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16.2.10

"La terra dei fossili viventi - Viaggio in Australia" di G. Descalzo - Rivalità d'altri tempi

Questo post fa parte di "La terra dei fossili viventi - Viaggio in Australia" pubblicato da Giovanni Descalzo nel 1938

Occorre un notevole sforzo, dopo che si è bighellonato da un estremo a l’altro di Melbourne e si è tentato inutilmente di abbracciarla con un unico sguardo anche salendo nel suo cielo, per immaginarci che solo nel giugno del 1835 Batman sia venuto per primo a riconoscere queste terre come sede ideale di un nuovo paese. Provvisto di paccotiglie per sedurre i nativi, l’acquisto del terreno è stato immediato e facile; Fawkner lo seguì dopo pochi giorni, risalì l’Yarra che ora scorre placido e fresco come il suo nome quasi al centro della metropoli e benchè il governatore Burke, nemico dei troppi frazionamenti nella nuova colonia d’Australia li proclamasse fuori legge, solo un paio d’anni dopo ottennero che venisse proprio lui a consacrare la fondazione del nuovo centro.
Lo sviluppo di Melbourne è stato rapidissimo e l’oro trovato nelle vicinanze fu ottima esca. Nel 1851 la città si svuota per la febbre della nuova ricchezza. Vi rimangono solo le donne che cessano di litigare tra loro per unirsi e proteggersi. Botteghe, navi, fattorie sono abbandonate dagli stessi proprietari. Anche la polizia diserta; ogni cosa quadruplica di prezzo; si proclama una effimera repubblica del Vittoria quando i cercatori d’oro rivoltosi si organizzano contro il sistema di tassazione e intanto i più furbi trafficano, commerciano, impiantano aziende e industrie per trarre guadagni effettivi dal disordine della nuova ricchezza e degli improvvisi possessori d’oro.
Melbourne, subito alla nascita non vuol saperne di Sydney e delle sue beghe di faticoso assestamento, non vuole inquinarsi con gli ex forzati e avere il governo a tre settimane di cammino per cui lotta presto per il distacco, impone un visto per vigilare la provenienza e la qualità degli emigranti, seleziona, e inizia le lotte protezioniste per lo sviluppo delle proprie iniziative. I separatisti si burlano delle elezioni col proporre a propri rappresentanti il Duca di Wellington, Lord Bougham, Lord Palmerston, Lord Russel e Sir R. Peel, riuscendo nell’intento di governarsi da soli. Fedele a questo principio, che presto diviene di supremazia, la città nel 1855 manda una petizione alla Regina per essere nominata capitale d’Australia e due anni dopo Sydney, nel 1853, fonda la sua università che tende subito a distinguerla dandole un carattere scientifico e letterario.
Per definire e stroncare una volta per tutte le dannose gelosie e le rivalità fra le due metropoli, la Confederazione nata nel 1901 pensò subito di eliminare ogni causa di dissidio, creando un centro con esclusiva funzione di capitale totalmente indipendente dagli altri stati costituiti. Comprate 300 miglia quadrate di territorio dalla Nuova Galles del Sud appunto ai confini del Vittoria, appena entratane in possesso nel 1911 fondò la città di Canberra, agglomerato di bianchi palazzi governativi su ampie strade alberate, tra quieti giardini. Trasferiti da Melbourne tutti gli uffici del governo federale nel 1927, ha avuto inzio la vita ufficiale del centro burocratico che avrà sì e no una popolazione di 5000 abitanti.
Prosperata nelle coraggiose intraprese e tra le speculazioni intelligenti e fortunate, si può riconoscere a Melbourne il carattere aristocratico al quale tese, rispetto alle capitali consorelle di questo continente. Non è possibile disgiungere a questa compiutezza e a quest’ordine stabile una certa compiutezza e a quest’ordine stabile una certa compunzione e motonia, ed è appunto ciò che ha risalto qua e là nelle ordinatissime propaggini della metropoli ove le istituzioni religiose, - e in particolare le sessanta e più confessioni protestanti corse dietro ai primi migratori – godono di privilegi su splendidi territori accapparati oculatamente, dando un grigio carattere puritano anche a l’atmosfera. Se ci si curva a una fontanella pubblica, non si potrà fare a meno di leggere il nome del donatore che si è eretto un monumentino perenne con la propria calcolata generosità e anche queste inezie sciupano l’entusiasmo.
Lasciando la bella capitale del Vittoria ove tutto è così lustro, nuovo e moderno, c’è davvero da stupirsi se si incontra al porto l’Edina, un piroscafo che non sarà tolto dalla sua linea Melbourne - Geelong se non con rammarico. Crediamo anche noi che debba essere la più vecchia nave ad elica se è vero che fu varata nel 1854. Trattandosi di un primato… mondiale, coi suoi 83 anni suonati, la solida carcassa scozzese che nelle due collisioni avute in giovinezza con navi assai più grandi non ha avuto danni irreperabili, sarà degna di un particolare museo.
Ripresa la navigazione, un incidentale riscontro geografico ci offre materia di riflessioni. Port Phillip, golfo esteso come un piccolo mare interno dal quale si deve uscire per metterci in rotta, con le coste brumose e quasi invisibili, favorisce le riesumazioni. Se l’Inghilterra avesse amoreggiato in altri tempi con la Francia, come fece quando trattò di allearsela contro l’Italia, probabilmente non sarebbe del tutto scomparso anche l’altro nome di Talleyrand dato a queste acque da Baudin, spedito nel 1802 da Napoleone alla ricerca di nuove terre.
In Australia sussistono ancora pressochè tutti i nomi olandesi come già abbiamo visto, ma sono stati scrupolosamente banditi e cancellati quelli francesi. Sarebbe persino difficile oggi, servendosi delle sole carte tracciate da Baudin nel suo diligente viaggio di scoperta, raccapezzarsi sulle coste del continente. Chi ritroverebbe la terra di Napoleone, il golfo Bonaparte, Capo Montaigne, la penisola Cabacères, l’isola Giuseppina, le Laplace o anche la baia di Talleyrand?
Baudin, preceduto o seguito gelosamente dagli inglesi fu tenuto d’occhio ovunque navigasse o approdasse. Flinders, che fu l’antagonista più oculato, dopo aver fatto il giro dell’Australia, quando si apprestò a tornare in Inghilterra, dovette trattenersi alle isole Maurizio dove il governatore francese trovategli carte e documenti di cui occorreva vagliare l’interesse, lo trattenne piuttosto a lungo. Quando fu rilasciato trovò che in Europa il libro del Baudin coi nomi francesi era già uscito e d’allora la calunniosa campagna inglese per dimostrare che i documenti erano stati copiati non ebbe più fine. Soltanto nel 1910, quando non metteva più conto d’inquietarsi sulla sorte dell’Australia, E. Scott ha reso giustizia dimostrando che ambedue i viaggi erano originali.
Gli inglesi avevano fondate ragioni per preoccuparsi della Francia all’epoca della colonizzazione d’Australia. Ovunque erano stati preceduti dai francesi cui è dovuta originariamente la scoperta compiuta dal naufrago Binnot di Gonneville nel 1503. Jean Parmentier nel 1523 vi aveva fatto un viaggio e lo stesso Cook non fece che seguire le loro orme.
Nel tempo che era un buon mestiere piratare nelle Antille le ricche navi spagnuole, William Dampier decise invece di volgere la sua attività contro gli olandesi non meno ricchi e prosperi, e si diresse verso le loro colonie dando a l’Inghilterra l’onore di scoprire per suo conto il continente nel 1688. Tornato in patria infatti e pubblicato un racconto dei suoi viaggi, il pirata fu eletto esploratore e rinviato al comando del Roebuck sulle coste australiane. Capitò questa volta nei tratti peggiori e finì per scoraggiare le imprese che sarebbero seguite dichiarando che gli indigeni erano il popolo più brutto e miserabile del mondo, forse per riprendere la propria libertà d’azione e continuare il suo originario mestiere. S’associò infatti a due corsari che avevano intenzione di vivere ai danni del commercio spagnolo nel Sud America e le sue avventure è probabile che tornino a interessarci qualche altra volta.
Cook, cui l’Inghilterra e la Australia elevano incensi di gloria ben meritata, fu in definitiva il miglior relatore. Benchè Bougainville navigasse nei mari vicini due anni prima di lui, e Marion du Fresne, poi trucidato dai maori, due anni dopo, fu grazie al suo viaggio che l’Inghilterra fissò meglio lo sguardo nella nebulosa australiana e incominciò a intrapenderne il possesso, determinando geograficamente la terra degli antipodi. Torneremo ad occuparci del suo viaggio mascherato da crociera scientifica e degli ordini segreti dell’ammiragliato anche per accennare a La Perouse giunto con solo otto giorni di ritardo a Botany Bay sull’arrivo del Cap. Phillip incaricato di fondare la prima colonia.
D’Entrecasteu visitò la Tasmania nel 1792; nella Nuova Zelanda, l’avventuriero Thierry e una spedizione francese, fecero correre preoccupati gli inglesi a proclamare che non avrebbero riconosciuto i diritti di nessuno, e non li avrebbero tollerati se non come coloni; in fretta e furia, una volta ancorati all’Australia, per evitare le sorprese, furono mandati messi a stabilirsi nei futuri possedimenti perché fosse ben visibile da un capo all’altro del continente e nelle isole vicine e lontane la bandiera britannica.


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