Capitan Merigo, l’uomo meno indiavolato del Sud-America, non si aspettava tanti avvenimenti in una giornata.
Foscarino nel raccontare il suo pigro viaggio sullo “Scafandro”, s’era particolarmente diffuso intorno agli incovenienti del motore, sul quale non c’era da fare nessun affidamento. La sua fede cieca sulle macchine moderne gli diceva che era impossibile potesse esisterne qualcuna così capricciosa da non adempiere alle funzioni per la quale era stata costruita, sicchè gli scappò detto:
- Il marinaio meccanico ha l’aria d’un buon diavolo, però direi che va alla cieca nel tentar di riparare i difetti.
Lo rivedeva salire unto e bisunto, costernato di non poter chiedere consiglio a nessuno e ne provava ora una certa pietà per cui si decise:
- Se voi, che siete un motorista specializzato, vorreste scendere a dare un’occhiata, chissà che le cose non si mettessero meglio per il motore e per chi lo deve vigilare.
Se sapeva far marciare alla perfezione motori di dirigibili e di aeroplani, non avrebbe saputo far marciare anche il suo nuovo amico?
- Bene, bene. Vedremo. Diamo un’occhiata prima al carico del carburante e dei lubrificanti.
Arrestatisi alla porta del magazzeno, il motorista scese a controllare i bidoni, non solo nei sigilli, ma in ogni loro parte. Accertato che non c’erano state manomissioni, aveva assistito al carico e partito l’autocarro s’era avviato a bordo coi suoi uomini.
Capitan Merigo era giallo itterico dalla bile. Passeggiava avanti e indietro gesticolando e sacrando in portoghese mentre lo Scrivano, appoggiato alla murata, pareva si divertisse a mandarlo in bestia con le sue pacate frasi spagnuole.
- Vi dico che per ora non c’e’ niente da fare. Anche se vi fate venire un attacco epilettico non concludete nulla.
- Scenderò io alla pescheria. Non è la prima volta che questi gaglioffi tentano ricatti per far ribassare i noli.
- Questa volta almeno direi di no. Si tratta…
- Si tratti di quel che si tratti…
L’arrivo della macchina e il passaggio a bordo di quella birba di monello con al fianco un biondo gigante svedese, seguìti da sue muratori, non interruppe la disputa. Capitan Merigo, poco propenso a diventar gentile tutto di colpo, né volendo apparire villano, scomparve nella cabina seguìto dall’ufficiale, sicchè Foscarino ebbe via libera e condusse subito il motorista da basso.
Dopo la delicata incombenza avuta, nessuno più dello Svedese era interessato a verificare l’efficienza del motore, intendendo avere buone garanzie sugli impegni che si proponeva di contrattare. Appena da basso, s’incontrarono col meccanico.
- V’ho portato un motorista aviatore, ho fatto male? – chiese il ragazzo facendo le presentazioni.
- Male? E chi più di me può invocare qualcuno che sappia dar consigli su questa macchina che ha il diavolo nei cuscinetti?
- Cuscinetti? Scaldano?
- Fondono le bronzine addirittura, quando non fanno di peggio.
- Ne avete buone di ricambio?
- Non restano che questi rottami, - e mise in mostra un mezzo corbello di bronzine sformate, rigate nell’interno, a pezzi.
Il motorista si curvò ad esaminare la macchina maltrattata, scrostata qua e là, rugginosa in talune parti basse, unta e bisunta a dovizia in tutti i movimenti, tanto da scolare olio nella sentina semi-allagata.
- Buona macchina. Deve rendere. Rendere bene, benissimo, Una Diesel originale. Niente di meglio su questo tipo. Macchina trattata male. Ma difetto sta nel montaggio.
- Era un motore di seconda mano e venne installato in un cantiere di fortuna.
- Non meccanici chi collocare macchina.
- Si può rimediare?
- Facile, molto facile rimediare, - disse tranquilizzante. – Provare un poco accensione. Prego.
Dimenticandosi di dover attendere ordini per una operazione simile, il meccanico si sentì così sollevato dal consulto che attaccò senza curarsi di Capitan Merigo. Questi, irritato per la soperchieria che credeva di patire a proposito del nolo ordinatogli, perdette le staffe sentendo starnutire il motore e corse a vedere chi si permetteva simile libertà senza consultarlo.
Affacciato alla scaletta gestiva e minacciava fuori dei gangheri senza essere inteso nemmeno da Foscarino per lo sconquassio dei pistoni, allorchè il motorista fece cenno di spegnere.
Capitan Merigo s’era intanto sfogato, anche se nessuno l’aveva udito, né gli aveva dato retta. Col cessare del fragore s’ammutolì e, sempre trascurato da chi non aveva occhi che per la macchina, né pensava di voltare il capo in alto per contemplarlo, rimase in ascolto parendogli indecoroso battere in ritirata.
- Cuscinetti male piazzati. Occorre registrare bene, - diceva lo Svedese palpando qua e là. – Facile rimediare. Abbiamo officina nel campo per rettifica bronzine. Due ore lavoro e tutto bene.
- E poi potremo fidarci?
- Poi marciare un mese senza scaldare. Io essere sicuro.
Capitan Merigo, proprio lui l’avrebbe abbracciato. Si l’avrebbe abbracciato nonostante la stizza che lo rodeva per l’impudenza della Società per la pesca che stava inventando raggiri, trovando, fra i mille pretesti, che il pesce sarebbe giunto avariato perché non poteva assumere precise responsabilità circa il termine di tempo nella consegna del carico.
- Dì un po’ – mormorò ammansito a Foscarino che l’aveva finalmente scorto e non sapeva ora come regolarsi per l’arbitrio commesso – sarà poi vero ciò che dice quel coso lungo? E dove l’hai pescato tu? Devi avere..
La frase rimase a mezzo perché il motorista, voltandosi, l’aveva scorto e s’affrettava a raggiungerlo, avendo appreso dal marinaio che si trattava del Capitano.
- Mio amico piccolino italiano – disse con schietta cordialità – chiesto consiglio per vostro motore. Buona macchina, male usata. Male, molto male sistemata.
- Si può farne qui la riparazione?
- Sì, io provvedere. Facile lavoro. Ma io parlare con voi per altro lavoro.
Facendosi via via sempre meglio intendere, gli chiese se era disposto a effettuare noli per la Società Aeronautica, che in quel momento lui rapprsentava, per il trasporto dei materiali occorrenti all’impianto definitivo della base di fortuna su Fernando di Noronha. Accennò all’ingaggio dei due muratori, per lo sbarco, d’altronde liberi di disporre della propria volontà dopo il lavoro compiuto a San Paolo, e fece vedere i vantaggi che offriva l’accettazione dell’impegno e l’entrata alle dipendenze d’una Società che stava studiando di estendere i servizi aerei con dirigibili e aeroplani su tutta l’America Latina.
- Non posso dare nessuna garanzia sulla regolarità del nolo come voi vedete – disse, però con un certo tono conciliante – a causa del motore che ci ha fatto dannare e per poco non ci consente di mantenere nemmeno il primo impegno. Inoltre ho ricevuto ordine dall’armatore di fare un carico di pesce salato. E’ per questo che mi trovate a Fernando di Noronha.
Abituato ad evitare al massimo le responsabilità, anche per pigrizia, aveva per primo passo messo in tavola le difficoltà per accettare poi col minimo degli obblighi e il massimo di garanzie. Il giovanottone non se ne accorse e ci cascò subito:
- Sul motore dò io garanzie.
- Per iscritto, s’intende.
Oh, sì, come volere. Per vostro nolo, vedere voi vostri interessi. – Voltosi al meccanico gli disse di prendere il corbello delle bronzine e di seguirlo, lasciando Capitan Merigo a riflettere su ciò che gli poteva convenire di scegliere con un:
- Fra due ore io tornare e aggiustare macchina. Voi dirmi se conviene nostro lavoro.
E voltosi a Foscarino:
- Tu preparare fagotto e aiutare muratori, vero?
- Benissimo, benissimo.
- Come? Non bene, bene?
E partì ridendo e traendosi dietro il meccanico, mentre Capitan Merigo ora si sentiva gongolante e ora sulle spine, perché non sapeva risolversi a fare una scelta e prendere una decisione, in quanto occorrreva assumere precise responsabilità innanzi all’armatore.
Il motorista, raggiunto Capitan Ekengren, gli dette relazione dei primi contatti e gli espose la situazione di bordo come gli pareva d’averla capita.
- Ci troviamo forse innanzi a un furbone, - osservò il superiore.
- Se i materiali occorrono, per ora non abbiamo altra scelta.
- Ve la sentite sul serio di mettere a punto in così poco tempo il motore?
- Non si tratta che di rettifiche. Con pochi spessori è a posto e garantisco che non sarà poi necessario cambiare le bronzine più dell’ordinario. Il meccanico non ha nessuna pratica, ma se la cava nella sorveglianza se tutto funziona bene.
- Sicchè rimarrebbe la faccenda del pesce salato. Non lasciate capire subito che la Società sarebbe sisposta a telegrafare all’armatore offrendo un piccolo indennizzo a differenza per il nolo che propone. Se cede siamo a posto, se insiste concludete ad ogni modo. Ho intanto preparato la nota dei materiali occorrenti che telegraferemo all’agente di Pernambuco perché li provveda senza dispersione di tempo. Qui avete il contratto da far firmare al Capitano dello “Scafandro”.
Mentre il motorista s’avviava nell’officina del campo seguìto dal meccanico, Foscarino e i muratori preparavano il loro fagotto. Prima di lasciare il barco per dare inizio alla ricerca dei manovali il ragazzo prese il tuffolo e lo depose in acqua badando di assicurargli questa volta ampia libertà dato che le acque dell’approdo erano prive di pericoli.
Capitan Merigo, colto alla sprovvista da tanti avvenimenti, pur non volendo mostrarsi troppo conciliante coi pareri dello Scrivano, dopo aver pensato un bel po’ da solo spiattellò ogni cosa al subalterno, certo che gli sarebbe sfuggito più di un utile consiglio.
- Eccoli sistemati per bene quelli della pescheria. E stamane mi hanno fatto spolmonare. Ci ho gusto e finirò per abbracciare quella specie di saltimbanco miracoloso pescato a San Paolo solo per poterli lasciare in asso col loro pesce rancido, - fu la prima espressione dello Scrivano appena Capitan Merigo gli ebbe esposta la situazione.
- Parlate come se si fosse già accettato.
- E avreste incertezze sulla scelta?
- No, chè ne vedo i vantaggi; non fosse poi che per far la spola con Pernambuco, accetterei. Ma il padrone è l’armatore.
- Servitelo, il vostro armatore, con gli argomenti della pescheria e poi, fate di meglio, perfezionate l’impresa. Addossate su quei signori le responsabilità che si sono attirate eludendo il contratto con le loro assurde pretese. Ne avrete un elogio dall’armatore sia perché gli procurate un migliore affare, sia perché gli lasciate il vantaggio di poter questionare con profitto coi salatori.
Senza parere, Capitan Merigo aveva intanto finito per attirare l’ufficiale nella cabina ove s’erano trincerati, non molto prima, quasi per litigare, e gli offerse il pisco della sua migliore bottiglia, fregandosi compiaciuto le mani quasi brindasse, non alla fortuna, sibbene alla propria illuminata intelligenza, visto che allo Scrivano era sfuggito ben più d’un semplice consiglio e ora si sentiva soddisfatto e sicuro.
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