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6.1.10

"Uomini sul mare" di Ugo Cuesta - Lettere di Repetto Fruttuoso - 7

Questo post fa parte di "Uomini sul mare" pubblicato da Ugo Cuesta nel 1938

In un certo tempo della sua vita, l’autore, per un fenomeno di sdoppiamento o altra diavoleria, venne a trovarsi nella pelle ben concia e indurita del nostromo Repetto Fruttuoso, ligure d’origine ma toscano di nascita. Durante tale periodo, l’autore, così trasmigrato e trasformato, scrisse varie lettere all’amico Pippo, e di queste, alcune ora ne raccoglie e stampa.


Caro Pippo,


in questo frattempo che non ti scrivo sono successi diversi fatti, compresa la perdita come saprai del “Raffio” in quei paraggi della Manica, ma intanto l'“Artiglio II” si è allestito per i ricuperi ed è sempre così, un bastimento si perde e un altro lo rimpiazza. Intanto io sono un'altra volta a Genova e qui ci ho trovato un marinaio appunto dell'“Artiglio II” che era anche sull'“Artiglio I” e si salvò. Mi ha detto: che te ne fai? tanto noialtri la paura non si sa dove sia zavorrata. Credi, caro Pippo, che non sono discorsi, perchè questa gente tira via fra i pericoli senza pensarci tanto e all'estero tutti ce la invidiano.
Allora, come ti dicevo, sono arrivato a Genova dopo un viaggio abbastanza buono e presentemente eccomi qui ma non so quando potrò venire a trovarti e semmai sarà per un'altra volta. Ho fatto venire la moglie con la bambina che te l'assicuro è la mia consolazone e me non mi vuol neanche vedere, si ingavona sul petto della sua mamma come qualmente avesse paura di me e tu comprenderai certe cose. Venendo a parlare di altri avvenimenti e fatti che ci avrai piacere a saperli, io sono come si direbbe in sospeso perchè l'armatore dice che sarei buono a navigare le petroliere e guarda combinazione lui ce ne ha una senza nostromo che dovrebbe andare in Mar Nero a caricare. Allora lo sai come succede, dice di no che ha di suo e noialtri che bisogna stentare la vita siamo a disposizione. Del resto le petroliere le ho già navigate e non ci ho pregiudizio a tornarci che tanto quando ci sono i tanchisti in gamba e tutto è in regola va bene lo stesso, salvo dover sempre dar fondo al largo come avere il colera a bordo e poi non si sa mai dove si dirige. Il Marconi porta gli ordini in plancia e a Genova ci si rivede una volta tanto. Caro Pippo, non è più come a tempo nostro che magari ci volevano cinque mesi, ma se ci si mollava da Caleta Buena per Genova si veniva a Genova; oggi comanda la radio e chissà quel che succede e dove ci si ritrova.
Però mi faresti piacere di dire a Baciccia dato che è costì con te, che trovai a Bilbao prima della partenza uno spagnuolo che ora ha osteria e una volta erano compagni a bordo a quel vapore di Lavarello, mi pare il “Gaspare”, ma a debito non fa neanche a dirgli che è dei nostri e a dargli le manate sulle spalle. Concludendo, caro Pippo, a parte i fatti che ti ho detto e dovermi imbarcare secondo le probabilità sulle petroliere, aspetto una tua lettera per consolarmici un poco in partenza data l'amicizia e intanto non credere che io stia qui con le mani in tasca perchè anche in attesa di un nuovo imbarco per un nostromo c'è sempre da fare e poi non siamo riconosciuti.
Ti mando tanti carissimi saluti e sono il tuo affezionatissimo

Repetto Fruttuoso
nostromo.


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