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22.12.09

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - La Madonna del sudore

Questo post fa parte del libro di Giovanni Descalzo "Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale"


Per raggiungere questo santuario che nel medio evo ebbe grandissima rinomanza, tanto che prelati e dignitari e persino un imperatore, (Ottone III nel 996) passando per la Liguria furono attratti dalla sua fama e vi convennero in pellegrinaggio, bisogna partire da Monterosso, la prima delle Cinque Terre, incuneata a ridosso del Mesco e raccolta nella sua attiva vita agreste e marinara.
Il pittoresco borgo ha una bella chiesa trecentesca, ma la sua posizione è così infelice che persino i buoni borghigiani pensarono un giorno di mutarla, e si sarebbero accinti all’opera con stanghe e argani se qualche cattivo consigliere non li avesse distolti. Se il tentativo fosse seguìto all’ispirazione, le Cinque Terre avrebbero un notevole primato su quelli del genere, tutti di esclusività americana…
Il Santuario è a 468 metri sul mare e per raggiungerlo bisogna inerpicarsi per una mulattiera che se è assai ben tracciata non manca però di essere ripida al punto che raggiunto il piazzale si condivide l’opinione di chi battezzò “Madonna del sudore” questo Tempio. Approvata l’etimologia di Soviore, però subito dopo ci si appaga del panorama che da solo meritava la faticosa ascesa. Il monticello, un tempo rossiccio, che diede origine al nome del paese, si avvista in fondo con la sua diroccata fortezza che ospita il cimitero e alla quale pare si aggrappi il convento dei Cappuccini, solitario e solatio come tutti i conventi. Su di esso che scoscende verso il mare e le vallette, in origine sorse il borgo, facile a difendersi da ogni sorpresa, in posizione privilegiata nei tempi in cui i rivieraschi dovevano dormire con un solo occhio per prevenire le incursioni dei predoni. Ora torreggia tra le ville e i giardini di Fegina e la distesa grigia dei tetti del paese ove sorge anche una delle case benefiche che la carità del compianto Padre Semeria ha disseminato un po’ ovunque.
Si può giungere assai agevolmente a Soviore anche da Levanto, girando nella valle retrostante e salendo al tipico paesetto di Chiesanuova o accorciando per viottole campestri. Anche su quelle vallate la visione dei borghi e dei piccoli golfi è varia e pittoresca come da ogni altura che sorga su un tratto qualsiasi della Liguria.
L’origine del Santuario di Soviore non si può facilmente stabilire. Bisogna riportarsi alla leggenda di Albereto distrutta da Rotari re dei Longobardi nel 640. La vecchia statua di legno rappresentante la Vergine con Gesù morto tra le braccia, quando Albereto venne distrutta, fu trafugata dai devoti che videro crollare con le loro case anche il tempio nel quale la veneravano. Trucidati o dispersi, gli ultimi abitanti prima di lasciare le loro terre desolate seppellirono la statua senza tramandare il fatto ad altri né rivelare il luogo del nascondiglio. Verso la metà dell’ottavo secolo, cento e più anni dopo l’occultamento, la sacra statua fu ritrovata nel modo miracoloso che lascio narrare ad un devoto sacerdote, non trovando più candide parole, il quale traduce da un vecchio documento latino, in parte corroso:
“Nel passar che facevano molte persone per la strada che vicina si stende al luogo dov’era ascosa la Santa immagine, fu veduta più volte voltare da quel medesimo sito presso una piccola valle, una candida colomba, quale scherzando in diversi giri, andava e tornava or da una parte or da l’altra, or si posava né mostrava aver timore di chi le si faceva da presso; il che diede motivo di meraviglia a molti, che per più giorni osservarono questo fatto, restando quasi attoniti nel veder sempre in quei contorni il vago augello, in guisa che sembrava indicar volesse qualche portento. Presso la piccola valle v’era una casetta fuori di strada, ed in quella entrava la colomba, né quindi si partiva, se pria da qualcuno veduta non fosse: ma ivi un giorno vistala entrare un sacerdote, ansioso di farne preda, inseguilla, e giunto sulla soglia del piccolo tugurio, videla con meraviglia penetrare sotterra, senza che vestigio di apertura in quel sito, pel quale entrò, ne restasse al di fuori: del che reso quasi stupido e della preda cresciutogli il desiderio, cominciò con le mani a cavar la terra molto arrendevole; ma sul bel principio nuovo prodigio il sorprende, e fu un insolito e soave odore che sortiva da quella terra, quale circa un palmo scavata trovò invece della colomba che ardentemente cercava, alcune pietre intagliate, che senza aiuto non gli permettevano seguir più oltre l’impresa; laonde portatosi a casa, il dì seguente tornovvi con due o tre uomini atti al lavoro, quali nello scavare vieppiù crescendogli il meraviglioso odore, finalmente sotto una pietra larga quattro palmi, lunga cinque e alta uno ritrovarono la venerabile statua, che oggi si venera sotto il nome di Soviore”.
Il narratore prosegue numerando i primi miracoli. Chi ritrovò la statua avrebbe voluto recarsela a casa ma non fu possibile, anzi, quando il popolo salì per venerare la Santa Immagine non la rinvenne più nello stesso luogo, bensì sopra un castagno dove, portata in una casa del paese, ritornò facendo comprendere che ivi desiderava che sorgesse il Santuario. Se guardiamo alle leggende di molti altri santuari non ci stupiremo di questa forma di designazione divina circa la località, ed anzi non poche sono le analogie specie nel rinvenimento su piante che ora sono castagni, ora ulivi, ora querce, a seconda dei boschi vicini.
Il Santuario crebbe subito di rinomanza e acquistò privilegi riserbati a pochissimi altri templi. Innocenzo VIII di casa Cibo, genovese, sperimentati i benefici che il culto della Madonna di Soviore elargiva, quando assunse il supremo governo della Chiesa, volle dare una tangibile testimonianza di amore concedendo un’amplissima indulgenza che fu poi confermata da Benedetto XIII, il quale concesse inoltre la partecipazione a tutte le indulgenze che gode la Patriarcale Basilica di San Giovanni Laterano in Roma, riconfermate in seguito da Clemente XII.
Lungo e comunque incompleto risulterebbe l’elenco dei miracoli che il popolo ricorda rinnovando la sua devozione a Maria. Oltre i casi di malattie contagiose, sventure sociali, guerre, pestilenze, calamità, noverate tra le documentazioni in ogni età, dalle lontanissime ai nostri giorni, non mancano quelle particolari, che maggiormente suggestionano la fantasia dei fedeli. Si narra tra l’altro di un ladro il quale, prefissosi di saccheggiare il tesoro del Tempio, “si accoppiò con altri compagni per porre in esecuzione l’empio disegno e nell’ascendere al sacro monte, appena vide da lungi le cime venerabili del Tempio restò cieco; onde ricolmo di sagro orrore e di spavento, si pentì dell’eccesso insieme coi suoi compagni, e rivolgendo i passi, purgato del fatto a pié del confessore, e condotto al Santuario per impetrare dalla Vergine il perdono, ne riportò in premio alla presenza dei sacerdoti e di altre persone, la reintegrazione della perduta vista”.
Tra i fatti che il popolo maggiormente rammenta è ancora la caduta di un fulmine sulla chiesa stipata di fedeli, molti dei quali rimasero feriti ma furono tosto sanati, né rimase loro traccia di cicatrice.
Il Santuario di Soviore si potrebbe definire tipicamente marinaro. Gli ex voto infatti testimoniano ampiamente della devozione di questa categoria di lavoratori e non potrebbe essere altrimenti poiché, prima della strada ferrata, l’unica via di comunicazione era quella del mare.
L’avvenimento che estese anche assai oltre i confini della Liguria la fama del Santuario fu quello dell’Incoronazione, concessa dal Capitolo della Basilica di San Pietro in Vaticano sul pio legato del conte Alessandro Sforza Pallavicini di Milano, consistente in una corona d’oro da porsi sul capo di Maria da parte di un legato del Papa. La Liguria non aveva allora che una immagine distinta con tale privilegio, quella di Nostra Signora del Soccorso, che si venera nella Chiesa Metropolitana di Genova, detta del Soccorso contro gli infedeli pirati, coronata nel 1683.
L’avvenimento, che un cronista del 1738 si diffonde a narrare minutamente nei particolari, indugiando anche sulla coreografia per rilevare l’eccezionale concorso di presuli, di magistrati e di popolo, ammise con pompa solenne il Santuario tra i templi più venerati della cristianità in Liguria.
Ora la chiesina col campanile appiccicato alla facciata, emergente dal folto di una selva si affaccia solitaria sulle marine; ha innanzi un ampio piazzale, è congiunta a un edificio lindo, regolare come un favo, nido di quanti amano salire e soggiornare in una quiete assoluta per trascorrervi ore di riposo e riconquistare energia, serenità e fede.
Il parroco ha progetti arditi. Affacciato alla muraglia che strapiomba sul versante marino, quando espone i suoi progetti vibra tutto di volontà, contando realizzarli presto.
– La strada dovrà passare di là – e traccia con la mano un solco nell’aria verso Chiesanuova – salendo su su per le colline dolcemente, in partenza da Fegina. Con l’automobile ci si potrà arrivare in pochi minuti.
Vorremmo davvero che una strada salisse lungo le pendici delle colline che si affacciano al mare in questa parte della Liguria alquanto negletta, ma auguriamo al buon parroco i soliti pellegrini pii, i gruppi di fedeli che si affaticano sulla mulattiera sudando per giungere ai piedi della Madonna del sudore. Quando vi saranno le automobili, specie nelle sagre affollate, il piazzale diverrà troppo stretto, qualche albergo verrà a far concorrenza all’osteriola che serve ancora vino genuino delle Cinque Terre e, chissà, a fianco dei lindi alveari sorgeranno altri nidi provvisori per pellegrini assai diversi, colombi viaggiatori in cerca di quiete, tanto meglio se protetta da l’ombra di ricordi sacri.




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