Pioggia di sera. Goccioline d’acqua crepitarono in coperta, sugli incerati dei boccaporti, sulle tughe e i tambugi. Le vele filettarono, contro lo scafo si sentì il leggero sciabordìo insistente che è la voce della calma. Il “Vera”, nero come l’anima di un eretico, fu una piccola cosa sul mare scialbo e la pioggia stacciata dal cielo la isolò più che mai nel mondo.
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Il “Vera” e la pioggia si correvano incontro; qualche anima persa pregava perché il nostro cielo fosse basso e chiuso.
Un piovasco mi aveva inzuppato. Giornate grame; le vele ora portavano, ora sbattevano nella foschìa; pareva si navigasse così per fare, senza rotta né porto di arrivo. Le vele, imbevute, pesavano come fosser piombo; le manovre, intirizzite, torturavano le mani.
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In uno di quei giorni tristi, Emilio mi raccontò la storia del Morto. Eravamo sotto il carabuttino, il “Vera” si stancava sull’onda lunga.
La storia del Morto è di quelle che si afferrano a mezz’aria; chi la racconta lascia il discorso in sospeso, perché possiate intuire ciò che egli esita a dire o non sa. E’ la storia della paura che si addensa sui bordi, balena e stormisce fra gli alberi del bastimento, fra le vele e le sartie; invade l’alloggio di prua, invade la camera di poppa, si fissa nelle anime.
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Il Morto doveva aspettare qualcuno. Giuseppe sbarcò ad Alicante, convinto che toccasse a lui, smise di navigare, annegò nel fango di una palude. Ci fu chi vide il Morto anche a bordo, aggrappato al bompresso: verdastro, mandava un po’ di luce come le meduse e i polpi gettati a spiaggia.
Chissà se i morti toccano i fondali! Navigano, forse, fra due acque, si assommano, ripiombano, invece di sfarsi impauriscono la gente. Ribelli al destino dei cadaveri, compiono sul mare qualche missione di Satana o di Dio ignota agli spiriti freddi. Quando un Morto si mostra ai naviganti, non è senza motivo; dicono che noi di mare siamo superstiziosi, perché il nostro spirito non è freddo.
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Il vibrante spirito di Emilio dava un significato alla storia del Morto. Ma questa è una storia conosciuta da molti naviganti, e su molti bordi son ricomparsi gli annegati.
Ricompaiono al modo dei mendicanti che guardano, immobili e sinistri, senza chiedere. Gli occhi loro interrogano le nostre coscienze, ci domandano se siamo in debito, attendono. Forse (fu questo il pensiero profondo di Emilio) il Morto che torna non trova giusto esser solo nel gelo degli abissi, rimprovera ai viventi la propria solitudine e la loro vita, aspetta un tributo e un compagno dalla nave.
- Par che una volta – sussurrò Emilio al mio orecchio, intanto che infittiva la pioggia e più sbattevano le vele – par che una volta su qualcuno di quei clippers del Capo Horn, tirassero a sorte chi doveva andare col Morto!
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Nessuno, dell’“Astrea”, dubitava ormai che la nave – la bella nave con i suoi tre alberi a quadri, con le quindici croci dei suoi pennoni nel cielo – fosse seguita da un’Ombra. Alcuni avevano visto e altri intuito. Anche quando non appariva, il Morto si faceva sentire nel sangue dei viventi con un fremito ghiaccio. Il Capitano era mutato, raramente usciva una parola, se non per comando o per rimbrotto, dalle sue labbra, un tempo ardite e gioconde. L’equipaggio notava che egli rimaneva a lungo chiuso in cabina. Prima pensarono che avesse paura del Morto, e i vecchi di bordo risero di trovarlo stolto, al punto di immaginare che bastasse la porta per impedire il passaggio di un’Ombra.
Successero dei casi strani. Veniva il vento a fil di ruota, veniva il vento a gran lasco, il vento che fa correre le navi, nelle stagioni e nei paraggi dove non s’era dato mai; tempeste passavano quasi a sfiorare il bordo, senza nemmeno dargli un colpo di rollìo, nebbie dileguavano d’incanto. I naviganti pensarono che i Morti non hanno mai portato fortuna alle navi che essi visitano.
- Dunque – disse Emilio a mezzo voce, mentre il buio nascondeva il suo viso – i vecchi dell’“Astrea”, pratici di queste e di tante altre cose, congetturarono che il Capitano avesse concluso un patto col Morto. E’ probabile che si vedessero in cabina, sedevano l’uno davanti all’altro, muti, e si capivano. Ma i patti son sempre un dare e un avere. Il Capitano doveva aver promesso qualcosa al Morto, se il Morto portava il vento in poppa e la bonaccia di mare, se allontanava dal bordo le tempeste.
I marinai rabbrividivano di questa promessa. Il Capitano poteva aver venduto l’anima… Ma l’anima si vende al Diavolo, e invece il Morto era sicuramente Tommaso, il nostromo di Voltri scomparso in una notte nera. I Morti non comprano le anime, i Morti del mare cercano compagnia. Allora i marinai si persuasero che il Capitano avesse promesso uno di loro. Lo avrebbe portato via un’improvvisa furia del mare, una raffica fulminea, arriva; o forse, nelle notti fonde e desolate, quando non si vede nulla e le voci delle onde coprono le voci degli uomini, un povero marinaio si sarebbe sentito afferrare alla gola, una forza disperata lo avrebbe ghermito per fargli fare il tuffo, a saldo del debito col Morto.
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A Bueno Aires l’intero equipaggio dell’“Astrea” sbarcò, ognuno andando alla ventura per cercare scampo. Sul Plata formicolante di gente randagia, di anime perse, l’“Astrea” non potè trovare mai un altro equipaggio. La storia del Morto corse la costa come un vento avvelenato, fu ridetta sulle banchine e sui galleggianti, nelle taverne e nei luoghi di cattiva fama.
L’“Astrea” – la bella e giovane nave dai magnifici fianchi – rimase abbandonata come un vecchio scafo invalido. Ostriche ed erbe coprirono la sua agile carena. Il suo guardiano prese l’aspetto stupìto di chi ha il cervello in bando. Furono sghindati gli alberetti, deperì il sartiame, sotto il sole lo scafo si cosse, il fasciame s’allentò.
E dopo tanti anni l’“Astrea” galleggia ancora! Uno spettro, una nave morta, uccisa dalla paura, uno di quei lebbrosi del mare relegati in fondo alle darsene che parlano di sciagure, di delitti, di liti che stremano le generazioni, di odio e di follìa.
Il suo Capitano – lo sa Emilio – fu perso di vista, sparì. Forse il Morto volle lui a compagno, in cambio del marinaio che gli aveva promesso. Volle lui; molti sono i modi per prendere un navigante e portarlo via.
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