Sulla Nereide – quella vecchia goletta con lo scafo pitturato di bianco e l’opera morta color legno – la gente faceva vita grama, causa l’armatore, un dispensiere ritirato che, giunto a comprarsi il bastimento, voleva fargli fruttare l’oro e le perle.
L’attrezzatura trasandata; le vele, tutte rappezzate, non avrebbero resistito a un colpo di vento fuor dell’ordinario; i cordami, cavacci da muscello; occorreva talvolta rifar il parler alle griselle con vecchie sfilacciature di cavi buone per redazze, eppure la gente doveva fidarcisi, nel salire a serrare le controrande.
Quanto a provviste, peggio con peggio: sempre scarse e di infima qualità. Se quel porto d’armamento una partita di baccalà nessuno la voleva, andava a finire nella dispensetta della Nereide; i fagioli imbachivano nei cassoni, l’olio sarebbe andato bene per i lumi, il lardo irrancidiva. Che cosa avreste voluto trovar di meglio, a bordo a un bastimento dove il nostromo teneva prezioso il sego come l’incenso?
Oltre al padrone e al nostromo, l’equipaggio comprendeva tre marinai, un giovanotto, un mozzo, liguri tutti e non sempre ben d’accordo, a motivo delle solite rivalità e delle solite canzonature fra nativi dei vari paesi rivieraschi. Però al momento di lavorare ognuno compieva il proprio dovere, e tutti s’aiutavano nell’interesse del bastimento.
*
Quell’anno, la Nereide pareva perseguitata dal tempo: o calme, o fortunali, o venti contrari, qualcosa succedeva sempre a rendere lunghi e difficili i viaggi, con grandissima ira dell’armatore, il quale, a ogni approdo, se la prendeva col padrone, quasi ci avesse colpa lui, che invece lavorava come un argano.
La vigilia di Natale la goletta era a Trapani, carica di vino per la Francia. Mettersi in mare il giorno prima della festa non è da cristiani: anche chi la passa male cerca di rallegrarsi un poco – e in fondo i naviganti sono uomini come gli altri -, ma il vento era buono, e l’armatore, prevedendo il caso, aveva telegrafato di mollare senz’altro. Disobbedire poteva significare la perdita dell’imbarco, un imbarco da cani, è vero, eppur preferibile all’angoscia della disoccupazione – le lunghe attese umilianti, il morso del bisogno -: così la Nereide partì.
- Oh… Oh… issa.
La goletta, tutta invelata, presto si allargò, cullando sul mare increspato il suo scafo panciuto. Scese la sera – la sera di Natale – vi fu, sulle acque, un destino di più; a bordo prese piede la malinconia.
Qualcuno cantava:
Vorrei baciarti e poi morir…
- Quello ha voglia di tenerci allegri: parla di morte.
- Allegria, oh! Domani è festa.
- Ci credo. Non senti che cantano anche i polli? Non ce n’erano polli, a bordo alla Nereide. Nessuno ricordava di averceli mai visti, come si vedono su tanti altri bastimenti, in prossimità di ricorrenze solenni.
- A bordo al Giuseppe Padre si ammazzava il tacchino.
- A bordo all’Angelo il Natale si faceva meglio che a terra. Mangiare e bere da stancarsi.
- Consolatevi con i ricordi.
Nella cucina della Nereide – tambugio nero e untuoso – non c’era che un po’ di polpi, comprati prima di partire, e il gatto tentava di farcisi la parte.
Sul finire della prima guardia, rinfrescando il vento, fu serrato il freccia a poppa e prua. La Nereide, che senza le vele alte aveva il vizio di impruare, ebbe tutta la notte un molesto beccheggio.
Nel piccolo alloggio, dove occorreva ingegno e giudizio per muoversi, spogliarsi, vestirsi, entrare in cuccetta, il sonno dei franchi fu breve e rotto. In coperta qualche pipa mostrava a intervalli una piccola luce rossa. Eran gli ultimi rimasugli di tabacco. I più economi e previdenti si limitavano a masticare il cannuccio.
Un vecchio marinaio, di guardia col nostromo, essendo il giovanotto al timone, diceva le proprie miserie:
- Mi scrivono da casa che son dolori, e acconti niente.
- Siete già in debito?
- Macchè in debito. Non son questi i bastimenti dove l’armatore mette fuori i soldi. Tante volte uno potrebbe perdersi, e allora lo scapito sarebbe suo.
*
Il giorno si annunciò bene, con quelle piccole vaporosità all’orizzonte che segnano buon tempo, quando non ingannano.
Agguantate le controrande, la Nereide camminava appena, svogliata di portare a bordo miseria e malinconia.
Le gente zuppò quattro groncioli di galletta nel cafffè senza sapore, nerastro più per via della pentola decrepita che per effetto della polvere.
- Andiamo, voialtri, un po’ di lavaggio in gamba, che è Natale.
L’acqua fu rovesciata in coperta a buglioli, scope e frattazzi entrarono in azione: la goletta si presentò linda al sole nascente.
E’ passata una barca di piatti
e chi l’ha avute se le gratti…
cantò il mozzo di Varazze, vedendo che il giovanotto di Voltri incassava una sberla dal padrone.
- E questo lo chiamano Natale – brontolò il giovanotto.
Ma se l’era meritate, perché non aveva dato volta come si deve ai senaletti della randa.
Mangiarono alle undici, tutti insieme. La pastasciutta aveva il cattivo sapore del formaggio stantio; i polpi, invece, ben condizionati con aglio e peperone, rialzarono il morale della gente.
- Bevete, oh – disse il padrone – che almeno non manchi il vino.
Per quel giorno fu vino schietto, non la consueta bevanda metà acqua. Qualcuno, dopo le prime sorsate, parlò della casa, altri raccontarono casi successi in navigazione.
- Andrà meglio un altr’anno – concluse un filosofo.
Baciccia Bagoso, essendosi consolato col bicchiere, fu anche più saggio:
- Contentiamoci così. Che ne sai di un altr’anno?
Il vento, tornando in una raffica insospettata, sbandò il bastimento, mentre le cuciture dei ferzi, alla trinchettina, si schiantavano. Niente vela di ricambio: sfiorire, ricucire, infiorir di nuovo.
Poco dopo, siccome il vento insisteva a sbalzi e le vele, l’alberatura, non davano affidamento, ci fu da terzarolare.
- Almeno lavorando non si pensa ai guai – osservò il medesimo filosofo.
Sul tramonto, preparandosi una notte cattiva, tutti, dopo aver lavorato da bravi, fecero onore alla tonnina con le patate, senza più riflettere che non era un piatto natalizio.
Soltanto il giovanotto di Voltri uscì a sentenziare:
- Non diranno che abbiamo dei vizi, noi.
E prese un’altra sberla.
Anche quel Natale era passato.
Bookmark this on Delicious


0 comments:
Post a Comment