La fama di storditi e imprevidenti che una letteratura romanzesca facilona ha creato intorno ai marinai e ai naviganti in genere, in quest’epoca di revisione e di aderenza alla realtà, è anch’essa una delle cose da demolire. I sognatori tra i naviganti esistono in numero così limitato che potrei dire di non averne ancora conosciuto. Ci sono, sì, tra gli ufficiali, taluni che si son cacciati al mare anzichè alla ragioneria, per la suggestione dei viaggi, ma se la vocazione non s’è manifestata in pieno, dopo le prime si sono affrettati a trasformare il titolo dell’istituto nautico e han fatto buona ammenda rientrando nei loro ranghi. Chi è rimasto, anche se talvolta ha qualche rimpianto e si rammarica del supposto errore, presto o tardi aderisce alla professione senza incertezze.
Parliamo però dei naviganti di bassa forza, giovinotti e marinai di coperta, piccoli di camera, camerieri, cuochi, artigiani dalle cento mansioni indispensabili in quella fucina che è oggi la nave, arruolatisi con volontà di lavoro e spirito di sacrificio adseguato a chi sceglie la via del mare. Costituiscono essi la grande massa ed è dalle loro file che i facili romanzieri traggono gli eroi delle zuffe di taverna, gli eroi prodighi e spenderecci che tornano a casa con la bocca amara di delusioni e la borsa vuota aggravata da qualche debito per saldare il quale riprenderebbero la loro vita errabonda. Se non sono ancora del tutto spariti i tatuaggi dalle loro braccia e dal petto, ultima testimonianza di servilismo ai vecchi contrassegni dei naviganti, cerchereste inutilmente le cicatrici delle coltellate e delle ammaccature classiche. Data un’occhiata alla lista degli anticipi in moneta straniera, prelevati dal Commissario durante tre mesi e più di navigazione, potrete sbalordire trovando che il tipografo vi figura con tre sterline e il pennese con… cinque scellini: massimo e minimo abbastanza dimostrativi!
La severa disciplina di lavoro creatasi a bordo e la necessità di perfezionare sempre più gli equipaggi, fa sì che il navigante fra scuole di lingue e corsi nautici, biblioteca ed esercitazioni pratiche culturali e sportive, non riesca più ad impigrire nell’inazione durante le ore libere, sopratutto in navigazione. Rimangono le soste nei porti, facilmente colmate con le licenze in quelli nazionali e piuttosto vuote in quelli stranieri, ed è appunto su queste che indugeremo.
I provvidi pastori protestanti, allarmati sul supposto traviamento di una massa tanto numerosa di umanità, con la mente addottrinata dallo sperpero delle pagine romanzesche, decisi a salvare tutte le anime ad ogni costo, si sono posti a studiare il problema con tale fervore e così appassionato spirito missionario, che mette conto dare un’occhiata a quanto sono venuti organizzando a tutto beneficio dei marinai, istituendo nei porti principali apposite case di ritrovo e di ricreazione.
Fanno loro concorrenza o li fiancheggiano, altri individui anonimi, piccoli speculatori isolati, riconoscibili strumenti di pubblicità di questo o quel locale, che si presentano a bordo offrendo un “Cicerone” prezioso, secondo loro, specie per i novellini che non saprebbero come occupare il tempo a spendere la paga.
A Brisbane ce ne è stato offerto uno, scritto quasi in Italiano. Consultiamolo un po’: “Benvenuto agli ufficiali e marinai che visitano Brisbane. Si volete divertirve Carlton Cabaret offre musica esotica e dance fascinante. Duncalfe, esperti tagliatori, vestiti su mesura, il migliore negozio per abiti de uomo, camici, calsette, cappelli, si parla francese. Ogni conoscitore di vino vi dirà che i vini Penfold’s sono i migliori. La farmacia Delahunty è la farmacia del marinai, materiale fotografico. Visitate Astoria Café, colatione, pranzo, cena. Prendete un lughetto per la lotteria Golden Kaskett, anche tabaccaio e barbiere. Bevete solamente la birra Castlemaine, la migliore della cettà. Ed ora per una bella notte a terra, visitate li miglior salone per balli Trocadero – Uhl e Son, il negozio dei marinai. La migliore cantina da vini Jeff’s Jeff’s, gli migliori vini dell’Australia. Paris Café, la migliore cucina….”.
Segue il programma degli spettcaoli e infine: “Cattedrale di S. Stefani, Elisabeth street, la Santa Messa è celebrata alle 7 e alle 8,25”. (Non si dimentica nemmeno che gli italiani sono cattolici). Si conclude poi con un: “Visitate la missione dei marinai… Benevenuto a tutti”.
Il “Cicerone” come abbiamo letto è informatissimo, con gli indirizzi precisi, utile per le sue confidenze e i suoi consigli.
Accettiamo dunque l’ultimo e avviamoci alla Missione dei marinai. Giunti in prossimità del luogo indicato, assai vicino alla banchina, ci orienta un frombolare nell’aria di musica agitata. Unito lasciapassare per essere ammessi è: “Marinaio, imbarcato sulla “Remo”” (o chissà dove, purchè si tratti di una nave di cui è accertato l’arrivo, poiché l’esclusione degli intrusi dovrebbe essere assoluta essendo anche questa una garanzia per la tranquillità dell’organizazione che potrebbe dunque troppo facilmente degenerare).
Il salone da ballo è affollatissimo. Tra i marinai autentici, ad osservar bene, nonostante il severo divieto si può scorgerne qualcuno posticcio che ha imparato il trucco. Si tratta però in generale di autentici cuochi di bordo, camerieri, sguatteri, tutti lustri e rasati, irriconoscibili nell’abito di uscita, i quali sgranocchiano pasticcini e sorbono tè servito da un gruppo di signorine che si prodigano a offrire gentilmente e tornano alla carica sorridenti, con insistente cortesia. Tutti devono accettare e non aver timidezza, sentirsi in famiglia insomma.
Il ricevimento l’han preparato loro, i dolci sono un loro regalo, sono loro a servire, loro pronte per il ballo tra un panino e l’altro, cordiali e gaie. Hanno ascoltato dal pulpito del tempio l’invito a sacrificarsi per la redenzione di quei traviati giramondo che vivono sulle navi e lo slancio caritatevole non potrebbe essere più entusiasta. A osservarle sulle sedie lungo le pareti, poco ciarliere ma attente a chi può chiedere il loro intervento, si possono davvero scoprire dei tipi che hanno preso sinceramente a cuore la loro missione e la cui femminilità si lusinga di esporsi per un compito così nobile, tra gli ignoti stranieri che questa sera son qui e fra un mese saranno agli antipodi, e ai quali sono liete di esser prodighe di sorrisi e di cure. In generale, com’è ovvio, si tratta di zitelle del classico tipo inglese, ma la grazia delle giovani, civettuole, rompe la loro acidità e rende tollerabili anche le peggiori.
Un vecchio, tipo di custode-portiere o sacrestano laico, passa in giro a raccogliere le offerte di chi è venuto a passar la serata in compagnia. Non c’è obbligo, è vero, ma Dio mio, lui che non si diverte più a queste scene, deve pur essere compensato delle noie e della responsabilità, e la Missione ha pure delle spese anche se le ragazze pensano a tutto e dei preziosi involtini di cui hanno le mani ingombre all’arrivo, restano cospicui residui!
L’esperienza dei navigati, si rivela a una cert’ora quando avviene il cambiamento di programma. Apppena si sussurra che la sala da ballo sta trasformandosi in chiesa protestante, gli ammaestratissimi marinai hanno già manovrato in modo d’essere prossimi a l’uscio e con l’aria più sorniona del mondo si squagliano lasciando nelle maglie i pesciolini inesperti. Rimane solo qualche timido, il solito novellino, i pivellini arrivati di fresco e i falsi naviganti dall’aria compunta, che si sono introdotti di frode con ben altri scopi.
E’ proibitissimo uscire con le ragazze. Si conta sull’ignoranza della lingua per prevenire le intese extra missionarie, ma la quattro parole per fissare l’appuntamento, chi più chi meno le ha già imparate e alla prossima svolta della strada, con la notte compiacente, si può avere la soddisfazione di accompagnare a casa o ai giardini la gentile compagna di ballo che ha adempiuto a tutti i suoi obblighi religiosi attardandosi fino al termine delle preghiere rituali in comune.
Australia, gaia terra di cameratismo, non è difficile come capire come, sopratutto i giovani marinai ti amino, sognino e prediligano, nei loro obbligati e difformi itinerari, fra tutte le terre dei loro approdi, se anche i suoi pastori tengono conto dei bisogni di svago che sogna chi vive a lungo nelle solitudini oceaniche!
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