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4.1.10

"Su due oceani" di G. Descalzo - Attraverso ai golfi del Pampero, da Punta Arenas a Buenos Aires

Questo post fa parte di "Su due oceani - romanzo marinaro" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1948


Dalla Punta Dungeness, persa di vista la Terra del Fuoco, la navigazione a nord, lungo le coste della Patagonia, quasi sempre fuori vista, riprese regolare.
Il “Colibrì” tagliava netto le grandi baie e gli estesi golfi dell’Argentina meridionale. L’avvistamento d’un Capo, d’una penisola o d’un’isola, costituirono gli unici avvenimenti dei quali i due ragazzi tenessero conto, ammessi ormai a consultare la carta sotto la guida del dottor Branchi, durante le sue ore di guardia.
Già nella baia Grande e infine nel Golfo di San Matias, il Pampero fece tribolare il naviglio mantenendo costantemente chiusi nel salotto i passeggeri. La corrente, spesso di prua, rallentò la velocità del “Colibrì” sin quasi all’altezza di Bahia Blanca. Assai prima che giungessero a Mar del Plata s’infittì intanto lo scambio dei messaggi, perché il dottor Angelis si mostrava impaziente di riprendere contatto con gli affari.
- C’è un telegramma per te che ho scorso senza rendermi conto a chi fosse indirizzato. Scusami, e già che l’indiscrezione è commessa, dimmi un po’ se quel Marco Fravega che lo firma è il giovane armatore della Boca, - disse a Foscarino dopo averlo chiamato, come spesso accadeva, nel suo studio.
- E’ lo stesso.
- Chi è, tuo cugino? Verrà a riceverti a bordo, sento. Puoi rispondere senz’altro che approderemo sul Riachuelo, tanto il “Colibrì” preferisco vederlo nella Darsena Sud. E dimmi un po’ è con lui che t’imbarcherai sul dirigibile per tornare in Europa? Allora fa tutt’uno. Aggiungi nel telegramma che fissi, vediamo…
Foscarino aveva appena tempo di annuire. L’uomo d’affari passava alle decisioni con tale immediatezza che il ragazzo non riusciva quasi ad aprir bocca per completare il discorso. Arrestatosi un attimo, il dottor Angelis aveva preso il telefono interno e chiamato Don Alvarez:
- Ci facciamo dunque compagnia anche nel viaggio in Europa, vero? Stabilito allora. Faccio fissare i posti. Conviene sempre predisporre in anticipo.
Volto quindi a Foscarino precisò:
- Prega tuo cugino di fissare altri cinque posti: per il dottor Branchi e le famiglie Alvarez e Angelis, così è semplificato anche un altro lavoro.
Sempre pratico, sempre attento calcolatore, a volte freddo, a volte sottilmente ironico, concludeva ogni gesto scoprendo quasi compiaciuto la sua natura, soddisfatto di sé ogni volta che poteva sveltire le faccende sbrigandole nel modo più rapido.
Entrati nell’Ensenada de Samborombon, dopo otto giorni, mentre l’acqua dell’Oceano si tingeva via via di quell’opaco argento che diede il nome al fiume, il viaggio volse celermente a termine.
Capitan Novaro passeggiava impaziente sulla banchina intanto che il lussuoso panfilo bianco-azzurro attraccava, mentre Marco, piantato come una bitta, seguiva solo col movimento degli occhi le manovre.
- Ora non me la fai più. L’avrai da risolvere con me, - bofonchiava in genovese, volgendo la mano allegramente minacciosa verso Foscarino che lo seguiva nei suoi agitati movimenti, indicandolo a Gino.
Attraccati che furono, lasciò che i cugini si abbracciassero, quindi lo sequestrò per insolentirlo a suo modo, volendogli ad ogni costo far scontare le pene patite nell’attesa. Il buon vecchio sapeva che solo il ragazzo avrebbe potuto condurre a buon termine l’impresa che da anni gli stava a cuore, non sopportando di dover ancora contenere la piena delle buone notizie che voleva recar di persona al suo vecchio Zio Bronci.
Il dottor Angelis, visto Marco escluso dalle espansioni per l’intervento del vecchio, si presentò senz’altro.
- Conosco, pressappoco, la vostra attività e vi so attrezzato specialmente per la navigazione interna. Penso di profittare senz’altro dell’incontro per chiedervi se avreste difficoltà ad accettar noli per Punta Arenas. Si tratta di buoni carichi, come potete immaginare, di lana, cioè.
Senza lasciargli tempo di rispondere subito prese a scusarsi per l’incombenza datagli di fissare i posti sul dirigibile e tanto che lo traeva nel suo studio, continuava:
- Potremo conoscerci meglio anche in viaggio e sviluppare insieme più d’un lavoro, ma ci terrei già a concludere prima di lasciare Buenos Aires, cioè entro i tre giorni che ci restano.
Lasciandoli ai loro affari, Capitan Novaro si portò il ragazzo al “Re dei vini”. Là solo era completamente a suo agio, e aveva proprio bisogno di sfogarsi. Foscarino dovette scendere senza l’amico poiché la funzione di Gino non gli permetteva d’essere libero; se ne sfogò continuando a dirne un monte di bene al vecchio, che a volte pareva non l’ascoltasse, intento a esaurire il sacco.
- C’è una lettera giunta per te dal Console di Valparaiso; eccola. Vedi un po’ se son poco stordito. Mi dimenticavo persino di dartela. L’ho tolta io dal pacco giunto insieme in casa di Marco perché ti sia recapitato.
Foscarino s’affrettò ad aprirla e a leggerla con emozione.
Caro ragazzo,
se il Capitano del “Chiloè”, che è venuto a trovarmi appena tornato dall’Isola di Pasqua, non mi avesse narrato come si sono svolte le cose, non avrei creduto alla lettera che affidasti al veliero e che mi giunse qualche settimana fa.
Tutto è dunque finito bene e io non ho che da rallegrarmi con te sapendo quale comoda crociera hai potuto intraprendere dopo aver ammirato, con la più dotta guida, l’Isola più misteriosa del Pacifico.
M’hai lasciato in un bell’impiccio col tuffolo ferito, ma ti perdono anche questa, visto che ormai è caro pure a me da quando, grazie alla sua presenza, la darsenetta di casa mia s’è popolata di ali bianche. Han cominciato a venirgli a far compagnia i gabbianelli e gli smerghi di passaggio. Mia moglie, che hai conosciuto e che sai quanto sia premurosa coi bimbi come con gli animali, s’è impietosita del prigioniero e lo ha liberato, provvedendo però a gettargli abbondante cibo perché se ne restasse al sicuro e non fosse costretto ad allontanarsi troppo.
I compagni di passaggio, visto che il ferito non poteva levarsi, cominciarono a far sosta, a pernottare e infine a stabilirsi sugli scogli della darsenetta dove il cibo non manca, con le loro famigliole, tanto che il tuo ferito ha potuto presto anche lui fare il nido. Ora sta covando tutto felice insieme a una specie di colombella che ha un anello grigio-perla intorno al collo. Chissà che bei tuffolotti nasceranno.
Per compensarti della perdita, mia moglie ha voluto unire al poncho araucano, che hai lasciato in ufficio, qualche altro oggetto di cuoio pirografato eseguito dagli stessi nativi, che porterai in Italia in ricordo del tuo breve viaggio nel Cile.
Spero che la sorte ci consenta altri incontri. Ti stringo la mano augurandoti buona fortuna…”.

Volendo tentare di liberar Gino per presentarlo degnamente a Capitan Novaro e a Marco, tornarono a bordo. Purtroppo, facendo parte dell’equipaggio, il giovanotto di coperta era intento al riordino della nave che si preparava a una lunga inerzia e non fu possibile trarlo a dormire in terra.
Marco li aspettava in casa allorchè salirono e lo raggiunsero nella camera-studio.
- Questi modelli, - chiese ardito il ragazzo, accostandosi al cassettone dove i tre brigantini ergevano i loro alberi invelati, - dovresti regalarmeli.
Marco restò perplesso un minuto prima di acconsentire.
- Converrà imballarli per bene. Curatene tu domani perché in questi due giorni avrò ancora molto lavoro.
- Concluso altri affari col dottor Angelis? E’ uomo da tener buono, perché lavora e fa lavorare. Ricordati però che non ha mai né gettato via né regalato un soldo, - intervenne Capitan Novaro.
- E’ uomo d’affari. Ci capiremo.
Il giorno dopo, intanto che pranzavano al “Re dei vini”, e finalmente Gino aveva potuto scendere per due ore ed essere in compagnia del suo amico, arrivò il motorista svedese.
- Molto bene, molto benissimo, finalmente…
Il suo italiano aveva fatto pochi progressi, ma il suo entusiasmo era cresciuto.
Io tornato su dirigibile ormai, con Capitan Ulzen. Anche Capitan Ekengren su dirigibile. Basi tutte in ordine. Tuo cugino lavorato molto bene. Compagnia soddisfatta.
Invitato a trattenersi, si sedette volentieri a pranzare con gli amici.
- Agente pubblicità lavorato molto bene su tue informazioni. Visto giornali? Ecco, poi leggerai. Questo per te, percentuale di diritto.
Allorchè più tardi Foscarino potè isolarsi con Gino e scorrere i giornali lasciati dallo Svedese, scoperse con sorpresa che figurava nella lista dei passeggeri che avrebbero utilizzato il dirigibile come mezzo più rapido, quale personaggio importantissimo. L’agente di pubblicità, sfruttata la fama del finanziaere Angelis e del milionario Alvares, che avrebbero compiuto il viaggio insieme alle signore, metteva in rilievo pure i due Capitani-armatori Novaro e Fravega fra i migliori nomi, per dare infine risalto al ragazzo di cui si diffondeva a narrare i viaggi, romanzandone lo sviluppo.
Più confuso che lusingato per le esagerazioni, Foscarino aveva infine aperto la busta. Cos’era questa storia delle percentuali e per che cosa c’entrava lui? Onesta sino all’esagerazione, la Compagnia, tenendo conto della pubblicità che derivava ai dirigibili se utilizzati da persone cospicue, assegnava una regalìa e una percentuale sull’importo del biglietto a chi procurava tali clienti.
Anziché studiare i problemi ardui della pubblicità, Foscarino si diede a cercare un buon falegname, guardato a vista da Capitan Novaro che non volle ad ogni costo lasciarlo libero un minuto. Tutto il resto della giornata lo trascorse così a seguire la costruzione d’un cofano ove i tre brigantini potessero essere trasportati e quindi esposti come in vetrina.
Il giorno dopo fu invitato a recarsi sul “Colibrì”. L’equipaggio stava lasciando la nave, ormai sguernita, per restare in darsena. Trovato Gino, si recarono insieme nell’ufficio del commissario.
- Questa è la tua paga di giovanotto di coperta, per la navigazione dall’Isola di Pasqua a Buenos Aires, - disse preciso a Gino. – Il contratto è finito, però c’è posto per te a bordo se vuoi restare con paga intera, vitto e obbligo di dormire a bordo, per tutto il tempo che il “Colibrì” resta in disarmo. Hai tempo fino a domani per decidere.
Volto poi a tutti e due precisò:
- Qui c’è un piccolo dono dei signori Alvares per tutto l’equipaggio. – E porse a ciascuno una busta. – La tenuta resta di vostro possesso. Ve ne fa omaggio donna Alma.
Che avrebbe deciso Gino? Capitan Novaro, di guardia allo scalandrone, fu consultato confidenzialmente. Conosceva ormai la stima del giovanetto sicchè decise subito per lui:
- Torna a bordo e digli senz’altro che accetti di restare.
Sai quanti altri si presenteranno domani, magari dopo aver dato fondo a parte dei guadagni? Piglia intanto il sicuro. Per il resto vedremo.
Il ragazzo obbedì e tornò quasi subito a a raggiungerli.
- Capitan Fravega ed io dobbiamo recarci in Italia. Passerà qualche mese prima del ritorno.
Raggiunto Marco, il cugino prese a riparlare del suo amico con calore:
- Ti senti di continuare gli studi e riguadagnare il tempo perso?
- E’ ben quello che stavo pensando di poter fare.
- Ci riuscirai. Intanto occorre trovare un ancoraggio sicuro, nel caso che il dottor Angelis o la Signora rimovessero presto il “Colibrì”. Rechiamoci per ora dal professor Arata.
Il vecchio Professore esaminò con uno sguardo lungo il suo futuro allievo e accettò soddisfatto, perché gli era subito piaciuto, le proposte di Capitan Fravega.
- Me lo mettete in carreggiata sino alla patente di Capitano. Ve ne intendete voi, caro Professore, e val sempre meglio che andare a scaldare certi banchi da svogliati, venire ad ascoltarvi. Spero di tornarci un po’ anch’io, - disse stringendogli con affetto la mano.
Dovendo passare per la darsena, Marco fece un salto a bordo del panfilo.
- Caro commissario, cosa ne facciamo, a bordo, del giovanotto di coperta imbarcato a Pasqua? Ha la stoffa per diventarre uno di quei Capitani da potercisi fidare, e credo non perderà troppo tempo, dal modo che il professor Arata ha accettato di prepararlo, - disse appena entrato in cabina, e senza dar troppo tempo a l’uomo di riflettere. – Spero che le mansioni gli consentano di frequentare le lezioni e prepararsi. Se occorre una buona parola col dottor Angelis vi prego dirmelo.
- Non è necessario. Ha già dato buone prove e potrà stabilire qui il suo studiolo, essendoci ben poco da fare per me, tanto che ho chiesto una licenza di tre mesi. E’ in porto il “Copenaghen” e so che il commissario sbarca ammalato. Conoscete il rappresentante della Compagnia?
- Darò una telefonata oggi se vi interessa.
- Grazie. Il vostro protetto potrà essere a bordo presso a poco il mio sostituto. Resteranno in tutto tre uomini, quindi…
Capitan Fravega condusse la comitiva poco lontano dove, innanzi all’ancoraggio abituale, aveva un ampio magazzeno in fondo al quale, dietro una specie di paravento, era piazzato un tavolino con su telefono, calamaio, penna e carta.
Ogni tanto fatti vedere qui, disse a Gino.
E rivolto al magazziniere alzatosi per salutarlo:
- Quando c’è da dar man forte, questo è uno da tener sottomano. E’ a bordo del “Colibrì” per ora. Se la nave partisse prima del mio arrivo, sbarca e resta con voi.
Gino guardò muto il suo protettore senza saper nemmeno dir grazie. Proprio come questi intendeva la riconoscenza, che è più profonda, molto spesso, più è muta.
Nel lasciarsi la sera Gino consegnò a Foscarino, quasi di nascosto, la busta offerta da Don Gonzales, gonfia altresì del piccolo guadagno realizzato tanto felicemente, e d’una lunga lettera.
- Domani parti. Portala, se puoi, alla mia mamma.
Il giorno dopo riuscirono appena ad abbracciarsi. Il motorista venne in macchina a portarselo via carico del cofano e del sacco da viaggio gonfio e pesante, in cui potè a fatica stipare quanto aveva lasciato a Buenos Aires ed era giunto da Valparaiso. Capitan Novaro, ultimati da tempo i suoi preparativi, non lo lasciò partire solo e tanto fece che riuscì a trattenerlo finchè Marco, a sua volta preparato, prese posto nella vettura.
Capitan Novaro avrebbe preferito compiere in altro modo la traversata, ma purchè si effettuasse insieme a quel figliolo, era disposto a tutto, e allorchè l’aeronave si alzò nel cielo della metropoli ringraziò, da vecchio credente, la Madonna della Buona Aria che aveva dato il nome alla città, certo che avrebbe concesso la sua protezione ai partenti.


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