Il beato sonno di Foscarino fu interrotto, quando già il sole s’era levato sull’estuario del Plata e inondava il movimentato angolo marinaro del Riachuelo, da una voce rauca che cantilenava:
- Le’ sciurtìo “Ö Balilla”… “Ö Balilla”…
Svegliatosi nella cameretta luminosa corse alla finestra. Sul marciapiede di fronte, presso una grossa bitta, un vecchio cinese gracchiava stando dietro a una bancarella, industriandosi ad offrire il giornaletto umoristico e a mettere in mostra pettini, dentifrici, cartoline, saponette e cianfrusaglie ad uso dei marinai in transito.
Due monelli, passandogli dietro inosservati, gli tiravano il codino proprio mentre il ragazzo stava affacciandosi.
- Gandulli, gandulli, spêta, mi, - si mise a gridare il vecchietto, proprio come i caldarrostai all’angolo di Prè a Genova.
E fingeva di inseguirli per levarseli d’attorno, mentre in realtà badava a non allontanarsi dal suo trespolo.
Un cinese col codino! Doveva essere ben vecchio e ben attaccato alle antiche tradizioni se ancora non s’era deciso a tagliarselo, profittando della tolleranza che vigeva nella libera terra d’Argentina, dove nessuno si sarebbe mai sognato di troncargli il collo come in patria per un simile delitto. Chissà da quando viveva alla Boca se aveva ormai fatta sua la parlata genovese del quartiere.
Lo sguardo si spinse verso l’ancoraggio. Barche uscivano ed entravano, a vela, a rimorchio, a motore. Scorse uno dei brigantini del cugino Marco attraccato e finalmente, al di là d’un chiattone che quasi lo nascondeva, il velivolo.
- Te la sei dormita da michelaccio, - udì per buon giorno alle spalle mentre continuava le sue osservazioni. – Avevi del sonno arretrato o hai fatto veglia?
Capitan Novaro era comparso a indagare come procedevano le cose fra i ritrovati cugini, e gli riuscì presto di capire che tutto era filato in poppa come aveva ardentemente sperato.
- Andiamo a trovare Marco. Lui non perde mai tempo. Credo che ci aspetti sul bastimento mentre provvede al carico.
- Strada facendo, con affettuosa insistenza e pure con delicata discrezione, il vecchio amico di Zio Bronci si veniva informando dei colloqui serali e dei propositi.
- E’ la volta buona, santo Dio, - mormorò quasi tra sé rasserenato appena conobbe la conclusione. – Che carattere questo benedetto figliuolo. C’è voluto proprio la mano di Dio per renderlo ragionevole.
A bordo Foscarino si trovò come sulla coperta del brigantino di Zio Bronci. La stessa disposizione dell’attrezzatura, la stessa pulizia, il medesimo ordine, lo stesso dialetto. Capitan Novaro gli indicò il Nostromo, il pazzo della Bordolese che seguiva Marco con una devozione commovente, pronto a capire da ogni gesto la sua volontà e i suoi desideri.
Il lungo dramma della solitaria e avventurosa giovinezza, pur risorgendo da ogni parola del racconto che l’aveva avuto ascoltatore muto e commosso, non lo turbava più. Qualche cosa c’era pure di invidiabile in quella ferrea lotta condotta in solitudine, con solo la devozione d’un marinaio per conforto e consolazione.
Uno stormo di gabbiani gettatisi dietro una goletta che usciva, per esser pronti ad acciuffare i resti della spazzatura di cui si sarebbe sbarazzata appena fuori del porto, gli fece ricordare il tuffolo.
- Ho da liberare il prigionero. Chissà come sarà affamato. Lasciatemi fare una corsa a bordo del velivolo.
Capitan Novaro gli tenne dietro e seguì paziente le manovre del ragazzo, discorrendo coi due guardiani i quali avevano un’ambasciata per il ragazzo.
- Capitan Ekengren ha lasciato detto che vuol vederti prima di mezzogiorno.
- Ci sono forse novità? – chiese Foscarino.
- E chi li capisce? Non parlano mica genovese quelli, - fu la risposta che voleva essere spiritosa, del più anziano.
- Prendi il tuo bagaglio, - suggerì Capitan Novaro. – Ora che hai una casa conviene che vi sistemi anche il corredo.
Avrebbe voluto, con quel suggerimento, aggiungere: “Non vorrai mica ripartire? Proprio ora che le cose di sono aggiustate così bene non devi filartela. Quel rusticone di tuo cugino chissà, ripensandoci su, sarebbe capace di trovare un altro pretesto per rimandare”. Si espresse invece in termini meno precisi, aiutandolo però a sbarcare il fagotto coi preziosi doni di Capitan Merigo e dello Scrivano involti nella tenuta d’incerata e nelle coperte.
Foscarino nell’obbedire si sentiva incerto. Che avrebbe detto Capitan Ekengren se avesse rinunciato a seguirli sino alla mèta? E soprattutto il motorista che avrebbe pensato? La trasvolata delle Ande non era rinuncia da potersi davvero accettare a cuor leggero.
Tornati a bordo del brigantino, dopo essersi trattenuti un po’ in casa a riporre il bagaglio, ed essere passati al “Re dei vini”, dove Capitan Novaro aveva una specie di recapito e dovette far sosta un’oretta, trovarono il cugino che stava discorrendo con Capitan Ekengren e col motorista.
Visto il ragazzo i due svedesi se lo presero in mezzo rallegrati.
- I guardiani ci hanno detto che saresti stato su questo motoveliero, sicchè siamo venuti a trovarti. Intanto non abbiamo perduto tempo perché abbiamo fatto la conoscenza con un Capitano che fa per noi.
Marco, mentre discorrevano, stava esaminando degli stampati con acuto interesse.
- Vedi il programma d’inizio per i voli transoceanici in dirigibile, collegati con aeroplani ai centri minori? La Compagnia Aeronautica non perde tempo. Li ha già fatti stampare e in questo momento sta diffondendoli a milioni di copie in tutti gli uffici turistici del mondo intero.
Capitan Ekengren porse al ragazzo e a Capitan Novaro copia dello stesso stampato che stava esaminando Marco e si volse quindi al padrone del veliero.
- Dunque dite che il bastimento risale oggi stesso il Rio Paranà? Eccoci liberati molti prima e molto meglio di come credevamo del carico che si doveva avviare ad Asunciòn per attrezzare la piccola base del Paraguay. Con uomini come voi c’intenderemo a meraviglia. La Compagnia non è che all’inizio del suo sviluppo e se potrete conciliare i vostri trafffici con le nostre esigenze, ci avrete clienti attivi perché c’è molto da fare in questi giovani paesi.
Il carico del bastimento è quasi ultimato, - obiettò Marco.
- Non vi faremo perdere tempo. Vado subire a telefonare all’agente e avrete fra due ore al massimo i nostri materiali sulla banchina. A stivarli si fa presto e non faranno eccedere la portata del brigantino essendo per ora soltanto quelli essenziali.
- Avendo ultimare le nostre pratiche noi possiamo ripartire al tocco. Saremo stasera ad Asunciòn e domani probabilmente a Valparaiso. Là sosteremo una settimana perché c’è tutto da organizzare e quindi ritorneremo per la stessa rotta. Conto di trovare ad Asunciòn i materiali e rivedervi forse là se i vostri traffici vi avranno trattenuto in navigazione sul fiume. Comunque vi resta stabilito che faremo capo a voi per quanto ci occorre, visto che siete attrezzato di tutto punto per la navigazione interna nel Sud-America.
- Conti di ripartire subito? – chiese ansioso Capitan Novaro all’amico, visto con quale interesse seguiva il discorso di Capitan Ekengren.
- Al ragazzo non si può togliere la sodddisfazione del volo a cui era avviato. Conosco l’indole del piccolo, ormai, pèr capire che sarebbe assurdo chiedergli il sacrificio. Non si tratta infine che di rimandare di qualche settimana. In compenso guadagneremo tempo traversando l’Atlantico sul dirigibile. Hai visto l’itinerario? C’è poi da consolidare l’intesa con questa compagnìa, che propone affari da tener da conto, e mi piace occuparmi di persona della faccenda.
Capitan Novaro non riuscì a trovare argomenti validi da ribattere il discorso nei punti essenziali. Aveva sempre ragione quel severo giovanotto, maturato a una disciplina e a un lavoro che l’aveva reso comprensivo e fatto uomo assai prima del tempo.Visto che gli ospiti stavano per scendere dal brigantino e non volendo abbandonare la partita subito né lasciare la compagnìa del ragazzo che s’era tutto rallegrato per i propositi del cugino, s’affrettò a dire:
- Mangeranno un boccone, m’immagino, i nostri aviatori, se la partenza è al tocco. Siamo quasi a mezzogiorno. Vengano tutti miei ospiti. A quattro passi di qui c’è il “Re dei vini” che per gli amici fa anche trattoria a parte, e ci si trova sempre come in famiglia. Marco, s’intende, vieni anche tu. Potrete intanto continuare i vostri discorsi di affari e non sarà male consolidare la conoscenza sedendo a una buona tavola.
La proposta non trovò oppositori, anzi, Capitan Ekengren, preso in mezzo il vecchio marinaro che gli ispirava viva simpatia, insieme a Marco precedette il motorista che mostrava desiderio di starsene un po’ col suo giovane amico.
- Bene, bene, molto benissimo, - cominciò lo svedese cingendo la spalla del ragazzo. Tuo cugino Capitano conosce suo lavoro. Conosce bene America. Nostra Compagnia Aeronautica trovato uomo adatto. Moderno, chiare idee, capacità, mezzi. Molto bene, molto bene.
I guardiani dell’apparecchio dovevano aver ciarlato e profittato subito delle confidenze di Capitan Novaro. Nessuna sorpresa che conoscessero bene le capacità del cugino visto il modo con cui era salutato nell’ambiente marinaro e la posizione che s’era guadagnata in porto. Ascoltando il loquace motorista, il ragazzo veniva pensando con gratitudine al cugino che aveva saputo trovare il modo di conciliare la situazione senza togliergli la possibilità di continuare il suo volo.
Al “Re dei vini” Capitan Ekengren si pose al telefono e mentre la tavola s’apparecchiava, disponeva ogni cosa perché il carico stabilito fosse pronto sulla banchina.
Informava delle trattative intanto e dava all’agente ogni ragguaglio su Capitan Fravega, perché si stabilisse un’intesa perfetta nello sviluppo dei lavori che erano in corso per estendere la rete dei servizi aerei anche nei centri interni.
Il più inquieto dei commensali si dimostrò Capitan Novaro, contrariato dal proposito fermo di Marco che avrebbe voluto veder decidersi senza altri indugi. Vinto poi dagli argomenti del pilota svedese che veniva esponendo la vastità del programma stabilito dalla Compagnia Aeronautica, con la capacità tutta ligure di sacrificare alle esigenze del lavoro ogni altra soddisfazione, s’arrese e divenne quel cordiale ospite che tutti alla Boca elogiavano. Perdonò anche a Foscarino l’evidente desiderio di non rinunciare al volo transandino, riuscendo a rendersi conto dell’ansietà del ragazzo e accompagnò all’apparecchio gli invitati restando con Marco sulla banchina finchè il velivolo non sparve sull’Estuario del Plata.
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