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9.6.09

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - Brugnato e il convento degli alveari

Questo post fa parte del libro di Giovanni Descalzo "Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale"


Quasi ai confini tra Liguria e Toscana vi è una diocesi che porta un nome assai lungo: quello di Luni, Sarzana e Brugnato, a cui da qualche anno si è aggiunto: e della Spezia. Soffermarci su Luni così nota per leggende e storie popolari non è nostro compito. Nella vasta pianura, su cui sorgeva, erano, fino ad alcuni lustri or sono, appena visibili i resti di un anfiteatro, forse unica testimonianza della notissima città etrusca che ha lasciato il nome alla regione. Ora campi ubertosi e vigneti avvivano con una vitale opulenza la regione, e case coloniche e fattorie raccolgono l’eredità del nome, sparse nella piana irrigata dalla Magra. Luni, nella realtà attuale, non è quindi che una stazioncina, lungo la ferrovia che porta dalla Spezia a Pisa.
Sarzana, pur nella sua vitalità, ha un che di decadente, che pare voglia preludere a maggior abbandono; ha l’aria di una città tradita il cui passato le sia d’ingombro per risollevarsi a dominare l’avvenire. Ma è soltanto un’impressione passeggera, poiché i suoi figli stanno lavorando attivamente alla rinascita. Dire di questa città brevemente non è possibile, offrendo la sua storia illustre ampia materia per ben più di un succinto articolo.
La Spezia invece è l’ereditiera di Sarzana per le istituzioni civili ed ecclesiastiche, e la città nuova, sorta lo scorso secolo, non vincolata a nessun passato, tesa con tutte le sue forze vergini alle conquiste d’ogni giorno, con giovanile esuberanza, è l’espressione della vita nuova contemporanea, in cui elementi meccanici subentrano ad integrare la nostra complessa esistenza moderna, ed anche nella sua popolazione, le promiscuità regionali, recano lieviti vigorosi che le danno un tono di sincerità e spregiudicatezza veramente moderna.
Del lungo nome della diocesi, resta ora da vedere Brugnato su cui ci soffermiamo. Sebbene antica sede vescovile, non fu forse mai una città veramente importante, ma ebbe nel corso dei secoli la sua notorietà e contò, nel novero delle podestarie liguri, per la sua posizione quasi di confine e per aver saputo frenare le scorrerie dei Malaspina nel suo territorio, mantenendosi legata a Genova sin dal 1133. Brugnato è situata sulla strada che da Sestri Levante discende alla Spezia a una ventina di chilometri da quest’ultima. Non è sulla Via Aurelia attuale e vi si giunge con un breve braccio da Borghetto Vara, il borgo civettuolo che cerca di accentrare, come punto più importante, l’attività di questo tronco stradale.
La sua posizione è in pianura tutto intorno vi sono colline; appare coi suoi tegoli rossi e grommati, con una dignitosa impronta di vetustà, appena la strada svolta sul fiume Vara in un’ampia, bellissima vallata. Sulla testata del lungo ponte irregolare ci si ferma sorpresi a considerare la bellezza del luogo, imponente bellezza che si fa ammirare per i contrasti stessi che offre tra la verginità selvaggia della natura e la decrepitezza di certe impronte umane.
Il castello di Bozzolo, divenuto paesotto, sulla groppa della collina domina la visione circostante. In fondo alla vallata, dove il Vara piega in un’ansa, si erge l’ardito gruppo di case della Cornice, quasi in bilico su un cocuzzolo di monte a strapiombo sul vallone. Quel paese aggrappato alla vetta pare appuntellato tenacemente e si pensa che affacciandosi dalle finestre di quelle casupole si debba essere presi dalle vertigini. Il Vara, nel suo alveo ampio, ospita verdi cespugli folti di vetrici e di giunchi, e anima perennemente un corso d’acqua che sotto il ponte forma un laghetto assai ampio e profondo così da offrire un’eventuale illusione di lido per bagnature.
Subito dopo il ponte, ecco l’importante convento dei Padri Passionisti. Per quest’ordine è uno dei più notevoli e vi soggiornano gli studenti che si iniziano alla vita monastica. È isolato e silenzioso come tutti i cenobi, e pare custodisca nella quiete le memorie del passato, ché altrimenti il tempo sperderebbe. Vigila sul cimitero che è a lato della chiesina e sulle case che si aggruppano in basso, come a proteggerle e prevenirle contro ogni male, simbolo ed espressione di quella provvidenza che assiste i morti ed i vivi integrando il concetto della fede, che li unisce.
Se si bussa al convento e si chiede di Padre Enrico o di Padre Bonaventura o di altri, si è ammessi alla visita. Padre Enrico narra la storia delle missioni dell’ordine, le sue glorie e non trascura i pregi e i tesori della casa. Introduce nella biblioteca ove tutte le pareti sono coperte da dorsi giallognoli di vecchia pergamena e dove l’alito dei libri antichi è costante e seduce subito noi, innamorati delle voci eterne, che vorremmo aprirli tutti e chiuderci a indagare e a conoscere i misteri della vita trascorsa. Vi sono i libri di cui i monaci sono gelosi, riposti a parte, che si offrono solo ai visitatori di fiducia: preziosi incunaboli, libri miniati e vecchie stampe in pallide litografie.
Padre Bonaventura ha un suo regno diverso dove è sovrano e dove ci trasporta con le sue storie che hanno sapore più leggendario che scientifico. Nel giardino cura oltre cinquanta alveari col sistema più razionale. Di queste prodigiose famiglie egli conosce ogni segreto e veglia alla loro protezione contro i rapaci calabroni e contro tutti gli insidiatori parassiti. Il miele depura in un ben attrezzato laboratorio e non è difficile averne un vasetto che trasporta con noi più a lungo l’aroma particolare che si respira nel chiostro.
Brugnato, nelle sue brevi strade irregolari, ha un’aria di compostezza e di gravità come tutto ciò che non è sorto improvvisamente, ma che il tempo, con lentezza e sapienza ha stratificato consolidando ogni cosa di secolo in secolo. Qualche edificio pregevole si ammira tra le casupole e soprattutto bei portali in arenaria, grigio – neri, rivelano un fasto che non ha più seguito. Qua e là rimangono simboli araldici di antiche famiglie, forse emigrate nel medioevo per sfuggire alle lotte di comune e rimaste a costituire la nobiltà del borgo ospitale.
L’antichissima chiesina ha il titolo di Cattedrale. In origine fu certamente a una sola navata, ma in seguito ne fu aggiunta un’altra a destra. I rifacimenti e le deturpazioni ne nascondono la primitiva bellezza; solo l’abside si può ancora ammirare, tutto in pietra. In una colonna, tolto sapientemente l’intonaco, appare una pittura che ha caratteristiche bizantine. Alcune cappelle barocche stonano in quell’ambiente severo, fatto più dignitoso dal nostro pensiero che lo fa sorgere nei primi secoli del cristianesimo, quando non era unito all’idea della fede nessun vano orpello.
Un libriccino ci erudisce sul passato di questa terra narrando la storia della sua antichissima Badìa, da cui ha origine appunto la dignità vescovile. Il severo palazzo della Curia, col suo chiostro, richiamandoci alla mente le costruzioni conventuali, ci fa supporre che appunto lì debba aver avuto sede la Badia.
Il libriccino, nelle sue dissertazioni storiche, che fanno risalire i documenti al 565 per le conquiste di C. Flaminio, tirando in ballo anche Tito Livio, ci dà però utili ragguagli su altri avvenimenti, più certi e più plausibili, sulla dominazione longobarda, provando come, già prima di Liutprando che la colmò di privilegi, l’antica Badia avesse notevole importanza. Papi, imperatori e re prodigarono favori e concessioni al convento, che ebbe una amplissima giurisdizione, e tuttora i vescovi mantengono i titoli di conte nella loro nomina. Divenne sede vescovile però solo quando Genova, per togliersi alla soggezione di Milano, chiese ed ottenne da Innocenzo II che il suo vescovo fosse elevato alla dignità di Metropolita. La sua sorte da allora fu quella della Repubblica Genovese alla quale restò sempre fedele prodigando utili servigi ed avendone aiuti e protezioni.
L’attuale borgo, fuori delle dirette comunicazioni, pare languire in una vita ristretta a poche attività agricole, ma l’apertura di un nuovo tronco della Via Aurelia che risale il Vara, costeggiandone la riva, e attraversa ai piedi del convento la pianura di Brugnato sfiorando il paese, indubbiamente ridesterà attività nuove e feconde per un più ampio sviluppo in avvenire.


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