quei ragazzi la conosco bene, e m’induce subito a interrogarli:
– Da dove vieni con quel sacco?
– Da prendere il pane. Venti chili tutti i giorni.
Il suo passo non è affaticato, benché corra, fra l’andata e il ritorno, da cinque ore.
– Senza di te – aggiungo per celia – a Casale non si mangia.
Non risponde, ma è un fatto che il pane cotidiano per molti lo trasporta lui e se un mattino cascasse o gli succedesse qualche disgrazia, se piovesse a dirotto e il tempo cattivo lo costringesse a tardare, più d’uno si ricorderebbe del ragazzo, magari per rimproverargli la privazione.(5) Ora ha due lire al giorno, ma ha l’aria di essere di quelli che non si contentano.
– È bella Casale?
Con la testa curva sotto il peso del sacco, mi risponde:
– Macché!
Si può già capire che, scendendo sulla provinciale, gli verrà un giorno la nostalgia di seguirla per cui non sarà facile rintracciarlo dopo, come tanti altri, partiti perché sulle loro montagne la vita appare a un tratto troppo dura.

Note:

1 - Nel testo originale è scritto “la Spezia” invece di “La Spezia”.

2 - Erminio Ferrea (Genova, 1872 - 1962) fu pittore acquarellista e decoratore. Dipinse paesaggi e architetture.

3 - “seguìta” è accentato nel testo originale.

4 - La “Decauville” è una ferrovia a scartamento ridotto di facile installazione; il nome deriva dall’inventore, Paul Decauville (1846 - 1922).

5 - Scritto “cotidiano” nel testo originale.


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