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6.1.10

"Uomini sul mare" di Ugo Cuesta - Lettere di Repetto Fruttuoso - 4

Questo post fa parte di "Uomini sul mare" pubblicato da Ugo Cuesta nel 1938

In un certo tempo della sua vita, l’autore, per un fenomeno di sdoppiamento o altra diavoleria, venne a trovarsi nella pelle ben concia e indurita del nostromo Repetto Fruttuoso, ligure d’origine ma toscano di nascita. Durante tale periodo, l’autore, così trasmigrato e trasformato, scrisse varie lettere all’amico Pippo, e di queste, alcune ora ne raccoglie e stampa.


Caro Pippo,

avrai letto sui giornali il fatto della “Luisa Madre” che s’è persa sul porto di Genova e manca tutto l’equipaggio di sei persone. Certo la libecciata fu di quelle che qualche danno lo fanno sempre e anche dentro il porto tutti dovettero faticare agli ormeggi e qualcuno dovette anche filare un po’ di catena all’ancora per reggere, ma insomma questa è stata una gran disgrazia molto più che la “Luisa Madre” era proprio per entrare e s’è perduta sugli scogli foranei del molo Principe Umberto sotto gli occhi sto per dire della gente che stava a vedere, anzi un rimorchiatore della Capitaneria tentò di uscire per salvataggio ma non ce la fece e tornò indietro causa lo stato del mare che di certo era un affare serio e anche sul molo non ci si stava.
Però fa specie che in un porto come quello di Genova dove i mezzi non mancano non si sia potuto allestire altro che quel solo rimorchiatore, quantunque non si possa dire se c’era modo di tentare un passacavo o di uscire con una scialuppa insommergibile. Che vuoi, caro Pippo, quando si vede un bastimento perdersi in terra e la gente sparire senza aiuto vien sempre il dubbio che non si sia fatto abbstanza e insomma noialtri naviganti s’è visto nel fatto della “Luisa Madre” la nostra sorte, che oggi o domani può capitare a tutti e così credi siamo rimasti tutti con l’anima in pena. Eppoi che la goletta fosse in pericolo era un pezzo che si vedeva perché la barca lottava col mare da diverse ore cercando di entrare a Genova di rilascio e forse se un rimorchiatore non era tanto in terra questa disgrazia non sarebbe successa. Vuol dire che era destino così e che vuoi farci?
Avrai anche saputo che sul primo non si sapeva quale bastimento si fosse perso e qualcuno diceva il “Padre Modica”, un altro siciliano; viceversa vennero a galla delle carrube sul posto del sinistro e allora si capì trattarsi della “Luisa Madre” che ne aveva un carico per Savona provenienza dalla Calabria. Più fu ricuperato un pezzo di coronamento del carabuttino che c’era scritto col coltello “Pace e lavoro” e la scritta è stata riconosciuta da un marinaio qui presente in attesa di imbarco che la fece lui quando era imbarcato a bordo della goletta. Lo vedi, Pippo? Quelle parole son dette bene perché tutti s’ha bisogno di pace e di lavoro, poi ti prende una libecciata e non se ne parla più. Il mare pace ne dà poca e noialtri siamo fatti per lottarsi la vita e allora bisogna esser sempre pronti e aspettarsi a tutto, ma si ha un bel dire, quando poi succedono dei fatti come questo si vorrebbe che non fossero successi e ci sentiamo tutti fratelli sicchè ci dispiace come se avessimo perso qualcuno di famiglia. Allora, caro Pippo, su questo punto non ho altro da dirti, soltanto a questi bastimenti che fanno il cabotaggio bisogna levarsi il cappello e io che ho navigato i siciliani ti posso dire che a parte la canzonature fra chi è di un paese e chi di un altro, il mestiere del mare lo sanno e non sono di quelli che si mettono paura. Ora mi verrebbero tutti i ricordi di quando anche i siciliani avevano i velieri al lungo corso e spesso li ho incontrati nei viaggi del guano e nitrato al Cile, ma ho paura secondo il solito di annoiarti con tanti discorsi avendo già scritto abbastanza, e anzi qualcuno degli amici ha già cominciato a dire che fo lo scrivano invece del nostromo e così, caro Pippo, concludo col mandarti tanti saluti e ti scriverò prima di partire per dirti del nuovo imbarco e tutto.


Tuo aff.mo
Repetto Fruttuoso
nostromo.

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