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4.1.10

"Su due oceani" di G. Descalzo - I "negozi d'angolo" di Valparaiso

Questo post fa parte di "Su due oceani - romanzo marinaro" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1948

- Il nostro lavoro a Valparaiso, - spiegò Capitan Ekengren a Foscarino, intanto che una macchina li conduceva in città, - è lungo e noioso. Non potremo certo ripartire prima d’una settimana di sosta. S’han da prendere accordi col governo, esaminare i terreni, studiare possibilità di allacciamento fra i centri principali. Tutto un insieme di pratiche lunghe, d’anticamere negli uffici, di ricerche e di approcci che ti annoierebbero.
“Qui, come alla Boca, sarai un’altra volta in casa tua, e Dio voglia vi si trovi un altro Capitan Fravega, che sarebbe forse utile anch’esso per noi. Dovendo lasciare l’apparecchio in custodia però, e non potendo far servire da albergo come alla Boca, per le revisioni di cui ha bisogno, perché il campo non è comodo, ho pensato di affidarti al Console generale italiano. Te ne spiace? Sapremno così subito dove venirti a riprendere e ti troverai senza difficoltà a contatto coi tuoi compatrioti che pure qui sono in gran parte liguri, anche se non hanno diffuso il dialetto altro che in alcune strade fra le più commerciali”.
Giunti al Consolato, il ragazzo non seppe insistere perché Capitan Ekengren desistesse dal suo proposito. Il timore d’essere d’impaccio in un lavoro di cui riusciva appena a capire la vastità e l’importanza, lo fece rassegnare, tanto più che la prospettiva di ritrovarsi fra un altro nucleo di emigrati liguri lo lusingava, dopo l’approdo alla Boca.
- Te ne starai un po’ fra noi dunque, caro monello. Dopo quanto m’ha raccontato Capitan Ekengren, penso che non ti spiacerà una sosta, - gli disse benevolmente il Console dopo aver conferito con lo straniero, nel passare per la sala dove Foscarino s’era trattenuto a leggere avvisi destinati alla colonia e a contemplare grandi cartelloni riproducenti monumenti e città italiane.
Congedato l’ospite, si trasse il ragazzo nell’ufficio, dove cominciò a riporre le carte dovendo uscire.
- Per quest’oggi basta. E’ stata una giornata intensa e debbo ancora fare qualche visita prima di tornare a casa. Andiamo intanto a dare uno sguardo all’apparecchio col quale sei giunto. Strada facendo avrò parecchie faccenduole da sbrigare. Immagino poi che dovrai ritirare qualcosa. Infine ci avvieremo a Viña del Mar, giacchè è lì che abito. Là solo mi pare ogni tanto d’essere ancora in riviera.
L’affabilità dell’uomo, che in altre circostanze lo avrebbe tenuto in tanta soggezione, gli permise di confidargli che aveva sull’apparecchio un tuffolo.
- Vivo?
- E già.
Dovette raccontarne la storia quasi per farsi perdonare, e s’accorse d’essere riuscito nell’intento subito perchè il Console si diresse senz’altro al campo trascurando altre soste.
- E che ne faremo ora?
- Ha imparato a mangiare fuori dall’acqua, - disse quasi a scusa Foscarino temendo di creare impicci col suo ferito.
Dovette precisargli che s’era abituato pure ai lacci della traina, per cui sarebbe bastata una semplice vasca.
- Macchè vasca, se si rassegna al guinzaglio c’è modo anzi di fargli compiere una vera villeggiatura, vedrai, - assicurò l’ospite divertito.
Raggiunta l’abitazione, tanto che imbruniva, dopo parecchie deviazioni e lunghi colloqui in diverse soste, prima ancora di salire nella villa, che si elevava sopra la collinetta prospiciente il mare, il Console introdusse Foscarino attraverso un cancello che chiudeva l’accesso alla spiaggia. Si trovarono quasi sulle scogliere in una darsenetta che riassumeva tutti i comodi possibili, di approdo, di ancoraggio, di spiaggia per i bagni e luogo di riposo.
- Vediamo se mi sono ingannato, - disse il Console divertendosi ad aiutare il ragazzo.
Il tuffolo si lasciò manipolare rassegnato, e vista l’acqua spiccò da solo un salto dal cestello per ricadere di peso nell’elemento che lo attirava, mal reggendosi sull’ala sciancata.
- Sei tranquillo? Qui starà d’incanto e chissà che durante la villeggiatura non trovi qualche amico pietoso disposto a tenergli compagnia.
Ancorato nella darsenetta con tutta la traina in bando, il tuffolo s’era subito ambientato. Lo lasciarono compiere le sue nuotate e salirono alla villa dove li attendeva una cena che rimediò ai pasti di ripiego a base di ciccolata e frutta, consumati durante il lungo volo.
La moglie del Console, una signora mite e delicata, senza figli, piuttosto solitaria per temperamento, si prodigò in cure che rammentarono a Foscarino le premure della mamma nei mesi in cui non viveva in collegio. Dovette mostrarle con la sua gaiezza come fosse tutt’altro che infelice per l’avventura occorsagli, temendo l’eccesso di tenerezza a cui s’abbandonava, quasi dovesse consolare un povero bimbo disperso, e non riuscì nell’intento se non col racconto allegro d’ogni particolare della bella vicenda e col mostrare piuttosto invidia che pena per la ben diversa sorte toccata al cugino Marco.
Le sollecitudini non erano destinate ad esaurirsi quella sera giacchè il giorno dopo la donna pretese lasciar riposare il ragazzo con la scusa che era chissà quanto mai stanco, e Foscarino avrebbe dormito ancora a lungo della grossa, secondo il suo solito, se una freccia di sole, filtrando fra le persiane, non fosse andata a ferirgli proprio le pupille, avvertendolo che il giorno era spuntato da un pezzo.
Fatta colazione e voglioso di mettersi a percorrere le vie della città appena intravvista, si trovò prigioniero delle premure e delle ansie di chi, non avendo mai avuto figli, ma avendone sempre attesi, aveva trovato finalmente su chi riversare tutte le sue contenute ansie materne.
- Il Console è partito con la macchina, - cominciò titubante per preparare alla prigionia il monello, - e Viña del Mar è assai lontana da Valparaiso.
- Ho visto che ci sono diverse linee tramviarie.
La risposta era fin troppo chiara. Dopo lunghi e tortuosi tentativi per fargli intendere che avrebbe voluto trattenerlo, temendo chissà quali e quanti pericoli, capì invece che avrebbe dovuto cedere e quindi decise senz’altro:
- Allora, piuttosto, andremo insieme.
Queste care e bendette donne che han sempre il cuore pronto a sussultare! Sì, proprio come la mamma, la quale però ogni tanto cedeva, e come, ma solo quando il suo discolo viveva insieme col fratello, con quello Zio Bronci di cui si fidava ciecamente.
A proposito, se l’era dimenticato Zio Bronci? Appena giunti al Consolato espresse il desiderio di mandare un telgramma sia allo zio che al cugino. “Dalla Genova del Pacifico, con tutto l’affetto - Foscarino” scrisse dapprima, ma si accorse che mancava qualcosa e aggiunse: “Torneremo presto in dirigibile”. Non aveva promesso di ripartire col dirigibile, per far più presto, il cugino Marco? Per il cugino bastava un saluto.
- Metti gli indirizzi ben chiari e passali al segretario perché li ricopi a macchina. I telegrammi in lingua straniera è sempre meglio non darli manoscritti. Penserà lui stesso a farli trasmettere subito, - suggerì il Console.
La Signora s’era trovata a disagio negli uffici del marito. Portato in salvo il ragazzo si sentì tranquilla e profittò della corsa in città per recarsi a far compere.
- Ho trovato il modo per occuparti senza soffocare il tuo giusto desiderio d’andare a spasso. Sei giunto anzi proprio a proposito, - gli disse il Console appena partita la moglie.
Chiamato il segretario gli suggerì:
- Fatemi una nota di indirizzi – con qualche indicazione caratteristica di edifici, località e strade, perché si orienti meglio – degli italiani con negozio o industrie, di solito generosi quando ci si rivolge loro per favorire qualche connazionale. Ho visto sul giornale che fra tre giorni parte il “Chiloè”. E’ l’unico vaporetto che faccia servizio regolare, una volta all’anno, per l’Isola di Pasqua, e dobbiamo ancora ricordarci della preghiera che ci ha rivolto il buon amico dottor Branchi.
Tratta una lettera dallo stipetto particolare, alle spalle della scrivania, disse volto al ragazzo:
- Guarda che bel caso. L’Esploratore Camillo Branchi si trova nell’Isola di Pasqua da un anno per condurre a termine certi suoi studi particolari sulla misteriosa civiltà che s’è sviluppata negli arcipelaghi del Pacifico e di cui solo in quell’isola rimangono tracce monumentali.
“Sai quanto dista l’isola di Pasqua da Valparaiso? Pressappoco quattromila chilometri, ed è lontanissima anche dalle normali linee di navigazione. E’ senza radio e non vi fa servizio che il “Chiloè”, una volta all’anno, diretto a caricare lana per conto d’una società che vi esercita la pastorizia."
“Ora, in quest’isola, il nostro Branchi ha trovato, insieme a un inglese, un francese, diciotto cileni e forse trecento indigeni, nientemeno che un italiano, un viareggino, certo Cardinali, che vi fece naufragio trenta anni fa. Dirai perché non è più ripartito. Va’ un po’ a sapere perché non ripartono taluni marinai quando riescono a salvarsi per un miracolo. Bisognerebbe chiederlo pure ai camoglini di Tristan da Cunha. Forse avrà fatto voto anche lui di restare sulla terra ove si fosse salvato. E’ il solo superstite del suo bastimento, ed è da credere che sia così."
“L’amico Branchi, manco a dirlo, s’è messo a sua disposzione per tutto ciò che potesse occorergli, ed ecco che cosa mi ha scritto parecchi mesi or sono, affidando le lettere a una nave che v’appoggiò casualmente di passaggio:
“Il Cardinali, tra i più vivi desideri che ha manifestato, ha espresso quello di poter avere una bandiera italiana da inalzare nelle ricorrenze patriottiche a somiglianza dei suoi compagni…”.
“Come vedi, un più che legittimo desiderio per un naufrago che da trent’anni non parla la sua lingua e non rivedrà forse mai più il porto-canale dal quale è uscito col suo sfortunato bastimento”.
Avuta intanto la nota degli indirizzi dal segretario, prese ad illustrarla perché Foscarino s’orientasse facilmente."
- Non avrai da spendere troppe parole perché questi amici siano generosi. Presentati a mio nome e se fosse il caso tira fuori la lettera del Branchi che ti affido.
Uscito dal Consolato, finalmente libero di bighellonare come meglio gli piaceva, Foscarino ebbe cura, per prima cosa, di fissarsi bene in mente la topografia della zona. Prese quindi a seguire la via che più s’avvicinava al porto, ma per quanto tendesse l’orecchio non gli venne fatto di intercettare la parlata che tanto l’aveva rallegrato alla Boca.
Il primo nome della lista era: Bacigalupo Luigi con negozio di angolo, ecc. ecc.; seguivano: Lanata, Corso, Costa, Bruschi, Toso, Pieri, ecc. C’era da scegliere a piacimento e soprattutto da non inquietarsi troppo poiché, quasi tutti, erano indicati con “negozio all’angolo”, quasi queste botteghe fossero, come sono, una spiccata caratteristica degli italiani, o meglio ancora, dei liguri, come finì poi per scoprire.
Rilevato l’aspetto particolare, dopo aver dato uno sguardo al porto e aver osservato le colline alle spalle, rigate da ascensori che si muovono allo scoperto per distribuire il traffico fra il centro e la massa delle costruzioni che lentamente scalano le alture e cominciano a coprirne le più vicine, indugiò a considerare i negozi. Lesse nella prima vetrina: “Pasta genovese – Olio di Santa Giulia”. Tese l’orecchio. Sentì che il dialetto dei garzoni era quale se l’aspettava dopo l’avvertimento di Capitan Ekengren.
Entrò senz’altro. Non il Bacigalupo capolista, sibbene uno dei tre fratelli, con relativo negozio d’angolo, ne era il proprietario.
- Ti manda il Console? E di dove sei piovuto tu direttamente nelle mani di quella buona casana? Non t’ho mai visto finora – esclamò lasciando scorrere un inconfondibile termine dialettale per significare in quanta confidenza fosse col funzionario e come ne conoscesse l’indole. Accortosi poi che poteva adoperare il dialetto, si espresse ancora più pittorescamente, quasi si divertisse a canzonarlo e avesse presa in burla la missione affidatagli.
I garzoni, taluni dei quali suoi coetanei, tra un cliente e l’altro, osservavano il ragazzo e commentavano la comparsa. L’emigrazione dei giovinetti liguri collocati presso parenti e conoscenti già sistemati, continuava ad essere una seria tradizione rivierasca, per cui i giovani erano curiosi di sapere come e dove si fosse sistemato quel loro compagno, non ancora incontrato nelle rare ore di ricreazione festiva. Era venuto a cercare lavoro in quel modo? Aveva dovuto ricorrere al Console per sistemarsi? Era chiaro. Con quelle lettere non c’era da ingannarsi. Un piccolo concorrente quindi e un futuro compagno con cui gareggiare alla rincorsa di migliori sistemazioni.
Invece no. Ecco che padron Andrea circuisce le spalle del ragazzo e s’avvicina al banco-scrittoio dove stacca il telefono e comincia a parlare prima con l’uno quindi con l’altro fratello. Non è da discreti stare in ascolto e vi sono clienti che non debbono attendere. Si distraggono quindi continuando il loro lavoro e solo sbirciano il nuovo venuto, presto disinteressati perché lo ritengono né più né meno che il commesso di un qualche particolare cliente altolocato.
Foscarino non era certo in grado di capire i pensieri che mulinavano nel capo dei suoi coetanei, intenti a prodigare la loro sollecitudine ai clienti e la loro bravura al burbero padrone, sempre poco disposto a mostrarsi tenero coi dipendenti per non perdere d’autorità. Capito che aveva azzeccato giusto, in quella prima sosta, badava piuttosto a considerare l’aspetto del negozio ove si vendeva burro e scarpe usate, candele e abiti rifatti, pasta e lamette per la barba, conserve e pentole, il tutto esposto e steso in pittoresco miscuglio.
Non potè completare il suo esame essendo stato chiamato dal padrone.
- Va’ in fondo alla quadra, nel negozio d’angolo di fronte. C’è mio fratello che ti si aspetta.
Uscito si rese conto che anche Valparaiso tentava di svilupparsi secondo il consueto piano a scacchiera, ma la regolarità delle quadre era presto interrotta ora per un avallamento, ora per l’avanzare delle collinettte o per lo sviluppo innanzi al mare del porto che obbediva alla piega del golfo. Ciò la rendeva finalmente diversa, le conferiva anzi quella varietà d’aspetti propria delle città rivierasche che lascia qualcosa d’imprevisto da scoprire in ogni piega.
Inviduata la quadra – un cento metri di caseggiati, prima che le costruzioni s’arrestassero innanzi a una nuova strada – trovò il negozio indicato che poco differiva dal primo.
- Una bandiera? Cos’è che dice mio fratello? Spiegami un po’ tu questa faccenda, - l’aggredì il secondo dei Bacigalupo.
Foscarino fece presto a chiarire l’incombenza che gli era stata data. L’uomo lo rimandò a un terzo negozio d’angolo, dopo una breve telefonata, e fu così che scoperse, di negozio in negozio, come tutte le botteghe di una strada fossero non proprio feudo di una famiglia, ma monopolio di compaesani, manco a dirlo liguri, e quaesta volta della Riviera di levante, che vi aveva introdotto e radicato anc’essi il dialetto così che era frequente sentire i clienti choli esprimersi in vernacolo genovese.
Il primo dei Bacigalupo, mentre il ragazzo stava per uscire forse dal settimo negozio d’angolo, lo raggiunse e ripresolo confidenzialmente col braccio sulla spalla, gli disse senz’altro:
- Andiamo, vieni con me ora. Il Console m’ha accennato per telefono a certi tuoi fatterelli dei quali dobbiamo un po’ discorrere. E poi è necessario perfezionare la tua incombenza e condurla a buon fine, e s’ha quindi da discorrerne con calma.
Avviati ai piedi d’una collinetta, salirono sopra uno degli ascensori. Giunti in alto, la bella città si spalancò da un estremo all’altro serena e ridente, e potè finalmente contemplarla a suo agio dopo la rapida sbirciata dal cielo.
L’ospite lo condusse in un’ampia casa dove trovò una brigatella di ragazzi che gli si affollarono intorno curiosi. Fu tratto di impaccio dalla loro mamma, affrettatasi a introdurlo nella sala da pranzo e sollecita nel chiedergli cosa più avrebbe gradito.
- Il Console m’attenderà, - si provò ad osservare.
- Non temere. Penso io al Console, - lo tranquillizzò il capo famiglia.
Fu necessario fa onore a un pasto a base di cibi così sostanziosi che, nonostante il notevole appetito, Foscarino dovette presto arrendersi così da lasciare quasi intatto il dolce.
Intanto che sgombravano la tavola giunsero i due fratelli con le mogli, e le donne si presero in mezzo il ragazzo, prima per sentire e far sentire ai figlioli il racconto di Foscarino, quindi per consultarsi sul modo di migliore di accontentare il desiderio del Console. Letta la lettera e chiarito bene di che si trattava, allorchè lasciarono in libertà il ragazzo gli dettero assicurazione che avrebbero esse stesse provveduto quanto occorreva.

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