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30.12.09

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Indice

Pubblico online su questo sito il volume "Antonio da Noli", dato alle stampe nel 1943 dallo scrittore di Sestri Levante Giovanni Descalzo.

Ecco l'elenco dei capitoli e dei relativi post:

Approdo a Noli
La città dalle 72 torri
La città salva sulle navi
S. Paragorio e la leggenda marinara del Volto Santo
La regina dei Noli, creatrice del... "Time Charter"
Nascita delle "compagnie" guarentigie e privilegi
Antonio da Noli
La gloria del grande Navigatore
Antonio da Noli - Antoniotto Usodimare e Alvise da Cà da Mosto nella luce delle loro imprese
Enrico il Navigatore al cui servizio compì le scoperte Antonio da Noli
Primi ragguagli sulle isole del Capo Verde scoperte da Antonio
Approdo di Colombo alle Capo Verde
Le Isole di Antonio emporio di fiorenti traffici con le Americhe
Importanza attuale delle Isole di Antonio
Appendice



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"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Approdo a Noli

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Non si tratta ormai che d’un attivo centro peschereccio, pure Noli, come certe antiche città di Toscana o dell’Umbria che han racchiuso nella loro cadente cerchia di mura qualcosa del tempo in cui fiorirono, imprigionandovi l’eroico e avventuroso spirito della loro giovinezza lontana, sol che ci appaia da lungi con l’affusto di un’alta torre emergente dal folto delle case o degli ulivi, erta sulla collina o ritta contro il cielo, ci richiama in un baleno a tempi e vicende che senza sforzo riemergono a mobilitare quello che ormai può persino apparire un borgo sonnacchioso e si sente che fu e si conserva ancora autentica città.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - La città dalle 72 torri.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Protetta a libeccio dal suo arcigno capo e riparata alle spalle dalla tramontana, a specchio delle limpide acque dal fondo verde-azzurro, qua e là sassoso o candido di arene, nell’arco della sua marina pare si sia conservata chiusa e austera entro la cerchia murata per indurci a una riposante sosta.
Il Dizionario storico ci rammenta che “Noli fu una delle più considerevoli e delle più floride e ricche che fossero nella riviera, come lo dimostrano le antiche ed alte torri che ancora si vedono e v’erano in maggior numero nei tempi andati; le quali è tradizione che non potevano aver facoltà di alzare se non chi aveva a suo potere una nave di gabbia in mare”.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - La città salva sulle navi.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

“Noli è una terra che somiglia soltanto a se stessa; la virtù dei suoi figli potè quello che appena a noi sembra credibile” scrisse il Torteroli, uno dei primi scrittori che fissò profondamente lo sguardo sul suo passato e ne comprese intero il valore. Se oggi può apparirci soltanto la “solitaria pescatrice” come già la vide Anton Giulio Barrili, per renderle giustizia e capire come potè esprimere dal suo popolo un navigatore che fu nocchiero avveduto e illuminato sulle vie dell’ignoto, e precorse sull’inesplorato oceano chi poi giunse a mietervi maggiori glorie: Antonio da Noli, occorre vedere come dal mare – e soltanto dal mare – traesse con tenace volontà la sua fortuna.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - S. Paragorio e la leggenda marinara del Volto Santo.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

L’esodo marinaro di Noli che forse, sola tra i piccoli centri, si salvò sulle acque entro le proprie navi come in una flotta di bibliche arche dal flagello di Rotari che desolava le riviere distruggendo quasi totalmente ogni segno di civiltà, e potè quindi ricostituirsi in parte – passata l’immane bufera – con maggior rapidità sul lido deserto, ricostruendo senza esitazione i focolari e le torri frantumare, ci riporta all’origine inconfondibilmente marinara di questo popolo.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - La regina dei noli, creatrice del… “Time Charter”

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Una sintesi felice della vita e dello sviluppo seguito dall’antica Repubblica marinara di Noli, è stata tracciata da Gio. Bono Ferrari, il pazientissimo ricercatore delle memorie marinare delle due Riviere, in quel ponderoso volume su “L’epoca eroica della vela”, che si occupa dei Capitani e dei bastimenti di Genova e della Riviera di Ponente nel secolo XIX. A questo volume che coi due precedenti, completa esaurientemente lo studio della marina velica del secolo scorso, dovranno ricorrere tutti coloro che vogliono avere una idea meno vaga di quale fu l’opera delle nostre regionali marinerie, grazie alle quali, l’Italia finalmente unendosi, s’è trovata pronto uno dei più validi strumenti della sua rapida ascesa nel campo internazionale dei traffici mediterranei ed oceanici.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Nascita delle “compagnie” guarentigie e privilegi.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943


Il sorgere delle repubbliche marinare, per cui è stato possibile nel lontano Medio Evo un assestamento sia pure parziale e regionale del nostro paese, si può riassumere con quanto ci ha tramandato il Serra nella sua “Storia antica della Liguria”. Riavutisi i popoli dalle catastrofi provocate dalle barbare invasioni, vi fu chi affidò il governo della cosa pubblica a qualche animoso capo che finì per rendere, con sagacia e avvedutezza, ereditario il potere alla propria famiglia; chi all’illuminata guida dei vescovi con più intenso sentimento religioso, rimise il potere fondendo l’amministrazione civile con quella ecclesiastica e chi infine seppe fare a meno di un capo assoluto e imparò a governarsi liberamente.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Antonio da Noli.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Uno dei migliori capitoli su Antonio da Noli e quello che per la sua esauriente trattazione ci pare il più adatto ad esser riportato per intero, essendo incluso in una pubblicazione che venne alla luce nel 1885, ed è difficilmente trovabile fuori di certe specializzate biblioteche, ci pare quello di Bernardo Gandoglia. La sua monografia storica su “La città di Noli” dalla quale non si può prescindere dovendoci occupare del grande navigatore, che precede la “Storia di Noli” del Canonico Luigi Descalzi, dedicata piuttosto agli avvenimenti religiosi e ampiamente diffusa soprattutto nelle questioni ecclesiastiche, è un raro saggio, per serietà, impegno e stile, di storia locale, anche per l’equilibrio dei giudizi il vaglio severo dei documenti che l’amore, sensibile, per il proprio nido natale, mai tradisce ed altera.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - La gloria del grande Navigatore.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

La prima importante preoccupazione del Gandoglia appare quella di dimostrare che Antonio da Noli, di nazione genovese, come comunemente sempre s’è detto dei liguri, nonostante le asserzioni di taluni storici, era propriamente nativo di Noli. Se dei rivieraschi in genere, di tutti cioè gli abitanti compresi fra il Varo e la Magra s’è detto sempre, specie in antico, genovesi, per l’imperio di Genova e la paternità di opere che legava i popoli del litorale ligustico alla Superba, Noli che, come narra tutta la sua storia, e di proposito abbiamo provato, fu con Genova strettamente unita ed ebbe da lei il titolo di fedelissima perché in nessun tempo e per nessuna calamità si svincolò dal fraterno legame, più che mai appare logico che sia, da lontano, vista come una propaggine della città maggiore.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Antonio da Noli – Antoniotto Usodimare e Alvise da Cà da Mosto nella luce delle loro imprese.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Il Gandoglia, fermo alle considerazioni dei geografi e storici stranieri che cita, e a corto forse di maggiori documentazioni, s’adatta tacitamente a identificare in Antonio da Noli l’Antoniotto Usodimare che con Alvise Cadamosto si trovò sulla stessa rotta del nolese. Amedeo Pescio è di ben altra opinione, e per tutto un capitolo del suo: “I grandi Navigatori Liguri” non risparmia prove per distinguere nettamente queste due figure, assegnando ad ognuna il proprio retaggio di gloria e separandole in maniera da dare a Genova uno dei suoi figli più distinti e a Noli il suo più ilustre cittadino.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Enrico il Navigatore al cui servizio compì le scoperte Antonio da Noli

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Per avere un'idea dell'importanza che ebbe la scoperta delle Isole del Capo Verde basta leggere “Le Histoire della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo” scritte da Ferdinando Colombo suo figlio là dove asserisce: “Venendo dunque a dire le cagioni che mossero l'Ammiraglio (cioè: Cristoforo Colombo) allo scoprimento dell'India, dico che furono tre: cioè fondamenti naturali, autorità di scrittori e indizi di naviganti. E, quanto al primo, che è ragione naturale, dico che egli considerò che tutta l'acqua e la terra dell'universo costituivano e formavano una sfera, che poteva essere da Oriente in Occidente circondata, camminando gli uomini per quella, finchè venissero a star piedi contro piedi gli uni con gli altri in qualsivoglia parte che in opposito si trovasse.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Primi ragguagli sulle isole del Capo Verde scoperte da Antonio.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Nel 1415 i portoghesi si erano fermati al Capo Non, il capo del superstizioso proverbio: “Chi arriva al Capo Non, o torna indietro o non” cioè, o è spacciato. Nostre carte del 1333 – 1351 – 1367 già segnavano il famigerato capo il cui nome è certo genovese. Mercè le carte italiane i portoghesi, sorretti dal Principe navigatore, vanno oltre il Capo di Bojador. Il planisfero della Laurenziana del 1351 dà la forma triangolare all’Africa; è quindi ovvio che, non solo per divinazione, i nostri geografi erano a giorno della sua conformazione.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Approdo di Colombo alle Capo Verde.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943


La descrizione sulle isole del Capo Verde offertaci dal Cadamosto che sappiamo, non lo scopritore, ma piuttosto il relatore di viaggio, ci mostra questo arcipelago deserto e solo popolato dai colombi e dalle testuggini.
A proposito di queste ultime ci ragguaglia il Caddeo che un viaggiatore francese nel 1480, tornando in Europa, diffuse la voce che in una delle Isole del Capo Verde i lebbrosi curavano efficacemente la terribile malattia col semplice uso della loro carne e del loro sangue.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Le Isole di Antonio emporio di fiorenti traffici con le Americhe.

Questo post fa parte del volume "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Chi ci dà più tardi una colorita pittura delle Isole del Capo Verde e una particolareggiata descrizione della vita che vi si è sviluppata e vi si svolge, facendoci comprendere senza sforzo la cresciuta importanza delle isole scoperte da Antonio da Noli negli “ormai, fiorenti traffici con le Americhe”, è Francesco Carletti che vi approda per i suoi commerci nel 1584.
Sotto il ghiotto titolo di “Giro del mondo del buon negriero” ritroviamo, riordinati con ogni cura da Emilio Radius per l’Editore Bompiani, i vecchi Ragionamenti coi quali il mercante fiorentino intratteneva il Granduca, e subito nelle prime pagine apprendiamo come venne voglia al padre, per migliorare le sue condizioni, di mandarlo alle Isole del Capo Verde a comprar mori per le Indie Occidentali.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Importanza attuale delle Isole di Antonio.

Questo post fa parte del romanzo "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943

Il tristo commercio dei negri, dunque, come nell’innocente racconto del Carletti risulta, rese presto opulenti le Isole di Antonio al punto che, per lo scarseggiare dell’oro nero, ma più ancora per la richiesta che ne facevano le Americhe, rigurgitando il porto di navi e di mercanti, il Buon Negriero fu costretto a pagare il doppio la sua merce.
Le pagine del Carletti sono la migliore documentazione – con la confessione del figlio di Cristoforo Colombo – del valore che ebbero per le esplorazioni susseguitesi e per la rapida fioritura dei traffici, le navigazioni e le scoperte di Antonio da Noli.

"Antonio da Noli" di G. Descalzo - Appendice

Questo post fa parte del romanzo "Antonio da Noli" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1943


ESPOSTO DELLA CITTA’ DI NOLI PERCHE’ SIA DATO IL NOME DEL GRANDE NAVIGATORE A UNA UNITA’ DA GUERRA

CITTA’ DI NOLI

N. 555 di Prot. Noli, 5 Aprile 1927 – anno V.

A.S. Ecc. il Presidente del Consiglio dei Ministri
Ministero della Marina
Roma

Oggetto: ANTON DA NOLI (1415-1496) SCOPRITORE DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE

28.12.09

"Al lungo corso" di Giovanni Descalzo - Indice

Pubblico online su questo sito il romanzo marinaro per ragazzi "Al lungo corso", dato alle stampe nel 1943 dallo scrittore di Sestri Levante Giovanni Descalzo.

Ecco l'elenco dei capitoli e dei relativi post:


Prefazione di Giovanni Bitelli
Capitolo 1 - Marinai e navi nel porrto di Newcastle
Capitolo 2 - "New Italy" - vino quasi nostrano
Capitolo 3 - In balia dei mercanti di carne umana
Capitolo 4 - Si cercano marinai
Capitolo 5 - La prima notte
Capitolo 6 - L'odissea di due friulani
Capitolo 7 - Nello Stretto di Bass
Capitolo 8 - In vista dell'Isola del Re
Capitolo 9 - Tempesta e bonaccia
Capitolo 10 - La morte dell'albatro
Capitolo 11 - Un punto sull'orizzonte
Capitolo 12 - La nave misteriosa
Capitolo 13 - Una fuga precipitosa
Capitolo 14 - La gattina dell'isola deserta
Capitolo 15 - Sosta a Nuova Amsterdam
Capitolo 16 - Rimbarco sulla nave perduta
Capitolo 17 - Van Hunk, l'ostinato fumatore di pipa
Capitolo 18 - Città del Capo
Capitolo 19 - Coi pescatori siciliani
Capitolo 20 - Italiani fra Italiani
Capitolo 21 - Interrogatori e scartoffie
Capitolo 22 - Ritorno al lago
Capitolo 23 - Notti disperate
Capitolo 24 - Tristan da Cunha
Capitolo 26 - Il benvenuto di William Peter Green
Capitolo 27 - Le furie di Capitan Penco
Capitolo 28
Capitolo 30 - Il sole e i delfini
Capitolo 31 - Le carte della mamma
Capitolo 32 - Nonno e nipote
Capitolo 32 - Nonno e nipote
Capitolo 33 - I brindisi della fortuna




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"Al lungo corso" di G. Descalzo - Prefazione di G. Bitelli

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Giovanni Descalzo, schietto nativo di Sestri Levante, con lo spirito intraprendente che distingue i Liguri, ha girato mezzo mondo: Americhe, Australia, Malesia, Filippine, Cina, Africa. Il mare è il suo elemento e il suo amore. Anche come scrittore è marinaresco: sbrigativo più che duro, e tuttavia espressivo. I suoi versi, che non son cantafère, nascondono una squisita sensibilità, sdegnosa di apparire commossa.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 1 - Marinai e navi nel porto di Newcastle

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Nessuno s’era ancora accorto di lui, sebbene, da quando i bastimenti italiani erano in porto, non avesse trascurato occasione alcuna per cacciarsi tra i piedi dei naviganti. Nè osava parlare. Soltanto una sera, quando i marinai giunsero alla taverna, accaldati e furibondi, dopo una gara organizzata fra le varie lance di bordo per combattere l’inerzia della sosta, si fece animo e rivolse loro la parola.
E’ stata una prepotenza, non è vero? L’abbiamo vista da terra la barca che vi ha girato addosso per imbrogliarvi i remi!… Gliele avete date sode, però…
E val meglio che aver vinta la gara – completò qualcuno per trovar modo di complimentare egualmente l’equipaggio.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 2 - "New Italy", vino quasi nostrano

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

L’officina impiantata dagli Italiani in uno spiazzo erboso dove il porto diventava canale pigro, s’animava di giorno in giorno. La fucina ardeva quasi ininterrottamente e l’incudine risonava di colpi vibrati che s’udivano lontano. Meccanici non del tutto improvvisati, i marinai foggiavano aguglie, raddrizzavano barre, aggiustavano bozzelli, rappezzavano casse metalliche.
- Giorgio, già che hai tanta buona volontà, sapresti dove trovare un calderone per la pece? I buglioli di bordo sono troppo piccoli… S’ha da fare un lavoro disteso…

27.12.09

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 3 - In balia dei mercanti di carne umana

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Gli Italiani dispersi, ai quali Giorgio aveva alluso nella sua conversazione col capitano, non erano affluiti in Australia per effetto delle consuete normali emigrazioni. Erano invece i superstiti di una delle più drammatiche avventure toccata a un nucleo di ardimentosi colonizzatori al tempo in cui l’Italia lasciava partire i suoi figli alla cieca, permettendo che senza appoggio, senza guida, senza conforto di protezione percorressero le vie del mondo. Attratti dalle mirabolanti promesse di un filibustiere francese, Carlo Bonaventura du Breil, marchese di Rays, come si qualificava, si lasciarono convincere a partire per la Nuova Guinea, dove secondo l’imbonitore, stavano sorgendo nuove colonie.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 4 - Si cercano marinai

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

- Chi ti ha raccontato questi fatti? – chiese il capitano la sera dopo a Giorgio, tornando alla birreria e sedendosi in disparte per aver più libertà di parlare da solo a solo col giovinetto.
Giorgio esitò. Non voleva dire più del già detto. Non voleva tradire il suo segreto. Evitò lo sguardo del capitano e rispose in fretta:
- Mia madre.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 5 - La prima notte

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Giorgio volò dalla calata alla birreria. Felice di partire, s’era fatto leggero di mente e di corpo.
Il congedo dal padrone fu cordiale. Capitan Penco aveva già lavorato il terreno. Anzi quel brontolone, con tenerezza non mai dimostrata prima, gli offrì per viatico una cesta ricolma d’ogni ben di Dio, cui aggiunse – delicatezza invero eccezionale – buon numero di bottiglie di “New Italy” come frangia.
- E’ il tuo vino.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 6 - L'odissea di due friulani

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Un tozzo rimorchiatore, sbuffante e panciuto, prese al guinzaglio il Saturnia, che alzò a poppa il tricolore. Dall’unico veliero italiano ancora in porto e sotto carico fu risposto col saluto alla voce, cui fece seguito un coro festoso.
I marinai erano allegri: finalmente si prendeva il largo!
Al segnale della partenza s’erano come svegliati. Il sopore della lunga sosta, dopo aver corroso il loro entusiasmo, stava minando anche le energie. Ma era bastato staccarsi dalla banchina per vederli rianimati. Si rincorsero, ridendo, come ragazzi, per poi riunirsi a prua, intonando una lieta canzone che risuonò festosa nel porto e fece voltare gli equipaggi delle navi straniere, impazienti di seguirli.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 7 - Nello Stretto di Bass

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Giorgio e i friulani guardavano muti e attenti manovre e mare. Svanita la scìa nera del rimorchiatore e perduta di vista la costa, la nave si spingeva oramai spedita al largo.
- Allegri, giovanotti! – gridò Capitan Penco, sopraggiungendo, ai due friulani. – Non mi state, però, con le mani in mano.
Si volse e fece cenno al nostromo che s’avviava a poppa.
- Consegno a voi questi uomini. Fatene al più presto due marinai. Ce ne sarà bisogno subito nello Stretto di Bass. Teneteli nella vostra guardia e sappiatevi regolare.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 8 - In vista dell'Isola del Re

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Lo Scrivano, dopo ogni giornata di intenso lavoro, aveva l’abitudine di passeggiare in coperta. Giorgio l’accompagnava, e il capitano, occhio alle vele, si associava talvolta all’animata conversazione.
L’ufficiale continuava a descrivere al ragazzo terre e mari, e questi, avido di racconti e già attaccatto alla vita marinara, beveva alle sue labbra.
- L’Isola del Re, che avvisteremo forse uscendo dalla Stretto di Bass, è ancora chiamata l’Isola cimitero dai vecchi naviganti. Ogni nome delle sue scogliere appartiene a una nave naufragata. E, particolare doloroso, il naufragio avveniva proprio al termine della traversata, dopo quattro o cinque mesi di navigazione.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 9 - Tempesta e bonaccia

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

L’altalena era ricominciata assai presto. Uscito dal ridosso dell’isola, il Saturnia s’era impegnato con un susseguirsi ininterrotto di cavalloni sempre più violenti, che non dettero fiato alla guardia. Quando Giorgio, coi mozzi, fece capolino in coperta, quasi non riconobbe la nave.
Un vento gelido, saturo di spruzzi, soffiava uggiolando da prua e fischiava contro gli stralli, tesi come corde sonore. Seguendo l’esempio dei compagni, il ragazzo si rituffò a bassa prua, e ricomparve fasciato stretto in un giacchettone. Per non battere i denti raggiunse il pennese nel gavone ingorgato di vele, contento d’aver lavoro per tutta la giornata.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 10 - La morte dell'albatro

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

- Si può sapere che gusto ci trovi ad arrampicarti ogni sul trinchetto? Ce n’hai da ispezionare, se aspetti di scorgere la terra che sogni!
Capitan Penco badava a non mettere rimproveri nella voce e nelle parole. Era contento del suo mozzo, svelto, volenteroso, che da quando il tempo s’era volto al bello, seguiva appassionato le sue complesse lezioni nautiche, continuate ininterrottamente e invariabilmente dallo Scrivano, il quale si era proposto di trasmettere a quella giovane, vivace intelligenza le proprie disordinate cognizioni.
- Ne farete un dottore, se il viaggio va per le lunghe, - osservava il capitano. – Non raccontategli, però, troppi romanzi. Finirà per credere che gli oceani siano soltanto spazi di sventura, se non troverete, per animarli, che naufragi e piraterie!

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 11 - Un punto sull'orizzonte

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Vi furono di nuovo tre giorni di tempo cattivo. Deviando la nave a sud con forzato bordeggio, s’incontravano talvolta correnti così fredde da doversi imbottire di maglie per resistere all’aperto. La navigazione era però tranquilla. Più tardi, forse, le acque avrebbero potuto essere insidiate da isole erranti di ghiaccio, ma per momento l’inverno australe era ancora lontano.
Nessuno si curava ormai più di Giorgio allorchè, sgattaiolando sulle griselle, spariva in alto a scrutare l’orizzonte. Che cosa lo spingeva lassù dove, tranna una più vasta estensione d’acqua, non si vedeva nulla di più che dalla murata?

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 12 - La nave misteriosa

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Il timoniere franco cominciò a verificare le bandiere dei segnali e a preparare le sagole, appena s’accorse che si virava per un avvicinamento. Giunse il nostromo, voglioso d’impacciarsi lui pure della faccenda, e senz’altro estrasse il nominativo, che mandò al picco prima ancora d’essere a distanza di segnale.
La tavoletta con le bandiere dipinte era in ordine. Il libro del codice – se ci fosse stato bisogno di consultarlo – pronto sul tambugio del cassero.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 13 - Una fuga precipitosa

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Giorgio fu il segretario dello Scrivano nella compilazione dell’accurato inventario.
Esaminando la camera, si capì benissimo che la decisione di abbandonare la nave era stata improvvisa e dovuta al pànico. V’era sul tavolo ancora parte della colazione. Uno dei due letti era rifatto, mentre l’altro, sossopra, mostrava le tracce di un fulmineo risveglio e di una precipitosa fuga. Dai cassetti non erano stati tolti che pochi capi di vestiario: parte della biancheria era ancora stirata e in ordine.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 14 - La gattina dell'isola deserta

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La lancia, ritornata con l’equipaggio di fortuna, portò l’ordine allo Scrivano di assumere il comando del Lady Franklin. “Tenersi a portata di segnali – aveva scritto Capitan Penco – e dirigere, insieme al Saturnia, sull’isolotto di San Paolo, la terra più vicina”.
Dal succinto rapporto del suo ufficiale, il capitano s’era persuaso che l’equipaggio del Lady Franklin doveva aver puntato su quell’isolotto o su Nuova Amsterdam. Conveniva farne ricerca, anche perché sarebbe stato arduo e pericoloso, se non impossibile, dimezzare i già scarsi marinai del Saturnia, proprio sui mari australi e quando la stagione prometteva serie e improvvise sorprese.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 15 - Sosta a Nuova Amsterdam

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Lo Scrivano, giunto coi suoi uomini a bordo del Lady Franklin, trovò il maestro d’ascia furibondo.
- Bell’aiuto, sì, il carpentiere! Eccolo, abbrutito come un marinaio inglese in taverna, ed ecco il suo degno compare…. Appena han sentito l’odore dei liquori sono spariti con la scusa di cercare attrezzi e han manomesso la cambusa.
Ci volle poco ad afferrare il falso tedesco e meno ancora a insaccare il negro, autore del saccheggio e incitatore alla sbornia. Calati nella lancia raggiunsero il Saturnia, dove Capitan Penco li cacciò ai ferri.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 16 - Rimbarco sulla nave perduta

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"


Sul Saturnia sopraggiungevano intanto lo Scrivano e Giorgio che, con due marinai, avevano lasciato il Lady Franklin per prendere ordini.
- Andate a terra, - disse Capitan Penco. Vi porterà il pilota.
Chiamò nella camera l’ufficiale, e gli parlò rapido, disponendo il da fare.
- Capito?
- Perfettamente.
Il Capitano tornò ai naufraghi, mentre lo Scrivano, Giorgio e i due marinai, sulla barca del pilota, raggiungevano la riva.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 17 - Van Hunk, l'ostinato fumatore di pipa

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Col fatalismo proprio dei naviganti, assuefatti a non meravigliarsi nemmeno di ciò che a terra viene considerato miracolo, gli Americani, lieti di ritrovarsi di nuovo sulla loro nave e in mezzo a compagni di fegato, cessarono di sbigottirsi dell’accaduto.
Che era, infine, la fuga precipitosa dopo l’esplosione improvvisa dei boccaporti? Un episodio della loro vita avventurosa e niente più.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 18 - Città del Capo

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"


Capitan Penco non perdette tempo in contemplazioni oziose. Consegnati a bordo gli equipaggi al suo secondo, si portò al comando del porto, dove fu subito ricevuto.
Risulta arrivato lo stato maggiore d’una nave naufragata nei paraggi di Nuova Amsterdam? – chiese, dopo essersi presentato.
- Americani, vero?
- Americani….
- Li troverete al loro consolato.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 19 - Coi pescatori siciliani

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"


Giorgio, tornato a bordo, non vide l’ora di svignarsela un’altra volta. Sul Saturnia e sul Lady Franklin c’era grande animazione: un andirivieni di marinai curiosi, che facevano capannelli anche sulla banchina. Infilò lo scalo dei velieri, corse lungo una darsenetta dove i balenieri norvegesi avevano la loro base, e giunse finalmente al porticciolo dei pescatori siciliani, ove ballonzolavano all’ormeggio flottiglie di gozzi e di latini.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 20 - Italiani fra Italiani

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Quando Giorgio, dopo aver lasciato i Siciliani ad aspettarlo sulla banchina, giunse a bordo, il Saturnia brulicava di curiosi. L’arrivo d’una nave salvatrice d’altra nave dichiarata inghiottita aveva sollevato clamore. C’era sete di romanzesco fra il pubblico.
- Dove ti sei cacciato? – fu lesto a dirgli con un certo tono di scherzoso rimprovero lo Scrivano, appena se lo vide innanzi. – Hai voglia di disertare anche tu? Ti vuole Capitan Penco. Preparati, perchè dobbiamo trovarci insieme al comando del porto.
- Subito?

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 21 - Interrogatori e scartoffie

Questo post fa parte del romanzo per ragazzi di Giovanni Descalzo "Al lungo corso"

Lo Scrivano e Giorgio dovettero aspettare una buona mezz’ora l’arrivo di Capitan Penco, andato a bordo del Lady Franklin per la consegna della nave agli ufficiali americani, i quali ancora stentavano a riconoscerla dopo averla veduta coi loro occhi esplosa e inghiottita.
Scherzi della paura.
Che spaghetto! Non potevano dirlo, nè avrebbero sopportato di sentirselo dire. Ma in verita tutti n’erano convinti.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 22 - Ritorno al largo

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Fra l’approdo e le pratiche della consegna erano intanto trascorsi tre giorni. Capitan Penco s’era fatto impaziente. Mandato un dispaccio a Genova per avvertire del ritardo, non intendeva indugiare ancora. Ma come finirla con la pignoleria delle autorità per la diserzione dei due marinai di fortuna? Inoltre occorreva riempire i vuoti, e nel porto era difficile trovare gente capace disposta a prendere imbarco per l’Europa.
E urgeva partire.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 23 - Notti disperate

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Nella notte, quasi d’improvviso, il Saturnia fu investito da una raffica così violenta da nord, che due vele quadre furono strappate di schianto. Lesti alla manovra i gabbieri assicurarono il resto in un baleno, mentre a fianco del timoniere il secondo impartiva ordini precisi per evitare altre sorprese.
- Ci siamo? – chiese Capitan Penco, sbucando ratto dalla camera dove s’era coricato vestito.
Fatta una rapida ispezione, dati altri ordini ai marinai, visto che sarebbe stato impossibile andar di bolina senza gravi guasti a causa del mare lungo levatosi a ondate sempre più fonde, suggerì:
- Molliamo in poppa, cercando di agguantare appena cede.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 24 - Tristan da Cunha

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Durante tutto il tempo del fortunale, Giorgio era stato quasi dimenticato dall’equipaggio. Si rodeva d’essere considerato un ragazzo anziché un marinaio; e per non sentirsi inutile si accodò ai mozzi. Ma questi, accortisi del suo disagio, lo tollerarono più che tenerlo al loro fianco durante le rapide escursioni in coperta.
Il pennese, contro il quale tentò strusciarsi in cerca d’occupazione, lo mandò al velaio, intento a cucire le ralinghe intorno alle vele strappate dalla prima raffica. Qui potè rendersi utile, sbrogliando cavi e stirando la tela, nel ristretto spazio, perché potesse essere ripassata in ogni ferzo. Ma nel gavone gli sembrava di essere in trappola, fra le picchiate violente e l’altalena a volte vertiginosa del beccheggio.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 25 - I marinai di Capitan Perasso

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Arrestata la corsa, il grande veliero sbattè le vele quasi inerti dondolandosi innanzi al villaggio isolano. Da riva la lancia, varata in fretta, vogava alla lunga e si faceva sotto.
- Che cosa vorrà questa gente? – chiedeva Capitan Penco, come parlasse a se stesso, cercando di nascondere il desiderio, ormai nato anche in lui, di prendere contatto.
- Lo sapete bene: chiederanno fiammiferi, zucchero, farina, tela, se ne abbiamo, e ciò che manca o non si produce nella loro piccola colonia. Offriranno in compenso carne fresca, fors’anche ottimo burro, uova e magari formaggio. Non sono soliti ad elemosinare, e ci tengono al pareggio negli scambi.
E’ gente d’onore.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 26 - Il benvenuto di William Peter Green

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Vecchi marinai, numerose donne morate di diverse età e alcuni bambini aspettavano sulla spiaggia l'arrivo della lancia.
Gli esperti, giunta l'imbarcazione a portata di voce, gridarono consigli provvidenziali, che consentirono un approdo abbastanza facile, nonostante le onde rompessero impetuose sulla sponda poco protetta. Gettato un cavo, l'alaggio fu agevolato da due coppie di buoi lesti al tiro, che non costituirono l'ultima singolarità dell'approdo. Quell'apparecchio s'era dovuto inventare mancando le braccia dei giovani. Quindici dei più robusti erano infatti stati inghiottiti dal mare tempestoso pochi anni prima, mentre con la lancia tentavano di prendere contatto con un veliero.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 27 - Le furie di Capitan Penco

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Lo Scrivano e Giorgio con due soli marinai, guidati da ragazzi e giovinetti, che battevano la viottola agili come caprioli, salirono sopra un terrapieno e si portarono infine sul dente del ciglione che strapiombava nella valletta.
Una distesa di rocce aguzze e sconvolte apparve ai loro sguardi. Procedendo a fatica scopersero tre laghetti cristallini, e giunti dove il primo formava trama di spume a cascatella sulla piana sottostante, si arrestarono. La montagna saliva imponente, trapassando una tenda opaca di nubi immote, che ne nascondevano la cima.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 28

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La nave si scostò lenta dall’isola, entrò nel vento, e, gonfiate le vele, s’allontanò dai paraggi aumentando via via l’andatura. Quando poi il tempo favorevole consentì di mettere al gran lasco, Capitan Penco smontò del tutto il suo forzato corruccio e si fece vedere addirittura sorridente.
Data un’occhiata alle nuove provviste, scherzò col cuoco.
- Ohè, vuoi ridarci carne salata?

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 29 - Pescicani, sargassi e anguille

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Per giorni e giorni, quasi si fossero ripromessi di fargli riguadagnare buona parte del tempo perduto nelle varie soste e nelle deviazioni forzate, i venti soffiarono freschi e propizi per il Saturnia, facendolo presto risalire verso l’equatore.
La vita a bordo s’era assestata nell’armonia consueta dei turni di guardia, e per quanto Giorgio si sforzasse ogni giorno di scrutare dalla coffa l’orizzonte, non gli era dato scorgere che la sconfinata distesa dell’Oceano, sempre più azzurra, sempre più solenne, via via che, sorpassato il tropico, avanzava nella zona del “pozzo”.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 30 - Il sole e i delfini

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Gran buonaria davvero quella del Mediterraneo, e Capitan Penco se la bevette a grosse sorsate appena il Saturnia oltrepassò le leggendarie Colonne d’Ercole, e, segnalato il nominativo ai portinai inglesi di Gibilterra, filò verso le Baleari.
Giorgio non aveva perduto un particolare dell’entrata nel mare di casa. Un’aria leggera gli carezzava il viso mentre scorgeva lontane Tangeri e le montagne rocciose e frananti della costa d’Africa, e si sporgeva a scrutare Capo Tarifa e i pendii dolci di Spagna e l’ansa tranquilla di Algesiras.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 32 - Nonno e nipote

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Per quanto s’adoperasse, tra un rapido saluto a casa e le pratiche di bordo dopo il lungo viaggio, Capitan Penco non potè essere libero prima del giorno dopo, quando appunta giunse a bordo un commesso di negozio con gli indumenti, che trasformarono Giorgio in un giovane studente.
Impacciati sulle prime negli abiti nuovi, tanto il capitano quanto il suo protetto partirono verso una cittadina lombarda, dove giunsero solo sul tardo pomeriggio.

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 33 - I brindisi della fortuna

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Il Saturnia stava finendo lo scarico quando i due mozzi, usciti a litigare sulla banchina, saltarono a bordo per annunciare:
- Torna il “soprannumero”.
Lo Scrivano fu il primo a dare il benvenuto a Giorgio e al nonno, un signore ammodo ma piuttosto confuso in quel mondo di traffici e di attività a lui ignota.
- Sono tornato a ritirare la cesta. Non me l’avrete mica saccheggiata? – aggiunse il ragazzo per celia.

26.12.09

"Al lungo corso" di G. Descalzo - Capitolo 31 - Le carte della mamma

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Mentre la frotta dei delfini si diradava e prima che il buio infittisse, si scorse in fondo all’ampio Golfo di Malaga, lontanissima, la corona cristallina della Sierra Nevada.
Ogni giorno, in un azzurro terso e in un’atmosfera sempre limpida, appariva un capo, un’isola, che grazie al vento favorevole spariva presto a poppa, dando la misura del cammino quotidiano.
Capita Penco appariva meno nervoso, meno corrucciato. Era facile scorgere ormai, sotto la severità del viso, atteggiato per professione a durezza, con quanta soddisfazione s’avvicinasse a casa.

25.12.09

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 1

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo



Ricordate il consiglio che diede Gabriele D’Annunzio, il poeta che si autodefinisce acquatile, ad Hans Barth? Rileggiamolo insieme nella prefazione a quell’Osteria tanto celebre ove troppo spesso, e con un compiacimento tutto nordico, si loda la birra quanto il vino, facendo a volte una certa confusione che non è comune tra i veri estimatori del succo di vite:

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 2

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Ben poco si può affermare d’aver visto quando s’è costeggiato, sia pure rasente le scogliere, senza inerpicarci per le diecimila scalette che costituiscono le strade della nostra regione. Che conoscenza poi si può averne se almeno non si soggiorna, o s’indugia qua e là fra le cantine e le crose, fra i pastini e i terrazzi acuminati di agavi contro il sole e il mare, senza aver nemmeno tentato di capire come ha vissuto e vive questo popolo, uno dei pochissimi ancora totalmente fuori del mondo moderno agitato dall’automobile?

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 4

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


Vogliamo ora dare una scorsa rapida ai cinque paesi senz’altra guida che il nostro fiuto di girelloni che collezionano paesaggi e impressioni tutte proprie senza curarsi delle opinioni ufficiali? Pigliamo un accelerato alla Spezia. Dopo l’interminabile galleria di Biassa, il treno s’arresta quasi nel buio. Scendiamo alla svelta. Nel vano della valletta c’è posto appena per la stazioncina; si rifà un certo tratto di galleria, ed eccoci finalmente fra le architetture aeree di Riomaggiore, pensile e in bilico sul Rio e sulle scogliere.

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 5

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


Non indugiamo molto a contemplare i pastini che a Riomaggiore torniscono a perfezione la montagna per accogliere i vigneti, tanto più che chiazze brulle denunciano la terribile presenza della filossera che ha impoverito il paese, accrescendo l’esodo verso l’arsenale della Spezia di gran parte dei suoi lavoratori. Ridiscesi nel corso che nasconde il rio e raggiunta la stazione, ci è possibile finalmente fare un chilometro in piano – l’unico in tutte le Cinque Terre – e lungo una delle più felici stradette del mondo, che il popolino ha fatto bene a battezzare argutamente Via dell’Amore.

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 6

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


Il paese di direbbe cresciuto in modo da non togliere alla terra un palmo di proda coltivabile. Le case si reggono spalla a spalla su rocce nello spacco della valletta o su scogliere nude a perpendicolo sul mare. Legate da porticotti, da archivolti, comunicanti con cunicoli e ponticelli, hanno d’orientale le macchie d’ombra sigillate, nelle avare cavità entro le quali s’insinuano carruggetti freschi e da dove si esce per le crose assolate e campagnole. Già sulla porta di casa cominciano i pastini e la vite viene a far pergolato sui fili tesi delle altane, delle ciassole a tetto. Dalle finestre del terzo piano a tergo si può saltare nell’orticello, mentre la facciata dà sul rio e più spesso sul mare aperto, levata ad un’altezza che dà il capogiro a chi vi s’affaccia la prima volta.

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 7

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo



Ho premesso che occorrono buoni garretti: è dunque sottointeso che si deve essere anche adatti a rischiare il passo su viottolini vertiginosi e lungo i passaggi di piccole frane slittabili e a far qualche salto tra uno scoglio e l’altro se si vuole godere in pieno la bellezza di questa regione. Chi se la sente, svoltata l’ansa vaghissima a fianco del cimitero marino di Manarola, si avvii sulla crosa che a poco a poco si diluisce in una traccia incerta e conduce proprio in mezzo ai famosi pastini sorretti da muriccioli a secco dove è stata portata faticosamente a spalla, nelle coffe, la poca terra che alimenta le viti protette dai venti da spalliere di erica. Conviene intraprendere il cammino soltanto se il mare ha la generosità d’essere calmo, altrimenti quando a un certo punto s’ha da scendere sulla riva, è impossibile proseguire.

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 8

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


Eccoci a Vernazza. Riparleremo poi della sua storia. Ammiriamo intanto la vegetazione di case incrostate sul dirupo d’una penisoletta cavalcata arditamente da archi di abitazioni, e diffuse come un fitto cespuglio sul versante nascosto al mare, della collina opposta, con in mezzo il solito rio, qui sommerso come a Riomaggiore e deviato. L’Antro del Diavolo sbuffa ventate di marosi muggendo sotto le fondamenta del paese. La chiesa ha un massiccio pilastro basato sopra una secca così che le funzioni religiose hanno sovente il coro profondo del risucchio che come un poderoso ànsito si mescola agli inni liturgici. Il campaniletto ottagonale, per quanto si sforzi, non arriva al primo strato dei tetti sopraelevati che fanno del paese, anch’essi una gradinata di terrazzi irregolari.

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 9

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


Qualche cosa ci resta da dire sulle Cinque Terre, dopo le rapide escursioni panoramiche, che non può essere taciuto, giacchè ciascuna ha il suo Santuario cui ha legato, con le leggende, la propria vita. Partiamoci da Monterosso, il borgo che ha raccolto l’eredità della leggendaria Albareto, distrutta da Rotari nel 629 e che sin dall’800 ha riconsacrato per primo la sua chiesa dedicandola a Nostra Signora di Soviore, e dove troviamo anche un orfanatrofio caro a Padre Semeria che ne fu il fondatore.

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 10

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


Vernazza occorre rivederla e conviene farlo salendo al suo Santuario di Reggio, meno noto, ma ben degno d’esser raggiunto.
Salendo al Santuario l’erta non stanca poiché il paesaggio ad ogni svolta ricrea, ampliandosi con aspetti nuovi e imprevisti. Ogni tanto un’edicoletta che protegge le stazioni della Via Crucis, ci offre il pretesto per una breve sosta.
I pastini che in inverno non mostrano cespugli verdi né vegetazione per tutta la distesa delle valli e dei pendii marini, zebrano le colline. Quando le pioggie continue imbevono le zolle, i muri troppo vecchi si torcono, si gonfiano e franano versando sul pendio terra gialle che faticosamente sarà ripresa e arginata alle alluvioni.

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 11

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


Se un’antica leggenda non ci riportasse a tempi lontani facendoci risalire ai primordi del Cristianesimo, il Santuario di Montenero che domina le Cinque Terre da una delle più superbe alture, potrebbe ritenersi una filiazione del celebre santuario toscano omonimo. E’ facile però non confondere il Pantheon livornese con la chiesina raccolta in un isolamento montano e in una quiete che nemmeno il mare disturba, poiché l’eco della risacca non giunge lassù che nei giorni tempestosi.

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 12

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


I biografi di Telemaco Signorini – su cui occorre intrattenerci diffusamente – ci ricordano: “Mesi e anni il Signorini vagò per la campagna fiorentina, sostando specialmente sull’Arno alla Croce,a Bellosguardo, a Careggi; percorse per ogni dove la Toscana, lavorando a Vinci e a Pietramala, a Siena e a Piancastagnaio, a Catiglioncello, a Viareggio, all’Elba; la Liguria visitò dalla Magra alla Punta del Mesco, fermandosi lungamente ad Arcola ed alla Spezia, e tornando per oltre un decennio a Riomaggiore, che gli deve così larga rinomanza: fu in Piemonte, sui laghi e ripetutamente a Venezia; lavorò a Ravenna, Roma e Napoli; andò più volte a Parigi e sostò qualche mese a Combes-la-Ville; tornò per anni di seguito a Londra e girò la Scozia rimanendovi per qualche tempo”.

"Le Cinque Terre" di Giovanni Descalzo - Capitolo 13

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo


Riconosciuto dunque in Telemaco Signorini il vero scopritore e illustratore delle Cinque Terre, torniamocene ora un po’ a braccetto fra le strade di Riomaggiore, con chi ne ha creato la celebrità. E’ un dovere, dopo esserci capitati con Monelli e con Grande, con Operti e Titta Rosa e Cuesta e Sbarbaro e Barile, e dopo averci condotto Corinna, Carlotthe, Catherine, Margherita e Adriana, come in un proprio feudo.

24.12.09

Le Cinque Terre di Giovanni Descalzo - Capitolo 3

Questo post fa parte del libro "Le Cinque Terre" pubblicato nel 1942 da Giovanni Descalzo

Dunque le Cinque Terre non producono che vino. E i limoni e gli aranci di Monterosso? E gli uliveti sopra Vernazza? Non vi sono fichi e peschi su certi pastini meno ripidi, e nelle accidentate calanche i gozzi non trasportano triglie ed acciughe? Sì, ma tutti insieme questi altri prodotti, anche centuplicati, non avrebbero dato un millesimo della fama che ha dato alla ripida regione lo sciacchetrà o il rinforzato, nomi d’oggi di quello che fu un tempo la celebratissima Vernaccia. Sciacchetrà, per onomatopeia, è quel terribile vino che può avere anche diciotto gradi e che sturato dà appunto uno schiocco e un soffio che tradotto in sillabe ha creato il suo nome.

"Le Cinque Terre" di Giovanni Descalzo- Introduzione

Pubblico online su questo sito il libro "Le Cinque Terre", dato alle stampe nel 1942 dallo scrittore di Sestri Levante Giovanni Descalzo.

Ecco l'elenco dei capitoli e dei relativi post:

Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13



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23.12.09

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - La Madonna di Montenero

Questo post fa parte del libro di Giovanni Descalzo "Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale"


Se una antica leggenda non ci riportasse a tempi lontani facendoci risalire ai primi secoli del cristianesimo, il Santuario di Montenero che domina le Cinque Terre da una delle più superbe alture, potremmo ritenerlo una filiazione del celebre santuario toscano omonimo.(1)
Il santuario livornese, per chi naviga lungo il Tirreno, è ben visibile isolato in alto sul colle dal quale, in giornate terse, si avvista anche il promontorio di Portofino. Salendovi con la comoda funivia, la Gorgona si rivela presto un ciuffo verde con precisi contorni, con alture e vallette, mentre la Capraia, troppo lontana, ci appare una mole azzurra ancorata al largo quasi a interrompere la vastità sconfinata del mare. Livorno ne ha fatto il pantheon delle sue glorie e dal Guerrazzi al Fattori vi ha dato sepoltura ai suoi figli più insigni.(2)

22.12.09

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - Escursione a Riomaggiore

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Prefiggersi di far conoscere a uno straniero intelligente le caratteristiche principali di una regione in poco tempo, non è compito lieve. La Liguria però, a chi sappia bene comprenderla, offre spesso possibilità meravigliose, consentendo, in alcune sue parti, gli itinerari più svariati. Occorrono solo buoni garretti e una forza di volontà sempre pari al desiderio di vedere e gustare ogni nuovo spettacolo.

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - Vernazza e il Santuario di Reggio

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Il Santuario della Madonna di Reggio è buon motivo per una nuova escursione nelle Cinque Terre, la parte della Liguria dove tutto ciò che la terra produce è concesso solo per l’infaticabile lavoro degli uomini.
I pasteni regolari, ampie gradinate che in inverno non mostrano cespugli verdi né vegetazione per tutta la distesa delle valli e dei pendii marini essendo coltivati a vigneti, ricoprono le colline reggendo il terriccio con muriccioli a secco, quasi in bilico su scoscendimenti vertiginosi. Quando le piogge continue imbevono le zolle, i muri troppo vecchi si torcono, si gonfiano e franano versando sul pendio terra gialla che faticosamente sarà ripresa e arginata perché troppo preziosa per abbandonarla alle alluvioni, essendo così scarsa che occorre portarla nei coltivati con le coffe.

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - La Madonna del sudore

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Per raggiungere questo santuario che nel medio evo ebbe grandissima rinomanza, tanto che prelati e dignitari e persino un imperatore, (Ottone III nel 996) passando per la Liguria furono attratti dalla sua fama e vi convennero in pellegrinaggio, bisogna partire da Monterosso, la prima delle Cinque Terre, incuneata a ridosso del Mesco e raccolta nella sua attiva vita agreste e marinara.
Il pittoresco borgo ha una bella chiesa trecentesca, ma la sua posizione è così infelice che persino i buoni borghigiani pensarono un giorno di mutarla, e si sarebbero accinti all’opera con stanghe e argani se qualche cattivo consigliere non li avesse distolti. Se il tentativo fosse seguìto all’ispirazione, le Cinque Terre avrebbero un notevole primato su quelli del genere, tutti di esclusività americana…

21.12.09

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - Nel paese dei Da Passano

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Viaggiando in accelerato sulla linea della Spezia, appena il treno sosta a Framura, capita ogni volta di sentire qualche passeggero fare esclamazioni. S’affacciano, guardano gli estremi del limitato territorio ferroviario, si sforzano di volgere il capo in su, e non scorgendo nessun villaggio ma soltanto alti muraglioni, concludono:
– Il nome calza. Siamo davvero fra mura!

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - La coltura invernale del fungo in Liguria

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Allorché le ferrovie si decisero a spostare i binari nell’interno per evitare le frequentissime interruzioni causate dalle mareggiate lungo certi tratti del litorale levantino sulla nostra Riviera, il primo pensiero degli abitanti di Moneglia e di Deiva fu quello di utilizzare le gallerie per allacciarsi, senza le giravolte imposte dalle strade montane, alla Via Aurelia, e abbreviare quindi il cammino verso Genova. Gli operai furono i primi a cacciarsi nei budelli fuligginosi, arrischiandosi con le biciclette lungo le sassaie con l’intento di raggiungere i cantieri navali di Riva Trigoso, e la loro iniziativa non tardò ad essere appoggiata dai Podestà, sicché è possibile ora correre con discreta sicurezza ove prima si stendevano i binari, e raggiungere le due recluse cittadine attraverso qualche chilometro di scavo, lungo una via buia quasi rettilinea che fa sognare anche agli altri paesi rivieraschi la tanto sognata litoranea che li tolga dal secolare esilio marinaro.

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - La patria di Luca Cambiaso

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Proporrei, a chi volesse ammirare Moneglia, di giungere per mare. A lenti bordi, sorpassata la rada di Riva Trigoso, superate le scogliere delle Baffe tutte fughe di parallele corrose, intravista la Valle Grande, la barca si trova presto davanti all’ansa ove si stende la riva. Giungendo da Levanto lo spettacolo delle scogliere di Framura, della Rada di Deiva e, su in alto, dei colli, delle valli e dei borghi dai nomi antichi e dalle case stinte, non è meno vario e prepara anch’esso all’arrivo in un nido marino profumato di salsedine e riposante.

Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale - Chiesina romita sulla cuspide del monte Orsena

Questo post fa parte del libro di Giovanni Descalzo "Santuari, vallate e calanche della Liguria orientale"


Se cerchiamo in molte carte, anche in quelle più diffuse tra i turisti, il Santuario di Caravaggio, scorrendo lo sguardo sulle alture che proteggono Rapallo dai venti del nord, ci sarà difficile trovarne l’indicazione. Con errata ortografia però noteremo in talune il Monte Garavagli. È sulla cuspide di questa brulla montagna elevata a 614 m., vera piramide corrosa dai venti, con declivi su diverse vallate, che la chiesina romita innalza il suo campaniletto, poggiando sopra muraglioni che soltanto l’opera di una razza ostinata e volitiva poteva far sorgere in quella altura isolata.

19.12.09

Balneari: a rischio 400000 posti di lavoro senza proroghe delle concessioni?

Da alcuni giorni leggo sui giornali dichiarazioni attribuite a Riccardo Borgo, presidente del Sindacato Italiano Balneari - Confcommercio. Secondo costui, in caso non venisse concessa una proroga di vent'anni delle concessioni demaniali, 28000 imprese balneari sarebbero a rischio di chiusura, con la conseguente perdita di 400000 posti di lavoro.
Una previsione catastrofica che non sembra avere valide spiegazioni; l'asta causerà probabilmente un avvicendamento fra vecchi e nuovi gestori, disposti ad investire per rilevare la concessione.
Assurda poi la pretesa di avere un periodo di transazione di ben vent'anni.



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14.12.09

Sestri Levante su Google Street View

Sestri Levante è completamente visitabile grazie a Google Street View. Sarebbe anche bello riuscire a riconoscere i sestresi ripresi dalle telecamere di Google, nonostante il volto oscurato.




Script realizzato grazie a Street Cities - Free Mapping and Street View Tools


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13.12.09

Le due immagini speculari del Corriere e di La Repubblica

Aggressione a Berlusconi: Corriere e Repubblica pubblicano due fotografie speculari. Chiaramente una delle due è stata ribaltata.



Sul Corriere Berlusconi sembra essere stato colpito sotto l'occhio destro, su La Repubblica sotto il sinistro.


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Berlusconi colpito, immagini speculari su Corriere e Repubblica

Il Corriere e la Repubblica dedicano la prima pagina dei rispettivi siti all'aggressione a Silvio Berlusconi.
Sul Corriere Berlusconi appare colpito sotto l'occhio destro, su La Repubblica sotto l'occhio sinistro. Chi ha ribaltato la fotografia?







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Sestri Levante - in spiaggia arrivano i cani

L'estate 2008 è stata difficile per i sestresi ed i turisti, alle prese con l'acqua inquinata ed il divieto di balneazione su un tratto di arenile.
La prossima estate potrebbe essere anche peggio, viste le recenti dichiarazioni del sindaco Lavarello sul Secolo XIX del 9 dicembre 2009 in merito all'apertura di un tratto di spiaggia ai cani. Più in dettaglio, l'area per gli animali sarà individuata a Sant'Anna, andando quindi a peggiorare ulteriormente l'affollamento della spiaggia libera.
Sestri Levante dispone di due arenili, escludendo Riva Trigoso; la Baia del Silenzio e la Baia delle Favole.
La Baia del Silenzio (Portobello) è piccola e per la maggior parte dedicata alla balneazione libera. Pur essendo incantevole, è afflitta da una serie di problemi. Lo specchio acqueo di ridotte dimensioni ospita numerosi natanti, per cui spesso è inquinato da residui oleosi. Inoltre, i gestori degli ormeggi fanno la spola con i loro gommoni, disturbando la balneazione. Allontanandosi di poche decine di metri dalla riva si finisce col nuotare fra le barche, il che equivale ad andare su un bel altopiano di montagna e scoprire che il sentiero panoramico si sviluppa in un parcheggio.

Il Natale diventa festa delle luci - 2

Il lettore Alliandre commenta il mio precedente post sull'iniziativa di una scuola di Cremona di ribatezzare il Natale "Festa delle luci" facendo notare che una festa delle luci esiste già, ed è la festa ebraica di Chanukkà o Hanukkah che più o meno cade in periodo natalizio.

Probabilmente a Cremona non ci avranno pensato, ma adesso per l'anno prossimo devono trovare un nuovo nome che sia veramente politically correct, magari spostando anche le vacanze in una settimana meno scottante, che so io, dal 13 al 19 gennaio.


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12.12.09

Robert Zemeckis'"A Christmas Carol 3D"

I do not go to movies, but I was curious about 3d digital projection and so I went to see "A Christmas Carol".
To experience this technology you have to wear grey glasses; since the begninning I was amazed that it really worked.
When the characters pointed an object (like a walking stick) towards the audience, it really loked like coming out. Snow also seems to fall in the middle on the cinema. I remeber the red and blu glasses from the Eighties, but this time it really works.
Maybe as the movie goes on the brain adapts to the trick, and at the end I had the impression that the 3d effect was less evident than at the beginning.
Anyway, I feel like I saw something new, once in a while.
More about the technology here (Wikipedia)


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Villa Gernetto Lesmo - Ginko Biloba

Ho caricato le foto di Villa Gernetto a Lesmo, per anni centro di formazione del Credito Italiano, poi Unicredit. La vila in sè non è eccezionale, ma nel giardino vi sono alberi di pregio.





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Il Natale diventa "festa delle luci"

Il Corriere della Sera riporta che in una scuola elementare di Cremona il Natale è stato cancellato e ribatezzato "Festa delle luci", in nome di una malintesa interculturalità.
Siccome nelle classi ci sono tanti bambini stranieri non cristiani, per non offendere la loro sensibilità il maestro ha pensato di rimuovere il Natale.
Ancora una volta invece di fare una scelta multiculturale e pluralista, che sarebbe semmai quella di festeggiare anche altre ricorrenze, si fa la scelta falsamente neutra ed in verità antireligiosa di rimuovere il Natale.
Oltretutto in questo caso come nel caso dei crocifissi nelle scuole si fa torto ad una maggioranza per andare incontro ad una minoranza, uno strano concetto di democrazia.
Ad ogni modo questa iniziativa, che dimostra purtroppo a caso porta un certo ateismo militante, finirà nel ridicolo.
Già immagino il maestro intento a spiegare al bambino straniero che gli altri bambini per la Festa delle Luci ricevono i regali perchè i loro papà lavorano all'Enel.


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Megapixel myth; do more megapixel on sensors lead to more noise?

Frankly, I do not know. But it seems that this argument has more sides than previously supposed.

Ken Rockwell says that 6 megapixels are enough. But Cyberphotographer says the opposite. You be the judge.


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Canon EOS 7D video, pros and cons

Popular tech-blog Engadget features an interesting review of the Canon EOS 7D focusing on its suitability for filmmakers.

On Dpreviews's forum, a user vents about the same camera's shortcomings.

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Canon EOS 7D ranked 31st by DxoMark

The popular Dxomark webiste has ranked the Canon EOS7D, one of the most popular digital reflex on the market, 31st in their assessment of RAW performance.

The new camera is rated slightly below Fujifilm Finepix S5 Pro, Sony Alpha 350, and Nikon D300.

Full rankings are here


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10.12.09

Edit your movies online with Jaycut

I like the idea of cloud computing, but I think that by now there are not enough applications (and maybe not enough bandwidth ) to make it really interesting to individuals.
Online storage and photo-sharing websites have been around for a long time, but take video editing; it would make sense to travel light with a camcorder and a netbook, shoot video, upload it to some sort of cloud-based service and edit it with a remote server.
Turns out that there a few website around that do just that; one of them is Jaycut. I havent'tried it yet, but I'll do it soon.


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FotoFlexer, a free alternative to Picnik

Smugmug's users know Picnik, a service to edit photos online. Before subscribing to the paid version, users should give a try to Fotoflexer, a free alternative to Picnik that works with Smugmug and other popular photo sharing websites.
I did not make extensive tests so I cannot say which one is better, but Fotoflexer seems well worth a try to me.

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6.12.09

Le Chamoux, Col de Pres Clos

Un bel panorama, sempre ricordo delle vacanze in Francia a La Salette del 2008.



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Lac du Sautet, barrage du Sautet

Foto del lago artificiale del Sautet, sul fiume Drac, in Francia, fra le regioni di Isere e Hautes-Alpes. Un ricordo delle vacanze dell'estate 2008.





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5.12.09

Simulare la pioggia

Su Daily Entertainment blog ho trovato questo video dove il gruppo Perpetuum Jazzile imita la pioggia; molto bello.





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3.12.09

Sestri Levante su Flickr

Su Flickr si trovano molte belle foto di Sestri Levante, utili anche per vedere la città con occhio diverso.

Fra tanti che si cimentano, merita di essere menzionato l'utente Ciccio Pizzettaro che utilizza spesso la tecnica nota come HDR.


Sestri Levante
Originally uploaded by Ciccio Pizzettaro

2.12.09

Devoluy - Crête des Baumes

I have uploaded some photos I took in France a year ago, in Devoluy. This is a panorama I made stitching 19 photos together with Autopano Giga.


 
 
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Protezione attiva contro gli RPG

Dal sito di Gizmodo apprendo dello sviluppo da parte del DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) di un dispositivo di protezione attiva contro gli RPG, che sarebbero una specie di granata sparata con un bazooka.
In pratica questo dispositivo un pò futuristico farebbe esplodere il proiettile prima che colpisca il veicolo, riducendo l'efficacia della carica esplosiva




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