Intento a guardare Buenos Aires che spariva oltre la marea dell’estuario, Capitan Novaro pensava a Zio Bronci. Come avrà accolto il telegramma che annuncia l’arrivo? Rivedeva il vecchio compagno di giuochi e di navigazione farsi taciturno e solitario, pur mantenendo la sua apparente serenità nel lavoro che lo confortava. Ora, era ben certo, sarebbe ringiovanito, mantenendosi sempre silenzioso, e a lui toccherebbe la gioia di sentirlo felice. In questa beatitudine di pensieri dimenticava d’essere in volo, d’essersi levato da terra per la prima volta, d’avere per la prima volta quasi ripudiato il mare.
Intento a godersi la compagnia di Capitan Ulzen e del Secondo che gli facevano festa, di Capitan Ekengren e del motorista che se lo coccolavano, Foscarino trascurava anche di guardare la terra d’America sfuggente sotto l’aeronave.
La sosta a Rio de Janeiro fu breve. A Pernambuco non fu nemmeno necessaria, mancando le richieste, come già aveva comunicato l’agente. A bordo i passeggeri, assai numerosi, avevano abbastanza distrazioni per non accorgersi nemmeno che il dirigibile staccava definitivamente dalle coste brasiliane e affrontava l’Oceano.
- Foscarino, su, svegliati. Fra poco saremo in vista di San Paolo.
Proprio Capitan Ulzen era venuto in cabina a destarlo e il ragazzo era corso nella navicella di prua in tempo per sorprendere il primo lucore del faro automatico da lui acceso che continuava la sua missione illuminando la rotta dell’aeronave durante la notte.
Il rombo dei motori scompigliò la famigliola dei gabbiani che prese a volare tenendosi lontana dalla fonte luminosa o traversandola in picchiate rapide per cacciarsi ai margini, finchè s’acquetò appena il fragore prese a diminuire.
Grazie alla breve sosta compiuta nella Gran Canaria fu possibile osservare le bellissime isole e il famoso picco. Si giungeva in Europa nella piena estate, sopra un Mediterraneo blu e placido che pareva un lago. Solo Capitan Novaro e Capitan Fravega erano stati avvertiti che il Comandante voleva fare a Foscarino una sorpresa e un dono del tutto straordinari, e il vecchio compagno di Zio Bronci s’era affrettato a telegrafare perché l’amico si trovasse a Portomaurizio, dove il dirigibile avrebbe stazionato quanto bastava per restituire alla famiglia il privilegiato passeggero.
Zio Bronci, partito alla ricerca del nipote col brigantino, il giorno della sua scomparsa, visto che era in salvo, aveva ricuperata la zatterina ed era rientrato in porto senza sapersi decidere ad avvertire la sorella. Le mamme si spaventano di continuo, e poi Anna era così attaccata a tutti i figlioli che sarebbe stato troppo arduo indurla ad attendere tranquilla.
Foscarino, capitando al mare aveva dato l’annuncio dell’arrivo, poteva quindi per qualche giorno riflettere. Allorchè la sorella annunciò che sarebbe venuta come al solito con la famiglia, si trovò a disagio. Conosciuta la data di arrivo, lasciò la casa in ordine perché potesse accogliere gli ospiti e affermando che doveva partire senza indugi per un importante nolo di vini siciliani, prese il mare avvertendo che conduceva con sé il ragazzo per fare pratica, secondo il solito.
I telegrammi che gli venivano ritrasmessi ora a Bastia, ora a Livorno, ora a Genova dove, per non stare in ozio, compiva piccoli traffici, lo tenevano sulle braci. Quello giunto da Valparaiso, che parlava in plurale, lo aveva più di tutti inquietato. Con chi sarebbe giunto il ragazzo? Ma con Capitan Novaro, era naturale! aveva finito per concludere, volendo ad ogni costo cessar di fantasticare e di sperare.
Alla sorella spediva periodiche notizie informandola brevemente della navigazione che compiva e rassicurandola che tutti a bordo godevano ottima salute, ripugnandogli di essere troppo preciso nell’inganno.
Il telegramma di Capitan Novaro, dopo lunghe alternative, gli era stato ritrasmesso a Savona e non era stato necessario il secondo, inviato dall’aeronave, per farlo correre a Oneglia quasi avesse intuito il privilegio che veniva riserbato al ragazzo.
Stando al largo di Oneglia, in vista di Portomaurizio, e tenendo conto dell’orario comunicato, prese ad avvicinarsi alla costa e giunse a gettar le àncore nelle acque di casa poco prima che si avvertisse, dal rombo dei motori, l’avvicinarsi del dirigibile.
L’aeronave compì un maestoso cerchio sopra la cittadina, afffacciata sul mare, eccitando la curiosità della popolazione e dei vicini paesi, quindi, calate le famose àncore di superficie, ammainò la biscaglina verso la quale Zio Bronci diresse a voga rapida la lancia di bordo.
Dalla riva altre lance, canotti e gozzi, staccarono mentre la folla si pigiava animata. Foscarino fu il più lesto e agile nella discesa e finì nelle braccia di Zio Bronci.
- E’ il Gancio, è arrivato il Gancio, gridò eccitato Parcitti.
Foscarino si volse a salutarlo e s’avvide che il monello era giunto per primo con tutta una masnada propria sulla zatterina.
- Hai ricuperato la zatterina zio? – non potè trattenersi dal chiedere.
Ma Zio Bronci non gli badava. Chi scendeva calmo dalla biscaglina quasi gli paralizzava il respiro. Messo piede sulla lancia e mentre Capitan Novaro calava lento, i due uomini si abbracciarono. Giunto sul natante il vecchio si dette da fare per ordinare a questo o quel gozzo di imbarcare i bagagli che scendevano per non osservare la scena.
Padre e figlio stettero a lungo abbracciati.
- Ti aspettavo, ti ho sempre aspettato, anche quando seppi che la “Bordolese” s’era perduta, corpo e beni, nel ciclone, - mormorò Zio Bronci.
Marco, la mascella serrata per il turbamento, riuscì appena a mormorare:
- Perdonatemi, babbo.
Foscarino, sopraffacendo ogni voce, gridava intanto a Parcitti:
- Fatto sotto, chè questo è il mio sacco.
Parcitti s’avvicinò con la zatterina, e prima ancora che accostasse il Gancio spiccò un salto e fu a bordo. Lesto imbarcò il cofano che depose con garbo sul pagliolo, quindi diede di mano al sacco. Da l’alto Capitan Ulzen, gli ufficiali e i gitanti del “Colibrì” se la ridevano divertiti dal modo come il loro piccolo amico si sbrigava e pigliava tosto l’iniziativa.
Ricambiati i saluti dalle lance all’aeronave, furono issate le àncore e il dirigibile ritornò in rotta. Manco a dirlo Foscarino vogava di lena per gettarsi fra le braccia della mamma che da terra se lo covava felice, riuscendo con grossi sforzi a trattenere la sorella e i due fratelli minori.
Parcitti si caricò il sacco, Foscarino issò il cofano e seguiti da una piccola turba di amici s’avviarono a casa.
Prima che lo Zio Bronci, Marco e Capitan Novaro mettessero piede in sala, sul cassettone caratteristico delle antiche case liguri, a fianco delle barche in bottiglia e dei vecchi modelli di feluche, Foscarino issò i tre brigantini che, appena collocati, parve fossero sempre stati in quell’ambiente, tanto s’intonavano.
E fu la loro comparsa che colmò s’emozione Zio Bronci, subito attrattto dai modelli e visibilmente scosso di leggere sotto le poppe il suo nome, tre volte variato e ripetuto, scarno e profondo poema del silenzioso e perenne amore filiale.
Ritiratosi quindi sul terrazzo Foscarino aperse il sacco alla presenza della famiglia e degli amici più audaci, e prese a mostrare le meraviglie, prima fra le quali il maglione con su scritto: “Colibrì”, facendo stupire la mamma ignara dei suoi viaggi, ad ogni apparizione.
Le farfalle azzurre lucentissime e le pelli di serpenti brasiliani con la cintura da gaucho produssero il più splendido effetto.
- Si può sapere da dove hai cavato fuori tutto questo? - domandava stupita la mamma.
- Qui ci sono due monete d’oro, che portano fortuna. Ne farai un paio d’orecchini alla Ja, - disse cacciando le dita nelle tasche della cintura ed estraendole. – Questo è per te.
- Uno scialle?
- Macchè, un poncho araucano. Non te ne intendi mamma? E queste borse di cuoio pirografato le regaleremo a Nando e Paoluccio e questo borsello a Parcitti perché è corso con la zatterina. Sono oggetti araucani anche questi.
“Vedi? Bella questa pelle di lana delle pecore dell’Isola di Pasqua. Mi è stata donata in tempo. Ci fan certi tempi al Capo Horn!"
Un po’ bravaccio e leggermente spaccone, ignorando l’effetto che le parole producevano sulla mamma, continuò a incantare con le sue definizioni la piccola masnada degli ascoltatori, mentre intanto la donna passava ad abbracciare il fratello e a ritrovare, ancora più stupita, il nipote redivivo.
- Questa è roba di Gino; ha la nostra età ed è giovanotto di coperta. Aveste visto come ha mandato a gambe all’aria un marinaio che voleva saltarmi addosso nel porto di Valparaiso!
Estratta la busta dal fondo del sacco si risovvenne della busta che pure lui possedeva. Frugò nella tenuta da marinaio e trovato il dono di Don Alvares e le percentuali inviate dalla Compagnia aeronautica, cacciò tutto nella stessa busta senza nemmeno vedere ciò che contenevano. Gli capitò fra le dita anche il biglietto da cinquanta peso argentini. Lo considerò un istante e quindi gli fece seguire la stessa destinazione.
- Questa la porterò alla sua mamma, se il cugino Marco mi condurrà con lui a vedere come procede la costruzione della carretta che è quasi ultimata nei cantieri di Riva Trigoso.
“Sai Parcitti – concluse tirandosi dietro la masnada e uscendo, dopo aver riammucchiato ogni cosa nel sacco alla rinfusa – che ho addomesticato un tuffolo e che lo tenevo legato con la traina per farlo mangiare?"
- Questa poi…
E quella gli fece perdere credito per qualche giorno, finchè, ritrovata la lettera del Console di Valparaiso, non la fece leggere proprio al più ostinato, che comunque continuò per puntiglio a fare il dubbioso.
Come Capitan Novaro aveva previsto, in apparenza le cose non parvero mutare in casa di Zio Bronci. Soltanto l’aria pareva ovunque più leggera, la parola più fluente e spontanea, la cordialità meno contenuta e un vigore giovanile animava così lo sguardo come i gesti del vecchio marinaro.
- Andiamo dunque a vedere questo carrettone, - propose Capitan Novaro dopo qualche settimana. – Sono curioso di constatare a che punto è la costruzione perché si è stabilito di ripartire con quello, e se Dio vorrà potrò rifare la traversata dell’Atlantico viaggiando a modo mio.
Foscarino ricordò il còmpito che gli aveva affidato l’amico e indusse Marco a condurlo nella vallata del Petronio, proprio alle spalle di Riva Trigoso, in un villaggio sulle colline prospicienti il mare, prima di avviarsi ai cantieri.
La busta gonfia che presentò sigillata, attrasse lo sguardo dei parenti mentre, incurante, la mamma tempestava di domande il ragazzo per sapere la verità su tutto ciò che era accaduto, da quando le avevano scritto ch’era fuggito dal negozio e aveva poi ricevuto il misterioso radiotelegramma.
Mal resistendo alla tentazione, un cognato aveva intanto aperto il piego e anziché estrarre la lettera aveva dato uno sguardo al contenuto per affrettarsi a susurrare ai parenti che ne scrutavano e vigilavano i gesti:
- Una piccola fortuna. E’ proprio vero che basta andare in America per diventare anche furbi.
La frase sfuggì per fortuna a Marco che, sostenendo le asserzioni del ragazzo, si alzava tranquillizzando definitivamente la donna:
- Ha un avvenire assicurato il vostro ragazzo e son certo che saprà meritarselo. Siate fiduciosa e tranquilla.
L’ambiente, dopo le indagini indiscrete, s’era stemperato e un po’ tutti facevano a gara per mostrarsi accoglienti, ciò che sollevò la donna e le spianò il volto ansioso inducendola a un gesto di gratitudine e benedizione che rivelò quanto avesse il cuore rasserenato.
Sulla vasta rada, i due vecchi compagni di navigazione erano intanto giunti alle staccionate del cantiere. Tre navi erano sugli scafi e la prima appariva pressochè ultimata. Rimanevano intorno castellature e sulla coperta ferveva il lavoro, ma già le macchine dovevano essere a posto a giudicare della verniciatura nell’opera viva.
Raggiunti da Marco e dal ragazzo ed entrati nel recinto dopo che l’armatore si fu qualificato in direzione, Zio Bronci prima si salire in coperta fece il giro dei ponti e sostò sotto la poppa.
- Non va, non va. Battista, non Giorgio Fravega. E’ il nonno che ci ha legati al mare armando il primo leudo che possedesse la famiglia e insegnandoci a navigare. – E il suo sguardo aggiungeva, con affettuoso rimprovero: - I tre brigantini, credi che non potessero bastare ad onorarmi?
- Hai ragione, babbo, - ammise Marco. – Faremo variare il nome appena discesi.
Capitan Novaro, preso Foscarino lo guidò in coperta cominciando a fantasticare sul viaggio che avrebbe compiuto a bordo del “Battista Fravega”, per lasciare padre e figlio ai loro silenziosi e sempre più intimi accordi.
- Avevo tanta fretta di rimpatriare, dopo le tue fughe, che ho accettato persino di navigare nelle nubi, però è sulle onde ch’io preferirò sempre trovarmi e non ti dico quanto tornerei volentieri in America a vela. Altra cosa, dirai tu, lo so, altri tempi, pure…
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