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16.2.10

"La terra dei fossili viventi - Viaggio in Australia" di G. Descalzo - Un'avventura a... Brisbane

Questo post fa parte di "La terra dei fossili viventi - Viaggio in Australia" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1938

Molti australiani di quelli che appena hanno raccolto il gruzzolo bastante si mettono in cammino sugli itnerari combinati dalle compagnie di viaggio per compiere un succinto giro del mondo e tornano, dopo sei mesi o un anno, a riprendere la loro attività dal’inizio, per nulla turbati dal trovarsi senza il comodo capitaluccio gelosamente guardato da quasi tutti gli altri lavoratori, quando accennate loro al Queensland vi sapranno dire ben poco di questo nordico.
La preoccupazione di dare un’occhiata circolare al mondo li rende indifferenti molto spesso sul meglio che possono trovare in casa propria ed è quindi con grata sorpresa che quando oltrepassata la Baia di S. Elena o di Moreton, tra due scheletriche isole basse, infilato il canale di Brisbane, vi stupite di scoprirlo assai più notevole di quanto vi è stato descritto.
Sole alto e caldo ma non afoso. Il Queensland, delle sue 670.000 migliaia quadrate di territorio ne ha più della metà nel tropico. Sponde basse e paludose all’inizio: odor di pattume sgradevole, mas alla prima svolta del canale la scena cambia, le villette spessiscono e diventano ad ogni chilometro più ricche e civettuole. Si reggono molto spesso su alti pali staccandosi dal suolo per essere ben arieggiate; hanno a pianterreno rimessa per auto e motoscafo, due veicoli indispensabili per correre in città e provvedere agli affari nella campagna. Gli imbarcatoi sono tanti quanto le case e formano come una decorazione tra le due rive del canale che avanza sempre più vario.
La nave svolta ai piedi di una collinetta. Case gaie tra parchi densi di verde; sul fondo una chiesa col campaniletto simile a quello delle nostre colline. Ci accoglie, questo particolare nuovo, con ben diverso saluto dagli altri litorali australiani, dandoci l’illusione un paese latinizzato. Tutto il personale libero di bordo, marinai e passeggeri, si godono la sfilata come una cinematografia serena di un documentario ricco di suggestioni.
I marinai soprattutto, a una nuova svolta si danno la voce, indicano sopra una gibbosità un grande edificio, fissano l’altura, attendono un’apparizione che non può tardare. Appena la nave si avvicina, l’edificio spalanca le finestre, corrono sui prati circostanti sciami di ragazze e di suore, un sacerdote scala l’altura, spiega una bandiera e la issa sull’antenna ai piedi della quale sosta a levare le braccia in una esultanza di saluti affettuosi che suscitano a bordo voci di rimando, altri saluti, agitar di fazzoletti e di bandiere. Ogni mese, l’arrivo atteso della nave italiana, rinnova questa emozione nel collegio, che si riflette su tutto l’equipaggio il quale intravvede, forse per la prima volta dopo la lunga traversata, un segno di accogliente e unanime cordialità, e approda a Brisbane come in un porto casalingo.
Sapremo più tardi che il sacerdote affrettatosi ad alzar la bandiera è l’arcivescovo Mons. J. Duhig, che il collegio è una delle più ricche istituzioni cattoliche dove, in omaggio al centro della propria fede, si studia l’italiano e si considera l’arrivo di una nave dalla terra di Roma come una visita di affratellamento, e questa testimonanza sarà tra le più confortanti per chi non ha mai saputo considerare estranei i valori della fede nè li ha mai divisi e trascurati nello scambio dei rapporti con l’umanità.
Stiamo ora attraccando, proprio nel centro di Brisbane che dalla nave appare varia, serena e spaziosa sulle curve del limpido canale già traversato da comodi ponti e rigato da navi traghetto che facilitano il suo traffico sempre più intenso, di capitale d’uno Stato di cui non è facile prevedere lo sviluppo futuro.
La città data appena dalla fine del 1823 e ha origine anch’essa dalla necessità di fondare nuove colonie penali per popolare lo sterminato continente. Oxley, esplorando la baia di Moreton, per incarico di Brisbane, governatore succeduto a Macquarie, nel cercare una sede adatta al penitenziario, incontra un naufrago, certo Tomaso Pamphlett, completamente disorientato sul punto geografico ove si è sperso e in piena armonìa da quasi un anno con gli indigeni. Grazie alle informazioni di costui, l’esploratore sospende le ricerche e fonda la colonia battezzandola col nome di chi l’ha mandato.
Poco più di un secolo fa il fiume era dunque ancora ignoto e ora nelle sue anse si sviluppa una capitale con 350 mila anime, sempre più in espansione, sempre più in fermento.
Ammainata la scaletta, non è più possibile divagare; la nave è invasa letteralmente da italiani, giornalisti, visitatori, curiosi, qui più che altrove ansiosi di conoscere dalla viva voce notizie e informazioni sull’Europa, sul mondo del quale sono agli antipodi.
La boina basca, così comoda in viaggio perchè si può ficcare in tasca e dappertutto, è scambiata da un fotografo assetato di novità per il “berretto di Mussolini” e bisogna ad ogni costo calcarlo e lasciarsi fotografare tra gli intervistatori proprio con quel copricapo. Inutile sfatare la leggenda di un giornalista in missione ufficiale; è mai possibile arrivare a Brisbane soltanto per il gusto di bighellonare? Qualche intelligente però non solo presta fede alle proteste della vittima, che asserisce di non avere alcun compito politico, ma si spinge a indagare con fiuto poliziesco, tentando avere informazioni sul rilascio del suo passaporto che non esiste. Che razza di mistificazione è avvenuta? C’è un po’ d’allarme segreto; il commissario deve far vedere il ruolo dell’equipaggio dal quale risulta che l’atteso giornalista è… operatore cinematografico di bordo. Propro così, e l’intelligentone che non l’ha bevuta, crede potersi beffare dei colleghi. Però gli viene un dubbio. Se questi dannati giornalisti europei!…
Felice d’essere sfuggito ai più esigenti, imbocco Queen street e cominciò ad assaporare la gioia della libertà nella città nuova, giocherellando allegramente con la posta a ventaglio tra le dita, quando un cortese passante mi chiede gentilmente se cerco qualche cosa:
- La buca d’impostazione per queste lettere…
Si tratta di un uomo sulla quarantina. Ha fatto la guerra sui campi francesi e si scusa di parlare quella lingua “come una vacca spagnola” (siamo dunque fratelli). Ha gentilezze e cortesie che lo rendono il compagno ideale. Si tratta di un cagnotto o di un curioso? L’avventura mi diverte e abuso subito subito del servizievole compagno il quale ogni tanto si tradisce proprio a causa della lingua con domande imprudenti. Bene, bene. Ma non lasciamo scorgere d’aver inteso, è troppo allegra.
Il riposo di bordo ma ha messo addosso la smania di camminare, di sgranchirmi e il poveretto tien dietro con buona volontà offrendo ogni tanto da bere per aver modo di fare una sosta.
E’ l’interprete ideale all’ufficio turistico ove saccheggiamo mappe, fotografie e opuscoli. Brisbane ha un bellissimo palazzo di città con un’alta torre che domina tutto il centro: bisogna scalarla caro amico, un po’ per la mania di toccar tutte le punte più acute ma soprattutto per conoscere il plastico autentico e la struttura della capitale.
Tra rassegnata ed entusiasta la guida s’affretta a soddisfare tutti i desideri. E’ veramente il prototipo degli australiani per la gentilezza. Il salone del palazzo di città è tra le costruzioni più ricche ammirate in Australia: ciò lo lusinga molto e la torre è veramente l’osservatorio ideale per abbracciarne con uno sguardo la chiara fisionomia.
- Vorrei visitare ora la più grande libreria. – Ecco ampie vetrine, altissimi scaffali. “E il settore dei libri italiani?”. La guida traduce impacciata. Due o tre commessi si spostano mentre sfoglio ricche pubblicazioni illustrate. Parlottano tra loro alle spalle, si fanno segni evasivi, imbarazzati. Ma che domande sono queste? Chi ha mai pensato che gli italiani stampino dei libri? Si potrebbe anche tradurre. Arriva finalmente un “Lucrezia Borgia” di non so più che autore inglese che d’italiano purtroppo non ha che quel nome.
Avvilito, il compagno tenta scuse inciampando più che mai nel suo francese. Lo ferisce una domanda, che per quanto bonaria, non può non essere amara: “E’ la nostra cultura che nonriesce a farsi strada o è l’ignoranza altrui che la misconosce? Solo per fare una speculazione, almeno le opere di Pirandello, premio Nobel, dovrebbero rimpinzare le vetrine!…”. Il singolare compagno è diventato amico. Ne sa ormai fin troppo sul mio conto. Tra i pistolotti dei giornali australiani, il suo sarà il più vero e sincero oltre che lusinghiero.


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