In un certo tempo della sua vita, l’autore, per un fenomeno di sdoppiamento o altra diavoleria, venne a trovarsi nella pelle ben concia e indurita del nostromo Repetto Fruttuoso, ligure d’origine ma toscano di nascita. Durante tale periodo, l’autore, così trasmigrato e trasformato, scrisse varie lettere all’amico Pippo, e di queste, alcune ora ne raccoglie e stampa.
Caro Pippo,
ti scrivo per farti sapere che della spalla dove mi ci cascò la buccola passacavi sto al solito ma oramai il peggio dovrebbe essere passato e insomma mi contento, quantunque a star sempre in casa di salute uno diventi rugginoso come uno sbirro vecchio. Essendo dunque momentaneamente fra gli invalidi, che credi, Pippo, ci si annoia parecchio, si parla così fra noi del più e del meno più che altro con l’amico Baciccia Barchi, che è qui anche lui in casa di salute causa una manovella che gli schiacciò un piede sul lavoro a bordo al “San Lorenzo”.
Lui però è di quelli che quantunque siano imbarcati a bordo ai vapori non sanno parlare altro che di bastimenti e non c’è verso di cambiare discorso, gira e rigira ti ricasca sempre sui velieri, che a sentir lui chissà che bella vita ci si faceva, mentre tu sai, caro Pippo, che le cose non andavano tanto per la quale, compreso il mangiare sempre carne salata, che quando s’era passata la linea diventava una porcheria e se non capitava di prendere i pesci volanti a volte pur di non mangiare quella roba si saltava il pasto, più il caldo e a volte anche le cimici e tutto. Però bisogna dire che la gente imparava il mestiere e chi ha navigato alla vela è un uomo. Più ti volevo dire che Baciccia, a sentir lui, si è trovato a chissà quante cose e ha visto tutto lui come se noialtri non ci fossimo per nulla. Anzi l’altra sera si arrabbiò perché voleva dire di averla vista lui l’“Asia”, in mare, che camminava con le gabbie e aveva un impiccato alla maestra ma poi non se ne seppe più nulla.
Questi, caro Pippo, son fatti che è inutile vuotarcisi la testa e sul mare aspettati di vederne di tutti i colori. Però che proprio l’“Asia” la vedessero l’ultima volta dal bastimento dove era imbarcato Baciccia non ci credo ma il fatto è vero e qualcuno l’impiccato lo vide di certo. Altro non si sa e restano soltanto le supposizioni, che ognuno vuol dire la sua, sai pure come sempre succede. Baciccia è del parere che a bordo all’“Asia” ci succedesse una rivolta e sarà anche vero quantunque lui non ci fosse; l’unica cosa che si sa di sicuro è che poi lo scafo fu ritrovato vicino Carloforte in Sardegna completamente disalberato e senza nessuno a bordo mentre invece, te lo scrissi anche un’altra volta, nessuno ha più visto il “San Giuseppe” dove era imbarcato Beppino, quello che mi regalò la pipa. Anzi a questa lettera non mi hai ancora risposto e dunque rispondimi al più presto sennò mi farai pensare che forse ti ho annoiato raccontandoti troppe cose successe. Credi, Pippo, parlando con te o scrivendoti mi sembra di parlare medesimo che a un fratello, perciò scusami e scrivimi e poi voglio sperare che ci dovremo trovare anche coi piedi sotto il tavolino, cioè a berne qualche bicchierotto prima che io riparta.
Quanto appunto alla partenza, ti ripeto che spero di tornare a bordo all’“Adelaide” benchè per dirti la verità su questo vapore il nostromo non sia tanto rispettato e anche il caporale di macchina, che ha tutto il maneggio essendo a bordo da cinque anni, dice che qui nostromini non ce ne sta più di un anno. Però non importa e io mi adatto sempre facendo il mio dovere come l’ho sempre fatto. Insomma speriamo nell’avvenire quantunque da un pezzo in qua succedono tutte a te, ma invece che Baciccia si lamenta del trattamento a bordo al “San Lorenzo” perché il secondo ufficiale gli levò la chiave del ripostiglio della pittura, spago, frettazzi e tutto, dicendo: cosa volete farne? La tengo io.
Queste son cose che succedono e io non ti voglio annoiare di più, specialmente perché Baciccia ha il vizio di mugugnare un po’ troppo. Vuol dire, caro Pippo, che ti scriverò torna appena ricevuta una tua cara lettera. Intanto ti faccio i saluti di Pico il savonese che dice di averti conosciuto a bordo all’“Ansaldo II” e con questo ti abbraccio e sono il tuo carissimo amico
Repetto Fruttoso
Nostromo.
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