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6.1.10

"Uomini sul mare" di Ugo Cuesta - Lettere di Repetto Fruttuoso - 8

Questo post fa parte di "Uomini sul mare" pubblicato da Ugo Cuesta nel 1938


In un certo tempo della sua vita, l’autore, per un fenomeno di sdoppiamento o altra diavoleria, venne a trovarsi nella pelle ben concia e indurita del nostromo Repetto Fruttuoso, ligure d’origine ma toscano di nascita. Durante tale periodo, l’autore, così trasmigrato e trasformato, scrisse varie lettere all’amico Pippo, e di queste, alcune ora ne raccoglie e stampa.


Caro Pippo,

eccomi dunque a scriverti di bel nuovo dal porto di Marghera dove abbiamo portato il petrolio del Mar Nero. A riguardo del caricamento nel porto di Batum ho solo da dirti che ci allestimmo alla svelta, quantunque il primo ufficiale non se ne intenda tanto e non si voglia mai rimettere a chi è pratico e io scesi a terra una volta sola. Che te ne fai di scendere a terra in quei posti dove non si sa come passare il tempo e i soldi vanno via senza sugo? In Russia c'è una miseria che noi non si immagina e tutti sono a razione ma la gente ha sempre le grinze alla pancia e queste non sono storie perchè io faccio il nostromo e il resto non mi riguarda. A bordo ai vapori russi che vengono all'estero, come per esempio in italia, l'equipaggio se la passa bene e ci sono perfino le donne, ma è per far vedere le cose diverse dalla verità.
Io ti posso dire, caro Pippo, senza entrare nella politica che tanto se ne intende soltanto il primo ufficiale e a sentirlo si capisce che ha sbagliato mestiere e doveva fare il deputato, che qualche disgraziato venuto qua fra i bolscevici col credere di trovarci la cuccagna ora si accorge di avere sbagliato e non chiederebbe altro che di ritornare a casa, proprio come quello che smise di navigare perchè gli era venuta a noia la galletta e poi dovette contentarsi della polenta ammuffita.
Mi diceva il nostromo di una motonave inglese che era a caricare il grano a Odessa e poi venne a Batum per prendere un'ancora, che lo stivaggio del grano medesimo lo fanno le ragazzine e vederle faticare a quel modo fa pietà. Prima o poi prendono la tubercolosi a forza di respirare polvere, col di più che non hanno da cuoprirsi e nemmeno abbastanza da mangiare. Allora, mi diceva quell'inglese, che anzi pagai da bere io, si spiega che parecchi tentino di scappare, però se vengono scoperti li ammazzano sul momento. Difatti proprio sulla motonave che ti ho detto s'erano nascosti quattro clandestini ma ci fu una spiata e salirono a bordo diversi soldati o sbirri che li tirarono fuori uno per uno. Il primo che gli venne davanti, l'ufficiale al comando del plotone lo freddò in coperta con una revolverata, allora si mise di mezzo il comandante inglese col dire che quello era territorio inglese e i soldati dovettero scendere a terra portando via gli altri tre clandestini, ma li ammazzarono tutti sulla banchina. Queste, caro Pippo, sono le belle cose che si vedono e si sanno facendo questi viaggi del Mar Nero e io non te le racconto, puoi immaginare, per metterti le malinconie, che troppe ce ne sono.
Salvo imprevisti si riparte fra tre giorni sempre con destinazione Mar Nero e dopo pare che si vada a portare la nafta in Inghilterra, quantunque siano discorsi accampati in aria perchè poi viene un altro ordine e si va dove ci mandano. Tu che sei pratico di navigazione sai benissimo come succede, qualunque destinazione ci comandino c'è sempre chi ci trova da mugugnare e io domando che cosa ci stanno a fare a bordo questi individui che non ci contentano mai, mentre invece io mi contenterei che gli ufficiali fossero sempre come si deve e rispettosi coi nostromini. O non lo sanno quelli che mugugnano che il navigante è fatto per il bastimento? Loro invece credono viceversa. Che vuoi, Pippo, anch'io avrei piacere di scaricar sempre a Genova per rivedere spesso la bambina e la moglie ma poi penso a chi è senza imbarco e mi contento di tutto, compreso il primo ufficiale, benchè come tu sai se ho delle ragioni le dico e in trent'anni di navigazione non mi sono mai lasciato mettere sotto i piedi da nessuno, salvo quella volta che feci la scommessa di reggere sul petto Cannone che pesava quasi un quintale e vinsi.
Termino informandoti che, dopo essere partiti da Batum, facemmo il salvataggio di un veliero turco che aveva un incendio a bordo. Nonostante il mare grosso la petroliera calò una lancia riuscendo a salvare l'intero equipaggio e fu una contentezza generale perchè turchi o cristiani sull'acqua siamo tutti a un modo e oggi a te domani a me.
Non ho altro da dirti in più che io, siccome ho la coscienza a posto di fare l'obbligo mio, mi trovo abbastanza soddisfatto del trattamento e soltanto ci vorrebbe un pò più di soldi ma passiamoci sopra come ti ho detto per via del peggio e credimi con tanti cari saluti

Tuo aff.mo
Repetto Fruttuoso
nostromo.



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